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News Martedi 22 Settembre 2020

UK: Brexit scoraggia il commercio di vino importato da UE

Beale, CEO di WSTA, avverte: la burocrazia di Brexit potrebbe spingere centinaia di piccole cantine UE a non vendere vino nel circuito del commercio indipendente britannico.

di Emanuele Fiorio

Secondo quanto riportato da The Drink Business, la WSTA (Wine and Spirit Trade Association) durante l’ultima conferenza online ha messo in guardia sul fatto che la burocrazia legata alla Brexit potrebbe spingere centinaia di piccole cantine UE a non vendere vino nel circuito del commercio indipendente britannico.

Il CEO di WSTA, Miles Beale, ha avvertito che il temuto “form VI-1” (modulo che funge da certificato di conformità alle normative UE in materia di pratiche enologiche, ndr) non solo costerebbe all'industria circa 100 milioni di sterline, ma le ingombranti pratiche burocratiche potrebbero limitare le tipologie di vino che potranno entrare nel Regno Unito, rendendo inaccessibile la vendita di vini alle piccole cantine dell'UE. 
Inoltre Beale ha sottolineato che: “l'obbligo di effettuare un'analisi potrebbe impedire alle cantine più piccole di spedire i loro vini nel Regno Unito. Per molti piccoli commercianti indipendenti questo comporterebbe l’incapacità di procurarsi l'intera gamma dei loro prodotti. Sarà del tutto antieconomico aprire una cassa di vino pregiato per testare una bottiglia, l'unico modo per superare questo problema è quello di spedire in piccoli volumi, meno di 100L. Questo aggiungerà un costo significativo e, naturalmente, avrà un impatto sull'ambiente, aspetti di cui questo governo dovrebbe occuparsi".

Il governo del Regno Unito ha deciso di introdurre le nuove regole per l’importazione di vino proveniente dai Paesi UE alla fine del periodo di transizione (31 gennaio 2020), nonostante non abbia fornito alcuna prova della loro necessità.
"Quello che è veramente frustrante” ha ribadito Beale “è che il governo avrebbe potuto scegliere di non introdurre queste regole, che erano state pensate per proteggere i produttori dell'UE dalle importazioni provenienti da paesi terzi. Non ha senso mantenere queste regole in un paese in cui oltre il 99% del vino consumato è di importazione".

Lord Holmes di Richmond MBE, co-presidente dei gruppi parlamentari che stanno lavorando su tecnologie assistive, Fintech, Blockchain e quarta rivoluzione industriale, ha detto che è "bizzarro" tornare ai moduli cartacei, promettendo che "chiederemo al governo di non introdurli a causa dell'impatto oneroso e del costo che in ultima analisi graverebbe sui consumatori".

Beale ha anche sottolineato che le questioni relative alle dogane non sono le uniche priorità che devono essere affrontate.
"Non sappiamo ancora se sia possibile progettare un'etichetta per il vino che possa essere utilizzata sia nel Regno Unito che nell'UE, nonostante mesi fa ci siamo preoccupati di fornire al Governo britannico un modello funzionante. Francamente questa situazione mostra una triste incapacità del Governo di comprendere i tempi necessari alle aziende per introdurre nuovi sistemi o rivedere le etichette".