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News Venerdi 08 Ottobre 2021

Un futuro senza vino: minacce e contratto sociale

Per contrastare questa deriva è necessario prendere coscienza dei processi in corso ed enfatizzare le prerogative culturali, storico-identitarie, ambientali e sociali del vino.

di Emanuele Fiorio

Nel 2010, l'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha messo in guardia i produttori di alcol. Nello stesso anno, gli Stati membri si sono accordati sulla necessità di ridurre l'impatto nocivo dell'alcol. 

Secondo il successivo rapporto, i danni dell'alcol sono estremi: si stima che causi 2,5 milioni di morti all'anno, ed è implicato in una vasta gamma di malattie.

Anche se il documento dell'OMS è misurato e ragionevole, è stato il primo “colpo di avvertimento” contro l'alcol. Non è stato l'unico. I governi che affrontano l'aumento dei costi sanitari dovuto all'invecchiamento della popolazione, sono sotto pressione per migliorare i risultati e l'alcol è uno degli obiettivi.

Come riporta ARENI Global, nel luglio 2020 gli scienziati del “Dietary Guidelines Committee” statunitense hanno scritto che, "poiché l'alcol non è parte integrante del modello alimentare dell'USDA (United States Department of Agriculture), dovrebbe essere considerato nell'attuale contesto legato alla crescita dell'obesità". 
Il panel ha esaminato la relazione tra alcol e obesità, tumori e altre malattie. 

Un prodotto dalle mille sfaccettature
Il vino è un alcolico. È anche un prodotto culturale con profonde radici nella tradizione contadina ed agricola, nella storia e nell'identità regionale. Mentre il mondo del vino è ben consapevole dei suoi meriti culturali, politici, legislatori e investitori non riescono a concepire le prerogative del vino rispetto ad altri alcolici. Sostanzialmente non c'è motivo di credere che il vino sarà protetto grazie alla sua storia ed al suo prestigio culturale.

La professoressa Monika Christmann, vicepresidente dell'OIV raggiunta da ARENI è laconica: "Se si guarda indietro a 20 o 25 anni fa, qualcosa di simile è accaduto al tabacco. Nessuno ha riflettuto sul fatto che questo processo avrebbe portato al basso consumo di oggi, perché all'epoca quasi tutti fumavano. C'è un rischio reale che questo possa accadere a noi".

La retorica del "naturale", "pulito" e "puro"
Il mondo occidentale è attualmente nel mezzo di una rivoluzione di valori, che si tratti di sostenibilità ed equità, o di preferenze legate al cibo.
Oggi, la questione se sia etico mangiare carne è una discussione mainstream. I nuovi valori stanno introducendo novità lessicali legate al vino, tra cui "naturale", "pulito" e "puro".

Véronique Pardo, antropologa alimentare, conferma questo processo: "Stiamo andando verso una tendenza in cui tutto ciò che è naturale è sano, tutto ciò che è locale è sano. Stiamo assistendo all'arrivo di tendenze alimentari che includono la nozione di “purezza”, di “cibo purificato". Tutte queste parole sono forti ideologicamente e politicamente. Il corollario è che tutto ciò che viene da lontano non è sano o è visto come pericoloso". 

Tutto questo ha avuto un impatto diretto sul vino. Da una parte c'è il movimento del vino naturale, che nel 2020 ha ottenuto le sue prime certificazioni ufficiali: Vins Méthode Nature in Francia e VinNature in Italia. Anche se il vino naturale è sempre più mainstream, il suo ethos è artigianale e anti-corporativo. 

Dall'altra parte c'è l'ascesa del vino "pulito", una tendenza ancora in gran parte confinata negli Stati Uniti. A differenza del vino naturale, i vini "puliti" sono chiaramente creazioni aziendali, che si tratti di un marchio di celebrità come Avaline o dei vini della società di marketing Scout & Cellar, che ha fatto più di 20 milioni di dollari di vendite nel suo primo anno, il 2018. 

Come i vini naturali, i vini puliti sono rivolti al crescente numero di consumatori che sono preoccupati per qualsiasi cosa "chimica" o "manipolata". Come i vini naturali, ritengono i vini convenzionali innaturali ed impuri ma a differenza dei vini naturali, la loro produzione non è trasparente.

Come può il vino pregiato navigare tra queste due correnti contrastanti? Dove si colloca, quando una parte dell’opinione pubblica lo vede come un pericolo per la salute, e un'altra lo caratterizza come potenzialmente impuro e manipolato?

Tornare alla terra
Un modo per contrastare questo processo è che il vino pregiato enfatizzi le sue credenziali culturali e ambientali, sia che venga prodotto da agricoltura biologica, biodinamica, sostenibile o rigenerativa.

L'agricoltura rigenerativa è diventata sempre più popolare negli ultimi anni. Il suo scopo non è solo quello di conservare l'ambiente, ma anche di rivitalizzarlo.
L'agricoltura rigenerativa mira a consumare più carbonio di quello che produce, attraverso l'abbandono della lavorazione del terreno, l'eliminazione dei terreni spogli, la promozione della diversità vegetale, la gestione dell'acqua, l'integrazione delle operazioni di allevamento e coltivazione, l'equità verso i lavoratori.

C'è anche un numero crescente di prove che il vino prodotto in modo biologico o biodinamico ha un sapore migliore, il che è chiaramente un altro vantaggio. Quindi, enfatizzare le credenziali ambientali del vino - e migliorarle dove necessario, con urgenza - è una delle possibilità.

Invece di enfatizzare il ruolo di specifici produttori di vino, potrebbe anche essere utile per i comunicatori del vino concentrarsi su come la viticoltura contribuisce alla salute delle comunità rurali.

Ma la cosa più importante è che il vino pregiato e i produttori artigianali riconoscano per tempo la minaccia per cui il vino rischia di perdere la sua accettabilità ed il suo contratto sociale, spinto dalle autorità che sono sempre più ostili all'alcol. 

Per sopravvivere, il vino pregiato deve essere chiaro sul suo impegno per la moderazione, la responsabilità e la sostenibilità e allo stesso tempo deve sostenere con forza che il vino è una bevanda con un imprescindibile patrimonio storico e culturale risalente a 7mila anni fa.