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News Martedi 05 Novembre 2013

Straordinaria degustazione a Verona La rivoluzione dei "dolci" italiani parte dal Recioto di Soave

Per troppo tempo banalizzati, potrebbero essere gli ambasciatori nel mondo della nostra enologia. Una via segnata dai produttori del Recioto di Soave

di Fabio Piccoli

Nei giorni scorsi a Verona, nella suggestiva cornice della Loggia di Fra' Giocondo, si è tenuta una straordinaria e originale degustazione (organizzata dal bravo Lorenzo Simeoni, uno dei maggiori esperti di vini veronesi) di quaranta Recioto di Soave, uno dei vini dolci storici italiani, già citato dal grande Cassiodoro, illustre ministro di re Teodorico nel V secolo d.C., considerato come un vino d'altissimo pregio "che doveva essere pagato molto" per riconoscergli l'eccellente livello enologico. Non si è trattato di una semplice degustazione in quanto oltre ad una commissione composta da una decina di addetti ai lavori, tra cui chi scrive, vi erano 38 produttori che hanno avuto l'occasione di discutere non solo sul livello qualitativo dei prodotti ma anche sul futuro di questa tipologia di vino.
Insomma si è trattato di una occasione unica per discutere anche sul futuro dei vini dolci italiani, sul loro ruolo sui mercati, su come costruire su di essi una reale e concreta azione di identità chiara ed autentica.
I vini dolci italiani, infatti, hanno subito, soprattutto in quest'ultimo decennio una sorta di "silenziosa delegittimazione" causata sia da una non precisa identificazione del prodotto, sia a causa di una sbagliata collocazione sul mercato dei consumi. Era chiaro, infatti, da tempo, che alla luce delle evoluzioni degli stili di vita e di consumo, ostinarsi a collocare i vini dolci nella classico ed unico ruolo di vini da dessert sarebbe stato dichiarare la morte pressoché inesorabile per questi prodotti. Al tempo stesso si è data la sensazione che ogni territorio produttivo italiano potesse avere una vocazione alla produzione di vini dolci, raggiungendo il paradosso che pur in presenza di un calo progressivo delle vendite quasi tutte le aziende italiane inserivano nella loro offerta almeno un vino dolce o passito.
Tutto ciò a pericoloso detrimento dell'immagine di questa tipologia di prodotto che invece, in alcuni territori italiani, ha trovato storicamente una collocazione d'eccellenza, capace di garantire livelli qualitativi straordinari.
Tra questi territori un posto particolare lo trova indubbiamente Soave che grazie alle sue condizioni pedo-climatiche e ad una varietà come la Garganega ha trovato da tempo immemore un mix eccezionale per produrre un vino dolce come il Recioto di Soave, a mio parere uno dei grandi dolci a livello mondiale.

Un vino che dovrebbe con facilità spalancare le porte di qualsiasi mercato, a partire dai cosiddetti mercati emergenti. E invece anche il Recioto di Soave rappresenta un interessante osservatorio per capire la lunga saga delle "occasioni perse" dell'enologia italiana.
E' come se avessimo un complesso di inferiorità e non fossimo in grado di capire che invece questi vino potrebbero veramente rappresentare una bandiera eccezionale della nostra enologia. Ambasciatori unici capaci di raccontare storie autentiche che affondano le radici realmente nel passato. E il Recioto di Soave ha un altro elemento che lo distingue probabilmente in maniera unica da molti altri dolci mondiali: la sua grandiosa bevibilità, cioè la capacità di abbinare la dolcezza alla fragranza, senza mai risultare stucchevole. Un binomio che consente una serie innumerevole di abbinamenti, altro elemento chiave per ridare lustro e mercato ai vini dolci.
Tutti i produttori presenti, infatti, hanno concordato sull'importanza di dare al Recioto di Soave una identità più precisa in grado di esaltare l'elemento della bevibilità senza con questo banalizzare il prodotto. Un prodotto, quindi, che esalta la mano del produttore, il suo stile, ma al tempo stesso rispetta le caratteristiche peculiari del vitigno d'origine e la zona di produzione.
Siamo convinti che questa sia la via per ridare ai grandi vini dolci italiani anche un ruolo chiave di apripista sui mercati. Spesso abbiamo sentito anche dai competitor francesi l'invidia nei confronti di molti nostri vini dolci e il loro sollievo nel vedere come noi non li valorizzassimo nel giusto modo.
E' tempo di cambiare rotta, a Soave lo hanno capito.