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News Martedi 10 Maggio 2022

Wine Enthusiast: il magazine nato dall’amore per il vino e per la famiglia

Abbiamo intervistato Jacqueline e Erika, le figlie di Adam e Sybil Strum, gli originari pionieri e creatori di una delle più autorevoli testate dedicate al mondo del vino.

di Veronica Zin

Azienda a conduzione familiare nata alla fine degli ’70, Wine Enthusiast ha visto una progressione nel mondo del vino: da un passato in cui era difficile trovare anche solamente un cavatappi per aprire le bottiglie ad un presente post-pandemico in cui il vino è diventato il prodotto simbolo di momenti di tranquillità e relax.
Il filo conduttore del successo di questo magazine è sicuramente la famiglia e la capacità di saper carpire le necessità dei clienti cercando di assecondarle al meglio.
Per questo motivo, abbiamo intervistato Jacqueline e Erika, le figlie di Adam e Sybil, gli originari pionieri e creatori di Wine Enthusiast.

 

Raccontaci qualcosa di più di Wine Enthusiast: com’è nato, qual è stato il percorso che ne ha sancito la nascita e la passione per il vino che sicuramente coinvolge tutto il vostro team?

Jacqueline: Sono orgogliosa di dire che Wine Enthusiast è un business di famiglia e mi sento fortunata a far parte di un’industria ricca di business familiari. I nostri genitori hanno fondato l’azienda insieme alla fine degli anni ’70. Nostro padre, Adam Strum, vendeva vino porta a porta. Lui e nostra madre, Sybil, amavano il vino ma all’epoca l’industria del vino era esclusiva e si faceva fatica a trovare anche solo un cavatappi per aprire le bottiglie. Quindi, dalla loro mansarda sono partiti e hanno creato il loro business di cavatappi: così poi è nato Wine Enthusiast

Alla fine degli anni ’80, Adam e Sybil hanno realizzato quanto fosse “assetato” il loro pubblico di consumatori che bramava di comprare tutta una serie di oggetti che girano intorno al mondo del vino, tra cui cavatappi, vetreria e frigoriferi per il vino.
Hanno deciso di creare una rivista proprio per questi consumatori ed è proprio così che Wine Enthusiast è nato.
Il catalogo di Wine Enthusiast fornisce tutti i prodotti che le persone necessitano per godersi vino e superalcolici al massimo anche da casa. Il magazine Wine Enthusiast viene stampato e pubblicato online e fornisce rilevanti contenuti sui trend di wine & food. Inoltre, ogni anno assaggiamo alla cieca e valutiamo più di 25.000 vini.

Dall’inizio il nostro obiettivo è sempre stato quello di essere una risorsa del mondo del vino per tutti, indipendentemente dal fatto che si possano aver preferito certe varietà per decenni o che, oppure, si stia iniziando ad esplorare il mondo del vino da poco. Questa sensibilità che ruota intorno alla democratizzazione del vino ha sempre fatto parte del nostro DNA. Dagli editori al nostro team digitale, fino ai nostri esperti dei cataloghi: siamo orgogliosi e riconoscenti a tutto il team di Wine Enthusiast e a tutti quelli che condividono la passione per il vino.

 

Dal momento che Wine Enthusiast è un magazine che parla di vino, ci puoi dire come la pandemia ha influenzato il mercato vitivinicolo e il consumo di vino nel tuo Paese? Avete trattato di quelli che sono stati i cambiamenti apportati dalla pandemia? Se sì, quali?

Jacqueline: La pandemia sta lasciando il segno in tutte le industrie e il mondo del vino non è un’eccezione. Il trend maggiore che abbiamo visto è stato il cambio con cui il vino veniva comprato. Con i ristoranti forzatamente chiuse c’è stata una forte interruzione nel modus operandi con cui i clienti compravano il vino. Non avendo più accesso ai ristoranti, le persone hanno cominciato ad utilizzare i computer per i propri acquisti. L’e-commerce nel mondo del vino è in crescita da anni, ma la pandemia ha portato ad un incremento cinque volte più veloce rispetto ad un normale anno pre-pandemico. Le persone hanno comprato vino online segnando numeri da record e cogliendo le recensioni e le valutazioni che abbiamo apportato su Wine Enthusiast.

L’altro grande trend che abbiamo visto è stata l’enorme crescita della “premiumizzazione” nella scelta dei prodotti da parte dei consumatori. Molti hanno trascorso la pandemia imparando qualcosa di più sul vino e godendone da casa. Il desiderio di provare nuovi ed eccitanti brand si è esteso e sono cresciuti esponenzialmente segmenti di vino più costosi (oltre i 20 dollari Usa). Questo si è visto molto nella categoria delle bollicine dove le scorte di Champagne sono quasi andate esaurendosi in molti Paesi. Gli importatori hanno quasi implorato di ottenere il più presto possibile le loro spedizioni all’estero. C’è una citazione di Napoleone che incarna perfettamente l’aumento della domanda delle bollicine: “Quando vinci, meriti lo Champagne. Quando perdi, ne hai bisogno”.

 

Durante la pandemia abbiamo riscontrato una crescente digitalizzazione in tutti gli aspetti: dal commercio del vino al mondo dell’informazione. C’è stato un aumento della digitalizzazione anche nel vostro Paese? Come avete affrontato la situazione?

