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News Giovedi 10 Dicembre 2020

Vaccino Coronavirus: quanto sarà in grado di ridare sicurezza ai consumatori?

Economisti e aziende di tutto il mondo confidano che il livello di fiducia dei consumatori aumenterà se, e quando, sarà disponibile un vaccino per il Coronavirus. Nell’attesa delle annunciate prime dosi, la speranza è, che ben prima della disponibilità, vi sia una iniezione di fiducia e ottimismo necessari per far volare i consumi.

di Giovanna Romeo

La scorsa settimana il mondo intero ha tirato finalmente un sospiro di sollievo. S’intravede infatti l’imminente possibilità di uno o più vaccini contro il Covid-19, forse già disponibili prima della fine del 2020. La velocità del loro arrivo e l’effettiva efficacia nel tempo sono ad oggi le più importanti preoccupazioni sia per governi che per gli epidemiologi. L’avvento dei vaccini sarà infatti preso in considerazione dagli studiosi del comportamento, in relazione agli aspetti psicologici. Ancora prima di ricevere la prima dose, il solo pensiero di un’imminente vaccinazione potrebbe infatti avere un impatto favorevole sulla mente del consumatore, generando pensieri e sentimenti positivi e favorendo una ripresa dei consumi.

Il modo in cui i consumatori si atteggiano rispetto alla vita e alla quotidianità, è una questione che ha preoccupato a lungo gli economisti sin da quando John Maynard Keynes ha osservato l'importanza di come lo “spirito dell’essere umano” influenzi le economie. Keynes ha preso in considerazione alcuni aspetti: la correlazione tra quanto ci sentiamo ottimisti e fiduciosi e gli effetti sugli indicatori economici. Vedere davanti a sé un futuro più roseo è essenziale per sostenere decisioni economiche che non siano necessariamente rilevanti in termini di gratificazione immediata. Ci vuole ottimismo, ad esempio, per fare il grande passo verso l’acquisto di una prima casa, o lasciare il proprio lavoro per scegliere di continuare in una startup, o di concedersi una bottiglia più interessante da godere per il fine settimana. Se un'economia è composta da milioni di decisioni giornaliere d’acquisto o non acquisto, è evidente il perché gli economisti siano interessati agli sbalzi d'umore della collettività. Lo stesso pensiero è alla base di una serie di domande attitudinali affrontate nel nuovo rapporto IWSR Covid-19 Consumer Tracker, che ha esaminato su 10 mercati chiave per il consumo, l'impatto della pandemia verso il consumo di bevande alcoliche.

Il primo ciclo d’indagine condotto nel mese di agosto, ha rivelato che esiste una netta divisione tra una parte dei consumatori che sebbene non si ritenga soddisfatta, si dichiara comunque ``a proprio agio '' nel cambiamento dello stile di vita e nell’affrontare i problemi di salute pubblica, mentre l’altra per la quale i cambiamenti nelle attività quotidiane come fare la spesa, vedere gli amici e andare al lavoro, ha implicato disagio e poca serenità.

In generale per i mercati presi in considerazione, coloro che non si sono adattati, sono più numerosi di coloro che si ritengono a proprio agio in ragione di due a uno. Le due eccezioni sono state la Cina, dove quelli in uno stato di benessere rappresentavano circa il 60 %, e dove la vita è tornata ad essere più normale, e la Francia, dove la forte tradizione di mangiare fuori, di vedere gli amici e fare la spesa girando a piedi, “in prossimità”, ha contribuito al risultato di una società ancora "a proprio agio" nonostante il blocco e le restrizioni associate.

In molti mercati si è evidenziato inoltre un legame tra il livello di benessere percepito e il comportamento relativo all’acquisto e al consumo di alcol. Coloro che erano "a proprio agio" continuavano la loro vita il più possibile simile a quella vissuta prima della pandemia; in molti casi erano persino aumentati gli acquisti di bevande alcoliche da consumare a casa. È importante sottolineare che il comportamento stesso era di fiducia riguardo al domani ed espansivo nei comportamenti quotidiani così come nelle intenzioni per il prossimo futuro, sostenendo la validità dell'ipotesi di Keynes.

Nell’imminente secondo ciclo di raccolta dati, l’attenzione sarà rivolta all'effetto che la notizia di un vaccino genererà sul comportamento effettivo e previsto, con riferimento al consumo di bevande alcoliche.

Ci sono motivi fondati per essere ottimisti. Nel primo ciclo di raccolta dei dati, alla domanda: "se fosse disponibile un vaccino efficace, come cambierebbero i tuoi livelli di benessere riguardo alle attività quotidiane?", la risposta è stata per il 75% degli intervistati (rispetto ai 10 mercati principali del rapporto IWSR Covid-19 Consumer Tracker) positiva, con una aspettativa di maggior benessere rispetto al proprio stato psicofisico.

Anche in questo caso abbiamo però notato alcune differenze nei dati a seconda delle aree geografiche di riferimento. La presenza di un vaccino migliorerebbe l'umore di oltre il 90% di chi consuma alcolici in Brasile e dell'80% dei consumatori in Cina, ma solo il 53% di russi e il 60% dei francesi. Importanti sono anche le differenze legate alle differenze anagrafiche: ad esempio i giovani, in generali meno colpiti dal virus, sono meno interessati all’arrivo di un vaccino rispetto agli anziani.

Che effetto avrà dunque la prospettiva di un vaccino imminente sul comportamento, sulle attività pianificate e sullo "spirito dell’uomo "? Per i consumatori di bevande alcoliche il trovarsi in mezzo alla folla (ad esempio, in un bar o ristorante popolare) o utilizzare i mezzi pubblici (andare da e per quel locale), non generà ansia o paura. La condivisione fa parte dell’atteggiamento assaggio condiviso, che offre spesso l'opportunità di degustazione di etichette nuove, a volte più costose, permettendo di sostenere il valore aggiunto nella categoria bevande alcoliche.