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Nord America Giovedi 06 Maggio 2021

L’Italia del vino amata dai consumatori americani, ma serve una migliore strategia comunicativa

La grande eterogeneità della produzione vinicola italiana attira i consumatori americani, ma questo implica una strategia comunicativa più efficace di quella attuale. Abbiamo intervistato su questo tema il noto MW americano Patrick Farell.

di Roxana Zeca

Il Made in Italy gode da sempre di un forte richiamo sul mercato statunitense; rimanda alle tradizioni, alla cultura ed alla biodiversità del nostro Paese. 

Il forte legame col territorio e coi vini italiani è stato testimoniato anche da Patrick Farell, Master of Wine e Wine Consultant di BevWizard Co., WineKing. Patrick è un medico chirurgo che riesce da tempo a coniugare egregiamente la sua professione con la sua passione sul versante vitivinicolo.

Lo abbiamo conosciuto grazie alla tappa statunitense del digital Speedtasting di Michèle Shah, un evento di degustazione e presentazione tra cantine italiane e importatori americani, e ci ha riportato una testimonianza diretta dell’andamento dei vini italiani sul mercato statunitense.

 

Patrick, quali cambiamenti ha percepito nel mercato del vino statunitense e quale contributo può dare la figura del MW per favorire la ripresa del settore?

Come sapete, ogni Stato è un mercato separato, quindi ci sono almeno 50 mercati negli Usa, alcuni dei quali hanno registrato gravi perdite mentre altri ne hanno subite in quantità minore.

Tuttavia, il consumo di alcol sembra essere aumentato negli Usa durante la pandemia di Covid-19, infatti, il canale off-premise e i liquor stores hanno visto aumentare le vendite, anche se i vini più costosi ne hanno risentito. Le vendite dei ristoranti hanno subito, come è noto, gravi colpi e si stanno riprendendo grazie all'aumento delle vaccinazioni e la conseguente diminuzione dei contagi. In questa prima fase di riapertura la maggioranza dei ristoranti si sta basando sulle scorte dello scorso anno e quindi ritengo che il settore della ristorazione non si riprenderà completamente fino al 2022.

Per quanto riguarda i Master of wines, sono stati attivi con una serie di seminari e altre attività online. Molti di noi sono pronti a promuovere con entusiasmo il vino e le regioni attraverso attività formative, le degustazioni guidate e i seminari. Dobbiamo tutti però incoraggiare le persone a vaccinarsi il prima possibile. 

 

Sappiamo che ha già visitato l'Italia e in particolare la Sicilia con Michele Shah in un precedente viaggio dei MW in Sicilia. Qual è il suo rapporto con il nostro Paese e con i vini italiani?

Sì, sono stato in Sicilia, Alto Adige, Umbria e Toscana. Amo la gente, i vini e il cibo italiani, a casa infatti cuciniamo spesso i piatti tradizionali e godiamo di vini Made in Italy. 

La mia fidanzata, Bernadette, è etnicamente di origini italiane, poiché sua madre è cresciuta fuori Roma, inoltre, è in procinto di richiedere la cittadinanza italiana, quindi i nostri legami sono entrambi profondamente radicati e forti.

 

L'Italia detiene un’incredibile varietà di vini. Questa "diversità" nella produzione vinicola italiana è percepita dai consumatori statunitensi? Oppure le cantine dovrebbero migliorare la loro strategia di comunicazione e come dovrebbero comunicare l'incredibile diversità dei loro vini?

La diversità è fantastica e commercialmente parlando il lavoro è in fase di progresso. Per molti consumatori americani l'Italia del vino è principalmente caratterizzata dalle regioni Toscana e Piemonte. Detto questo, Sicilia, Alto Adige e Umbria stanno facendo progressi, soprattutti in termini di nuove varietà e miglioramenti qualitativi. Le cantine dovrebbero però attivarsi per migliorare la funzione educativa e le azioni di marketing.

 

Secondo la sua esperienza, su cosa dovrebbero concentrarsi le cantine italiane per ottenere un posizionamento più forte nel mercato post-Covid negli Usa?

Ci vuole pazienza, il che sappiamo essere un concetto più facile a dirsi, ma più difficile da realizzare. Ci sarà un ritardo tra la ripresa economica e la ripresa, in particolare, del canale horeca. Detto questo, i prossimi anni dovrebbero presentare ai produttori delle buone opportunità.

 

In relazione allo Speedtasting appena concluso, è stato il primo a cui ha partecipato? Puoi dirci cosa ha apprezzato maggiormente di questo format?

Sì, è stata la mia prima volta. Mi è piaciuta la gamma di regioni e stili, così come la diversità nei formati di presentazione. È stato anche molto intenso, il che è stato un bene. Inoltre ho avuto l’opportunità di ricevere a casa i vini dei produttori italiani, il che mi ha permesso di  degustarli e rivisitarli più volte nei due giorni successivi ed è stato molto interessante.