Erika: Assolutamente. La pandemia ha portato una nuova barriera tra i consumatori e le loro esperienze di acquisto. L’acquisto di persona non era più un’opzione e i brand hanno dovuto trovare altri modi per comunicare in modo consistente e con nuovi punti di incontro. Storicamente, abbiamo da sempre dato valore alla nostra abilità di offrire ai nostri clienti un tocco umano anche attraverso il telefono. In aggiunta a questo, abbiamo investito in nuovi canali per la comunicazione e la messaggistica.

Abbiamo anche aperto ulteriori magazzini per portare i prodotti ai clienti più velocemente che mai in tutto il Paese. È stata una sfida per i marchi tenere il passo con l'elevata domanda, ma per noi era importante soddisfare i clienti con la fornitura di prodotti disponibile.

Due dei nostri obiettivi principali sono stati aumentare la velocità di consegna e migliorare la comunicazione con i clienti.

 

Durante questa fase di riapertura avete notato nuoti trend che si stanno diffondendo nel mondo del vino?

Erika: Una tendenza a cui abbiamo assistito è come le aziende vinicole stiano davvero innalzando il livello delle esperienze dei clienti per offrire ai visitatori viaggi memorabili. Un obiettivo di queste esperienze elevate è che gli ospiti ne parlino o scrivano sui social media, il che in cambio porta nuovi visitatori alle cantine.

Un'altra tendenza è il senso di urgenza di viaggiare di nuovo. Le persone si sentono a proprio agio nell'andare in aereo e stare in gruppi più grandi, ma c'è anche la fugace sensazione che potrebbe non durare. In una certa misura, stiamo tutti cercando di assorbire quanta più "normalità" finché possiamo. Lo stesso fanno le regioni del vino e del turismo.

Inoltre, per due anni c'è stato un elevato consumo di vino per resistere alla pandemia e ora i consumatori stanno cercando di trovare un equilibrio. Stiamo assistendo a enormi ondate di crescita di vini e liquori a bassa gradazione alcolica e senza alcol. E ci sono negozi che ora sono dedicati esclusivamente a questo.

Infine, con un numero maggiore di consumatori che trascorrono il tempo a casa, abbiamo assistito a un aumento degli acquisti nella nostra attività commerciale. Poiché c'era il rischio che i piani di viaggio venissero cancellati a causa della pandemia, i consumatori erano riluttanti a trascorrere una vacanza e, invece, erano maggiormente disposti ad investire nella loro collezione di vini. Stavano comprando cantinette e frigoriferi per le loro case. Negli ultimi anni abbiamo registrato un aumento delle vendite a due cifre. Sempre più consumatori stanno sperimentando la gioia di una bottiglia correttamente conservata e invecchiata. Ci auguriamo che stiano apprezzando i loro vini e siamo lieti di fornire loro la conservazione e gli strumenti adeguati.

 

Leggendo i dati di mercato il vino italiano continua ad essere il più apprezzato sul mercato americano. Quali le ragioni, dal vostro osservatorio, di questo lungo successo?

Jacqueline: Scriviamo ampiamente di vino italiano nella rivista Wine Enthusiast. Abbiamo due editor dedicati a coprire le valutazioni e le recensioni per le regioni vinicole italiane, tra cui Kerin O'Keefe, famosa esperta di vini italiani. Il vino italiano è estremamente amato negli Stati Uniti. Uno dei motivi principali è perché il cibo italiano è molto popolare negli Stati Uniti: il cibo, infatti, è un punto di ingresso perfetto per scoprire il vino.
 
Inoltre, abbiamo assistito alla crescita degli spumanti d’Italia, sia charmat che metodo classico, come il Prosecco, il Trento DOC e il Franciacorta che hanno registrato una grande evoluzione di popolarità negli ultimi anni. Non penso  che questa tendenza vada a diminuire nel prossimo futuro. Personalmente sono una grande fan del vino italiano e lo bevo spesso. C'è sempre qualcosa di nuovo e di magico da imparare sul vino italiano. Il nostro team è recentemente tornato dal Vinitaly di Verona ed è stato entusiasta di vedere i tanti fantastici produttori e partner che abbiamo imparato a conoscere e amare in Italia.

 

Quali sono i vini italiani che apprezzate di più? Quali sono secondo voi i vini Italiani maggiormente apprezzati negli Stati Uniti?

Erika: Il vino italiano è incredibilmente speciale e vario. Non importa l'occasione o l'ambiente, puoi selezionare un vino italiano e trovare un abbinamento perfetto. I vini dell'Etna stanno diventando sempre più popolari negli Stati Uniti. Li ho visti più frequentemente nei menù a New York. Agli americani, in particolare sulle coste, piace sentire di aver fatto una scoperta o di bere qualcosa di unico. Bere vino da un vulcano attivo alimenta sicuramente quel bisogno! Per quanto riguarda la popolarità più diffusa, è dura competere con la Toscana. Vorrei, ad esempio, che più americani familiarizzassero con il Gavi. Non c'è davvero nessun altro vino bianco al mondo come questo.

 

Avete qualche suggerimento o qualche spunto che volete condividere con i produttori italiani di vino?

Erika: Le aziende vinicole italiane ed europee in generale devono trovare il modo di rendere il vino accessibile a un pubblico americano più giovane. C'è ancora una barriera all'ingresso per i principianti del vino per iniziare a bere e amare il vino italiano perché non sono in grado di acquistare con sicurezza. Capisco che c'è una sfida con le leggi europee sulle etichette dei vini. Se i marchi italiani possono investire in messaggi chiari e comprensibili sulle loro bottiglie e rimuovere il dubbio durante l'acquisto, troveranno successo nel mercato statunitense. Naturalmente, ci sarà sempre il romanticismo di gustare il vino italiano!