IL PRIMO MAGAZINE ONLINE ITALIANO
PER ORIENTARTI NEL MONDO DEL VINO

Iniziative Wine Meridian Giovedi 25 Giugno 2020

Il pericolo peggiore è la paralisi

In una fase così difficile le preoccupazioni sono legittime ma le imprese che oggi decidono di non investire in nessuna direzione e si paralizzano sono quelle che faranno più fatica a riprendersi.

di Astrid Panizza

Nell'ultimo Webinar di Wine Meridian: Mercato del Vino le possibili risposte post Covid-19, abbiamo parlato del futuro del vino italiano dopo il periodo emergenziale e delle possibili soluzioni da attuare grazie ai nuovi scenari legati al mondo del vino. E' necessario fare uno sforzo per non rimanere fermi in una situazione che rischia di generare una paralisi. 

Per quanto riguarda il mercato del vino italiano nel mondo - come riportato dall’Osservatorio Vinitaly/Nomismanonostante il calo di vendite di aprile, complessivamente vediamo ancora nei primi 10 paesi importatori che valgono circa il 50% dell'export italiano, un incoraggiante 5,1% in più rispetto all'anno scorso e questo testimonia come l'inizio dell'anno sia partito molto bene. Lo spirito con cui i mercati si stavano aprendo testimonia il buon lavoro fatto in questi anni e sarebbe pericoloso dimenticare questo aspetto perché rischieremmo di perdere opportunità in chiave introspettiva. E' giusto, infatti, vedere le performance positive evidenziate da mercati come Stati Uniti e Canada, che storicamente rappresentano un mercato chiave per i vini italiani.

Registriamo comunque un calo del mese di aprile, che rapportato al mese di aprile 2019 segna una percentuale del -7%. L'unico incoraggiamento viene dal confronto con la Francia che perde molto più di noi, raggiungendo un valore del -22% almeno nei primi 10 mercati top a livello mondiale. Questa differenza tra noi e la Francia è storica nelle fasi di crisi dove la nostra maggior flessibilità e rapporto tra qualità e prezzo ci ha spesso agevolato in tempi di crisi rispetto alla legittimità di certe denominazioni francesi.

E' interessante vedere che nonostante la forte crisi, l'Italia ha guadagnato quote di mercato, in particolare in zone come la Svizzera e gli Stati Uniti dove si sono apprezzati incrementi tra il 3 e il 4%. Questo testimonia che il vino italiano è rimasto in crescita negli ultimi anni a livello globale. Le previsioni dei principali osservatori economici, inoltre, testimoniavano come l'Italia fosse tra i paesi che, prima dell'emergenza, stavano conquistando notevoli mercati. Se dovessimo quindi fare una previsione realistica, è probabile che questo 2020 si concluda a livello di volumi di consumo non troppo distante da quello dell'ultimo biennio. Sicuramente l'impatto più negativo lo avremo sui valori, che stanno diminuendo sia per una minor capacità di spesa dei cosnumatori, sia perché nel canale aperto dell'off-trade sono stati privilegiati i prezzi standard e meno i vini premium. 

Anche negli Stati Uniti abbiamo visto una grande crescita nella gdo che da marzo ai primi di maggio ha visto una crescita del 30% in particolare nella fascia di vini tra gli 11 e i 20 $, settore maggiormente presidiato dai vini italiani per un aumento complessivo dei consumi. 

Il mercato cinese è interessante come lettura dati, in quanto primo Paese uscito dalla pandemia. La Cina ha visto come consumatori tradizionali quelli abitudinari e fedeli al vino, su una base di 52 milioni di consumatori. In Cina ha proseguito anche durante la quarantena il consumo di vino tra i Millennials, segmento chiave di 30 milioni di persone nate tra l' '81 e il '96 che vedono nel vino il consumo all'europea, con un consumo easy e trendy, in questi mesi tramite tastings online. Questo è un tema su cui dobbiamo riflettere per costruire l'immagine del vino italiano più attrattiva anche per questa tipologia di consumatori.

La cosa che riteniamo fondamentale ora è quella di non perdere la fiducia perché l'economia è condizionata dagli umori e bisogna cercare di puntare sui dati positivi rispetto a quelli negativi. E' fondamentale una selezione di mercati mirata.

La diversificazione, inoltre, è una strategia fondamentale per tutte le aziende, ma senza svendere il proprio prodotto, classica reazione dettata dalla paura. Bisogna riuscire a rendere il proprio brand più riconoscibile. Tutte le crisi, infatti, hanno evidenziato che a resistere meglio sono stati i brand con maggior reputazione e ciò sta avvenendo anche oggi. Agire, lavorare e investire nella propria riconosciblità rimane la strategia migliore. Chi si ferma ora rischia profondamente di non poter più uscire da una situazione di grande difficoltà. Non è da sottovalutare, inoltre, la formazione, uno degli strumenti strategici per aumentare le proprie competenze e capire come muoversi per interpretare dati e costruire nuove relazioni commerciali. Anche la comunicazione è fondamentale per accrescere dinamismo e digitalità, senza dimenticare la rete di impresa. Mai fermarsi quindi, per una ripresa che sia più forte di prima.

 

Per entrare nel circolo Wine Meridian clicca QUI 

1