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News Lunedi 08 Marzo 2021

Uomini: toglietevi dalla testa che alle donne piacciono i vini fruttati

Speciale Festa della Donna: abbiamo intervistato Valentina Bertini, migliore sommelier d’Italia 2019 per le Guide de L’Espresso e wine manager del Gruppo Langosteria che ci racconta cosa significa essere una donna sommelier nel mondo del vino oggi e sfata qualche mito.

di Agnese Ceschi

Chi l’ha detto che alle donne piacciono solo i vini fruttati e profumati? Bando ai luoghi comuni in questa intervista. Parola di Valentina Bertini, classe 1980, umbra di origine, tra i migliori sommelier in Italia, tanto da essere premiata come miglior sommelier d’Italia nel 2019 da Le Guide de L’Espresso. Dopo diverse esperienze e riconoscimenti, ora Valentina è wine manager per il Gruppo Langosteria che ad oggi conta 4 locali: Langosteria, Langosteria Bistrot, Langosteria Café e Langosteria Paraggi, ristorante sul mare affacciato sul golfo del Tigullio, aperto da maggio a settembre.

Cosa significa essere una donna nel mondo del vino oggi?

Il mondo del vino non è un mondo in cui le donne sono trattate in maniera poco equa, come avviene in altri settori. Anzi, è fatto di molte donne appassionate e professioniste per cui l’obiettivo principale è far conoscere, bere e apprezzare il vino. Sommelier per me è un nome che rappresenta la professione, a prescindere dal genere.

Come è nata la passione per il vino?

Dopo la maturità classica a Foligno, ho iniziato l’università di Giurisprudenza. Mia madre era chef e mi ha trasmesso la passione per la ristorazione. Così quando nei primi anni 2000 lei ha rilevato un ristorante a Spello, il paese dove sono nata e cresciuta, ho iniziato a dare una mano in sala.

Per poter parlare di vino nel modo giusto, mi sono iscritta al corso di sommelier AIS che mi ha portato a vincere un importante concorso nazionale nel 2005. All’epoca c’erano ancora poche donne, perché il mondo della sommellerie era ancora molto maschile. Oggi abbiamo superato tutto questo e molte donne si stanno approcciando a questo mondo.

Subito dopo è arrivato un momento difficile ed uno stop temporaneo. Cosa è accaduto?

Purtroppo ho vissuto un periodo di tempo in cui mi sono allontanata dal mondo del vino per problemi familiari, ho dovuto chiudere il ristorante di famiglia e, non trovando un lavoro nel settore in Umbria, mi sono adattata facendo la guardia giurata. Avevo accantonato il sogno ed ero delusa per tutte le porte sbattute in faccia ricevute.

Cosa è accaduto dopo questo periodo nero?

Nel 2014 sono approdata a Milano per caso, ho ritrovato alcune amicizie dei concorsi che mi hanno spronato a ricominciare da Milano: una città internazionale, che non ha pregiudizi di nessun genere. Sono venuta in Langosteria per una cena con amici e mi sono accorta che qui c’era una carta di Champagne molto ampia e ricca, con una cura particolare anche per i piccoli produttori. La guardai con ammirazione e decisi di propormi come sommelier.

Nel 2017 hai voluto cambiare strada…

Sì, nel 2017 sentivo di voler fare un percorso diverso. Sono stata selezionata dall’Hotel Gallia, 5 stelle lusso con consulenza della famiglia Cerea, e ho ricreato una bella cantina lì, che è stata premiata in occasione della Milano Wine Week. Poi la consacrazione de la Guida de L’Espresso, come prima donna a diventare miglior sommelier italiano nel 2019. Queste esperienze mi hanno dato più coraggio e consapevolezza. 

Oggi di cosa ti occupi?

Oggi sono ritornata a lavorare per Langosteria perchè Enrico Buonocore, il CEO e fondatore, mi ha rivoluto nella sua squadra, questa volta però come Wine Manager. Lo ringrazierò sempre per aver creduto in me, più di quanto ci credessi io. Non sono più operativa in sala, ma mi occupo di selezione dei vini, delle carte e di numeri. Anche se non riesco molto a stare lontano dalla sala e ogni tanto faccio un’incursione durante il servizio.

Nell’approccio al vino c’è una differenza di genere?

Non penso, l’approccio al vino è molto personale, ma non dipende dal genere maschile o femminile. Basta con i luoghi comuni che alle donne piacciono solo vini fruttati e profumati. Faccio un appello agli uomini che di solito scelgono il vino al ristorante: scegliete vini diversi e sperimentate. 

Qual è il tuo approccio al vino come sommelier?

Consigliare il vino è difficile, ma dà tanto soddisfazione quando riesci a farlo nel modo giusto. Io cerco sempre di comprendere chi ho di fronte e dargli quello che si adatta meglio. Per me un vero sommelier è colui o colei che riesce a dare suggerimenti sul vino e aprire la bottiglia nel modo giusto: io sono un’esteta, amo aprire le bottiglie e versarle nel bicchiere con eleganza e rispetto. Per me aprire una bottiglia di vino è una celebrazione.

C’è una cosa strana che ami fare o una scaramanzia?

Sì, quando sono stanca e ho bisogno di riflettere vado a camminare tra le bottiglie in una storica enoteca di Milano. Mi rilassa e dà serenità. 

Ti piacerebbe produrre un vino? Se sì, quale?

Ogni tanto scherziamo con degli amici sommelier e lo diciamo che vorremmo poterlo fare un giorno. Perché no, un Verdicchio o un Trebbiano? O un Sangiovese? Sono i vini italiani che amo di più. 

Come avete affrontato la pandemia in Langosteria?

Abbiamo continuato a lavorare strenuamente, ispirati anche dalla continua creatività e illuminazione del nostro titolare. Dopo il lockdown passato a fare call conference quotidiane di revisione e pianificazione, abbiamo riaperto la stagione estiva anche con delle novità importanti come il Pop-up sul Lago di Como. Inoltre abbiamo lanciato anche “Langosteria a casa” e “Langosteria Chef a casa” servizi che nascono con l’idea di portare l’esperienza dei nostri ristoranti direttamente nelle case dei nostri clienti. Anche con le restrizioni, non ci fermiamo, continuiamo a guardare il futuro e lavoriamo per grandi novità.

Quale messaggio vorresti lasciare alle donne nella giornata della Festa della Donna? 

Vorrei che le donne avessero più consapevolezza di quello che sono, di non arrendersi e accettare che a volte anche un pò di sana competizione può aiutare a tirare fuori il meglio di sé. Io ho avuto la fortuna di avere un padre che mi ha sempre detto che della mia vita potevo fare qualsiasi cosa, per questo non mi sono mai sentita diversa o inferiore rispetto ad un uomo.

Essere fragile non appartiene alla donna, ma a volte bisogna avere il coraggio di avere paura e di andare oltre superando le sfide della vita.