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News Venerdi 31 Gennaio 2014

Se il vino italiano in Cina è in ritardo è colpa nostra

Il parere di Fabio Grasselli, export manager da sette anni

di Fabio Piccoli

al centro Fabio Grasselli
Qualche settimana fa, sul noto quotidiano "La Repubblica", è stato pubblicato un interessante articolo dal titolo "La Cina scopre le bollicine italiane.
Vino, lo spumante traina l'export".
Per spiegare le dinamiche del mercato cinese del vino, il giornalista Riccardo Rimondi, ha riportato le osservazioni di Fabio Grasselli che da sette anni esporta vino in Cina.
Bresciano, classe 1980, Grasselli – riportava l’articolo de La Repubblica - ha messo insieme le due passioni della sua vita - il vino e le culture orientali - e ne ha fatto un lavoro: l'esportatore. Ha cominciato a girare le fiere in Cina nel 2006, bussando alle porte degli importatori conosciuti durante i suoi viaggi. Oggi collabora con otto cantine italiane, e quest'anno (2013) ha portato in Cina 120 mila bottiglie.
Anche noi di Wine Meridian, abbiamo voluto sentire dalla diretta voce di Grasselli, le sue opinioni sul mercato cinese, e più in generale sul complesso e affascinante lavoro dell’export manager del vino.

Grasselli, lei ha maturato in questi ultimi anni una importante esperienza sui mercati orientali del vino. Spesso si dice abbiano tutt'oggi ancora importanti potenzialità di sviluppo. Quale è il suo punto di vista al riguardo? E quali di questi mercati lei ritiene il più interessanti?
Sono 7 anni che mi impegno a sviluppare i mercati del Far East i quali sono molto diversificati tra di loro. Senza dubbio ci sono potenzialità di sviluppo che finora noi italiani non abbiamo sondato in modo adeguato. Senza dubbio ritengo la Cina, nonostante tutte le sue contraddizioni, il mercato più interessante, dal punto di vista del potenziale di sviluppo.

La Cina, in effetti, continua ad apparire come una straordinaria opportunità ancora inespressa, è solo questione di tempo o ci eravamo illusi che questo grande paese potesse diventare una straordinaria opportunità per le nostre imprese?
Se l'opportunità è ancora "inespressa" come scrive lei, non è solo a causa di problemi burocratici e politici, è anche colpa nostra che non sappiamo esprimere a fondo le nostre potenzialità e i nostri punti di forza. E non è nemmeno una mera questione di tempo, ma di come si utilizzi il tempo: dobbiamo impegnarci ad unirci e a comunicare.

Quali sono a suo parere le azioni di promozione più utili che si possono realizzare sui mercati internazionali per dare valore aggiunto al vino made in Italy?
Innanzitutto dobbiamo conoscere noi stessi, approfondire le conoscenze storiche e ampelografiche per essere in grado di promuoverci in modo consapevole. La storia è dalla nostra parte e noi nemmeno lo sappiamo. Azioni di promozione utili possono essere pubblicazioni sia cartacee che online del panorama ampelografico italiano e della lunga tradizione vitivinicola del nostro Paese, da cui è stata esportata nel resto d'Europa. Fiere ed eventi sono anch'essi i benvenuti, se alla base è stato preparato del materiale fruibile al consumatore. La vendita è solo la punta dell'iceberg.

Venendo al ruolo dell'export manager, quali sono dal suo punto di vista le caratteristiche più importanti per svolgere in modo adeguato il complesso compito come il suo?
Conoscenza del prodotto e del mercato, professionalità, apertura mentale, conoscenza delle lingue, dinamicità, costanza, socievolezza, rapidità, coraggio.