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News Lunedi 18 Ottobre 2021

Per il vino italiano si apre una fase di opportunità irripetibili

A Vinitaly Special Edition va in onda la ripartenza del vino italiano che oggi si trova di fronte ad una situazione per molti aspetti favorevole ma al tempo stesso irripetibile. Molti i fronti aperti, dalla razionalizzazione del nostro sistema delle denominazioni ad un miglioramento del posizionamento dei nostri vini.

di Fabio Piccoli

Che bello, siamo ancora a Vinitaly. Questa è già la cosa più bella e, anche se si tratta di un’edizione Speciale, i segnali sono assolutamente incoraggianti e non era così scontato.

L’inaugurazione di questo Vinitaly Special Edition è stata un’ottima occasione per percepire concretamente la positività dell’umore di molti protagonisti del vino italiano e, come ha ricordato il presidente di VeronaFiere, Maurizio Danese: “Ci stiamo preparando ad una 54a edizione di Vinitaly nel prossimo aprile che è già sold out”.

Ha fatto bene anche il sindaco di Verona, Federico Sboarina, a rispondere a chi magari storce oggi il naso di fronte a “soli” 400 espositori di questa edizione speciale: “Non è un po’ meno, ma tanto di più perché oggi saremmo potuti essere ancora a zero”. La memoria purtroppo, come ben sappiamo, è cortissima, ma per certi aspetti questo testimonia ulteriormente il desiderio di guardare avanti e di allargare le ambizioni.
Ambizioni che, a mio parere, sono state ben espresse dal presidente di Unicredit Carlo Padoan che ha sottolineato come “Oggi il nostro Paese si trova in una situazione favorevole ma anche irripetibile”.
Ed è proprio nel concetto di irripetibile che ritengo anche il comparto vitivinicolo italiano debba soffermarsi.

La filiera vitivinicola italiana, infatti, come ha ben evidenziato la ricerca frutto della collaborazione tra Nomisma e Unicredit, è la capofila di fatto tra tutte le filiere agroalimentari italiane. Un primato frutto, in particolare, della capacità di differenziazione di prodotto e territoriale che la filiera del vino è riuscita a mettere sul campo in particolare in quest’ultimi trent’anni.
“Una differenziazione produttiva che non ha eguali al mondo - ha sottolineato Denis Pantini, responsabile di Wine Monitor Nomisma - ma che al tempo stesso non sempre riusciamo a valorizzare tutti allo stesso livello. Basti pensare che il 59% della produzione di vino imbottigliata è dop ma è concentrata in solo 10 denominazioni (delle oltre 400 riconosciute)”.

“Abbiamo ben 254 denominazioni - ha aggiunto Pantini - con una produzione complessiva inferiore a 670.000 bottiglie”. Se a questo aggiungiamo quei 2,4 euro/litro che è la media del prezzo del nostro vino fermo importato contro gli oltre 5 euro della Francia si comprende come siano due i principali fattori sui quali la filiera vitivinicola italiana dovrà lavorare per cogliere le straordinarie e irripetibili opportunità di questa fase storica.

La razionalizzazione del nostro sistema della denominazioni e la capacità delle nostre imprese di migliorare nel posizionamento dei propri vini sono due sfide fondamentali che non possiamo permetterci di perdere.

Se sul primo fronte la politica vitivinicola può fare molto per dare maggiore razionalità al nostro sistema delle denominazioni (la nomina di Attilio Scienza al Comitato nazionale delle denominazioni potrebbe essere una ottima notizia in tal senso), sul secondo aspetto è oggi indispensabile un passo in avanti sulle capacità manageriali e imprenditoriali del nostro settore vitivinicolo. Il posizionamento, la reputazione dei brand (aziendali e territoriali) sono in assoluta relazione con le capacità manageriali in termini di marketing e comunicazione. Su quest’ultimi fronti il gap da recuperare è ancora moltissimo e dobbiamo assolutamente accelerare.

E’ pertanto auspicabile che le grandi risorse messe a disposizione anche nel nostro Pnrr (Piano nazionale resilienza e ripresa) vengano utilizzare anche per importanti progetti sul versante formativo ed investimenti sulle risorse umane nelle aziende, comprese ovviamente quelle del vino.

Aziende che finalmente, ascoltando sempre le parole di Padoan, stanno diventando l’interlocutore chiave per la definizione delle nuove politiche dell’Unione Europea.
“Le due grandi transizioni che stiamo vivendo - ha detto Padoan - quella ecologica e digitale, stanno obbligando ad una nuova governance delle imprese. Sicuramente qualcuna non riuscirà a seguire queste due grandi transizioni storiche ma si tratta di un male inevitabile perché non accettare queste due sfide fondamentali significherebbe un fallimento drammatico per tutto il sistema economico e sociale, nonché ambientale”.

Durante l’inaugurazione c’è stato anche l’intervento del governatore della Regione Veneto Luca Zaia che ha informato in diretta il ministro delle politiche agricole Patuanelli dell’imminente presentazione di un dossier con documenti che proverebbero che “il termine Prosek non è dei croati”.

“Faremo di tutto - ha detto Zaia - per tutelare la più grande denominazione al mondo con le sue ben 700 milioni di bottiglie”. Insomma, la guerra per la tutela del nome Prosecco si fa sempre più accesa ma i fronti che dovrà affrontare il vino italiano in questo futuro prossimo, speriamo finalmente di post emergenza, sono molti di più.