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The Wine Village Martedi 06 Ottobre 2020

In ogni azienda del vino serve un Custode del fuoco

Chi sono gli abitanti di The WINE Village? Il nuovo progetto dedicato al mondo del vino per esplorare le competenze dei nostri team.

di Lavinia Furlani e Alessandro Rinaldi

Immaginiamo le nostre aziende del vino come dei piccoli villaggi. Perchè ogni gruppo di lavoro che si trova a conviverci, anche in modo transitorio, è una piccola comunità, con i suoi abitanti e le sue figure caratteristiche e riconoscibili.Sapere quali sono le competenze che ci servono in un team, capire cosa dobbiamo saper fare ci può dare spunti innumerevoli per progettare il presente e il futuro delle nostre aziende del vino. 

Chi sono quindi i “personaggi” di THE VILLAGE e che cosa rappresentano?

Oggi vi presentiamo il Custode del fuoco.

Se dovessimo immaginare che ogni comunità è come un individuo e che, come tale, ha i suoi organi interni, potremmo dire che i valori sono il suo cuore, il nucleo profondo da cui scaturisce la sua identità. Nel villaggio, a presidiare quest’area centrale è il Custode del fuoco.
Il Custode del fuoco protegge quindi la tradizione e lo spirito del villaggio, ponendoli come entità al di sopra delle persone. Uno degli aspetti che gli sta più a cuore è il legame che il villaggio intrattiene con la natura e l’ambiente circostante. Se non c’è armonia con la natura, se la sua bellezza non rimane a disposizione di tutti, se non viene rispettata e valorizzata allora anche la salute del villaggio si degrada e con essa si corrompono in modo sottile anche i valori e lo spirito. Ogni comunità è sempre inserita in una comunità più ampia e deve tenerne conto, pena la perdita dell’equilibrio dell’ecosistema generale.
 
Il Custode del fuoco pone come priorità l’equilibrio dell’ambiente in cui le persone vivono, lavorano e si relazionano. Se l’ambiente in cui gli esseri umani interagiscono, sia esso una città, un rione, un’azienda, non porta a un contatto con la bellezza del mondo, la natura, la luce del sole, le relazioni diventano azioni ‘malate’, prive dell’energia fondamentale, il contatto con la natura circostante.
 
Il Custode del fuoco non prende le parti dell’essere umano, la sua è piuttosto una posizione severa e interessata alla mediazione tra uomo e natura. Non abita il tempo veloce del primo, ma quello circolare e lento della seconda. Ha molte difficoltà nell’accettare che le cose cambino, instaurando un equilibrio diverso rispetto a quello della tradizione. La sua sfida è quindi quella di riuscire a tenere un occhio sul passato e uno sul presente, da cui rischia di estraniarsi.

 

Nella vita e nelle azioni di tutti i giorni, il Custode del fuoco è spesso figura discreta che si muove negli ambienti e tra le persone in modo silenzioso, apparentemente non impegnato in grandi azioni ma in piccoli gesti che creano un’atmosfera confortevole per chi ci vive. Tra tutte le figure del villaggio, è tra le meno appariscenti e sociali ma è una presenza sottile che ha un grande impatto sull’atmosfera e sull’ambiente.
 
Nel nostro mondo del vino il Custode del fuoco è colui che riesce a tenere sempre accesa la fiammella dell’azienda, dei valori, della tradizione e che si prende la responsabilità di mantenere sempre vivi gli aspetti aziendali che gli altri abitanti del villaggio portano in giro per il mondo.
Ne conosciamo tanti di Custodi del fuoco, e sono coloro che hanno creato le basi e il clima per il successo del vino italiano.
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