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News Giovedi 04 Agosto 2022

Vino: certificazione biologica fai-da-te

Grazie alla blockchain le aziende vinicole possono dimostrare le proprie credenziali biologiche, senza rivolgersi ad un ente di certificazione: parola di Mike Bravo.

di Emanuele Fiorio

Mike Bravo, produttore di vino argentino, ritiene che la tecnologia e la blockchain possano permettere alle aziende vinicole di dimostrare le proprie credenziali biologiche, senza la necessità di rivolgersi ad un organismo terzo di certificazione.

L'Unione Europea ha esplicitato l'intenzione di far sì che il 25% di tutto il vino prodotto nel suo territorio sia certificato biologico. Perchè ciò avvenga, molti produttori dovranno mettersi in contatto con gli organismi di certificazione, seguire le indicazioni e le prassi standard e pagare. 

Esiste un'alternativa?
Il produttore argentino Mike Bravo è convinto che ci possano essere delle alternative a questa prassi consolidata. 
Come riporta Wine Business International, Bravo parlando all'Areni Global Conference di Stellenbosch, ha affermato che la tecnologia, compresa la blockchain, potrebbe facilmente fornire una forma migliore di verifica rispetto a quella rilasciata dagli enti certificatori.

Il vigneto biologico Costaflores di Bravo si trova sulle alte colline andine, a più di 1000 metri sul livello del mare, a Mendoza, in Argentina. 
Nel vigneto di Costaflores, una serie di sensori e webcam forniscono dati 24 ore su 24 ad un computer centrale che registra anche le informazioni dei lavoratori del vigneto e le vendite della cantina, rivelando quali prodotti sono stati acquistati. L'uso della blockchain, almeno in teoria, garantisce che nessuno dei dati possa essere modificato una volta registrato.

"Paragonate questo sistema, denominato OpenVino", sottolinea Bravo, "al modello attuale in cui un dipendente dell’ente di certificazione visita il mio ufficio e mi chiede cosa ho fatto nei miei vigneti, guardando dei registri di lavoro che potrei aver scritto la sera precedente". "L'ente di certificazione", continua, "ha tutto l'interesse a darmi il timbro di approvazione. Se non lo fa, perde un cliente pagante per un anno".
La domanda seguente nasce spontanea. 

“Cosa succederebbe se un auto-certificatore falsificasse i propri sistemi di rilevamento?
Bravo ha la risposta a questa giusta domanda. La sua proposta riguarda un sistema di stimolo e"ricompensa". Chiunque metta in dubbio la veridicità del suo sistema può puntare una somma di denaro. A quel punto, un organismo indipendente verrebbe invitato a verificare e comprovare la veridicità delle auto-certificazioni. Nel caso in cui venga rilevata una frode, il richiedente ottiene il doppio del denaro puntato, mentre l'azienda vinicola perde il suo status biologico.

Il modello di OpenVino decollerà? Lo dirà il tempo. Dal 2018 Bravo ha già sfruttato con successo la tecnologia per vendere il vino della sua azienda sotto forma di "criptoasset" e quest'anno metterà questo modello a disposizione di altri produttori.