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WinePeople Talent Martedi 30 Marzo 2021

Quando la vera perfezione è vivere. Cadiamo perché sappiamo rialzarci!

Come allenare la capacità di non indietreggiare mai e rialzarsi, non facendosi fermare "dalla perfezione".

di Cristian Fanzolato

Quando pensiamo alla perfezione pensiamo a qualcosa che non ha errori, che non ha difetti, sicuramente immaginiamo qualcosa di impeccabile.

Quanto conta la perfezione nel lavoro? Ci facilita o ci ostacola?

Sicuramente in alcuni lavori, in alcune mansioni e anche in alcuni aspetti di queste stesse attività è necessario puntare alla perfezione, intesa come “senza errori”. È indispensabile ottenere un risultato “senza lacune” per un chirurgo quando opera, lo è per un pilota di aereo in fase di atterraggio o per una ginnasta al campionato mondiale.

Possiamo dire che la perfezione è correlata in senso positivo all’obiettivo, più “delicato” e importante è il compito richiesto, ovvero più inaccettabile è l’errore, maggiore la perfezione necessaria.

Eppure anche nei lavori di precisione è sempre presente un margine di errore tollerabile, margine più o meno grande, ma presente.

Quello di cui vogliamo parlare oggi però è un altro aspetto relativo alla perfezione.

Perfetto deriva dal latino perfectus, perficĕre «compiere», per-facĕre ossia «fare». Quindi la perfezione di cui parliamo sta nel portare a compimento, nel fare, nel non fermarsi. Nell’andare fino in fondo, nel trovare sempre un nuovo modo per ripartire.

Il nostro è un percorso di crescita, dove la vera meta, quello che “dobbiamo compiere”, non è relativa ad uno specifico lavoro, ma “all’opera” della nostra vita.

Non c’è quindi un reale “arrivo”, ma un continuo divenire.

Non dobbiamo quindi temere l’imperfezione, se la intendiamo come presenza di errori, perché la cosa che conta è non mollare.

La vera imperfezione sta nel farci sconfiggere da possibili, momentanei fallimenti.

Certo è importante saper riconoscere i propri limiti, capire dove possiamo migliorare e sfidarci per crescere. In questo la ricerca della perfezione può essere un grande stimolo. In altri termini dobbiamo evitare di far diventare la tolleranza dell’imperfezione il nostro alibi per giusticare uno scarso impegno.

La perfezione è anche un valore, per molti e per molte aziende e luoghi di lavoro può essere un valore molto caro. In questa accezione diventa ancora una volta una spinta per la nostra motivazione, ma vediamo, perché può diventare un ostacolo al nostro progresso.

Il nostro focus deve essere quello di continuare ad andare avanti, non “essere perfetti”, “ossessionati” dal non sbagliare. Quest’ultimo atteggiamento infatti rischia di bloccarci.

La perfezione nel senso in cui la viviamo nel lavoro rimanda ad un'immagine di staticità, qualcosa che meglio di così non potrebbe essere. Questo però è in netto contrasto con “l’essere umani”, con la vita stessa.

Dobbiamo comprendere che “l’incompleto”, l’errore sono naturali, la vita in sé è movimento, è dinamicità. La vita stessa non è mai ferma. Non è mai statica. Quindi la perfezione non è possibile, in quanto nulla è mai come un attimo prima. Questo significa che non c'è qualcosa che può essere assolutamente perfetto, perché in ogni attimo le cose cambiano, noi stessi cambiamo e così il nostro ambiente.

Se le cose cambiano significa che quel che ci sembrava “indispensabile” o “giusto” in un determimato momento, potrebbe non esserlo poco dopo.

Ecco che perfezione significa compiere, significa fare, vuol dire avere questo continuo moto di miglioramento. Un moto di rivoluzione naturale come per la Terra.

Fare questo continuo percorso di crescita, consapevoli che si possono sbagliare le direzioni, si può cadere, si può fallire un obiettivo, ma non fermarsi.

Qui torna un argomento di cui abbiamo parlato negli ultimi articoli, la costanza.  Il cui più grande nemico in assoluto è proprio la perfezione-il “senza errori”.

La nostra incapacità di accettare la naturale imperfezione del nostro percorso di crescita è il nostro nemico più grande.

La vera forza invece sta nel rialzarci a fronte di piccoli o grandi fallimenti.

Non hai rispettato il tuo ambizioso piano settimanale? Fregatene: oggi rialzati e riparti da dove eri caduto.
Quello su cui ti devi focalizzare è proprio quella capacità di ripartire ad ogni imperfezione.

Impara a rialzarti ad ogni caduta, ma soprattutto impara a farlo il prima possibile.

Se non ti rialzerai subito, farlo più avanti sarà sempre più difficile e arriverà un giorno in cui semplicemente non crederai più di esserne capace.

Ricorda solo una cosa: la vera perfezione è vivere, è fare.

Rialzati anche se non ti senti motivato.
Rialzati anche se le condizioni non sono quelle giuste.
Rialzati anche se hai paura di ricadere.
 

«Un uomo che conta su se stesso, può contare anche sul sostegno dell’universo»
Ralph Waldo Emerson