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News Martedi 16 Febbraio 2016

Nuova Zelanda: sì o no?

Il mercato dell’emisfero sud del mondo presenta fattori di rischio business elevati, ma anche buoni margini di aumento dell’import del vino, che ha segnato un +50% negli ultimi tre anni

di Agnese Ceschi

Nuova Zelanda sì, Nuova Zelanda no… Sono molti i fattori che pendono sulla bilancia della decisione se investire sull’export di vino nel Paese dell’emisfero australe. Primo fattore a sfavore un recente dato diffuso dal New Zealand Landscapes Report 2016 di Wine Intelligence. Con una competizione mai vista prima d'ora, il mercato neozelandese ormai è saturo a causa di una popolazione, che anche se avvezza al consumo del vino, è assai ridotta. Ma quali possono essere dunque le potenzialità del vino italiano in un mercato apparentemente saturo e così lontano? Prima di trarre risposte affrettate ed avventate, vediamo assieme alcune informazioni di interesse sul mercato neozelandese.

Secondo un recente report sulla Nuova Zelanda de Il Mercato del Vino, la Nuova Zelanda è un mercato complicato e di piccole dimensioni per quanto riguarda l’export. La lontananza non aiuta sicuramente sia dal punto di vista culturale che delle spese logistiche e commerciali da sostenere. Dunque per ragioni di vicinanza geografica e culturale, sia in seguito ad un accordo di libero scambio, l’Australia con i suoi vini, domina praticamente il panorama vinicolo neozelandese, dove il 60% dei vini importati sono rossi, anche se i neozelandesi consumano in prevalenza vini bianchi. Un dato molto interessante, e rincuorante, è che i consumatori sono molto attenti verso il prodotto vino che è ben conosciuto ed apprezzato e, disponendo di redditi medi piuttosto elevati, possono permettersi di prestare attenzione ai prodotti di qualità.

Cattive notizie per i vini italiani, che sono presenti ancora in misura limitata in questo mercato, dove sono molto più presenti quelli francesi e tedeschi, tra gli europei. Il vino italiano ancora poco conosciuto, si vende comunque prevalentemente nella zona di Auckland, la capitale e l’area più cosmopolita del paese. Fattori che penalizzano il Bel Paese (ma del resto anche gli altri Paesi europei) sono gli elevati costi di importazione, determinati da un sistema di tassazione elevato e dai costi di trasporto. Tuttavia le ultimi analisi sul mercato ci dicono che negli ultimi tre anni sono aumentate di oltre il 50% le importazioni di vini, soprattutto vini rossi francesi, argentini e italiani. 

Secondo la recente indagine di Wine Intelligence, il 55% della popolazione adulta neozelandese beve vino almeno una volta al mese, dandoci un pool di 1.9 milioni di consumatori abituali.
I wine drinkers neozelandesi consumano volumi relativamente alti di vino sia nazionale, sia internazionale. Ci sono inoltre bevande e vitigni che stanno mostrando una crescita e categorie di nicchia che stanno mostrando di essere di interesse per i wine drinkers abituali della Nuova Zelanda. Negli ultimi anni infatti hanno acquisito popolarità il Prosecco e il Cava, insieme alla birra artigianale. Inoltre, le varietà di nicchia come Malbec, Tempranillo e Sangiovese mostrano una crescita a lungo termine.

Un’altro dato interessante riguarda una recente tendenza di consumo. La Nuova Zelanda, Paese produttore di vino che cerca di farsi largo nel mercato mondiale, riserva particolare attenzione alle richieste dei consumatori. Cosa vorrebbe chi beve vino oggi? A quanto pare uno dei nuovi trend di consumo (che non riguarda solo il vino) soprattutto dei mercati nordamericano, nordeuropeo, australiano e neozelandese è la ricerca di un prodotto buono e corposo, fatto con metodi tradizionali, ma con meno alcol e meno calorie.
Per questo nel 2015 il ministero per le Industrie primarie del Paese, insieme a NZ Winegrowers, l’associazione nazionale dei produttori di vino, e a 15 cantine private hanno messo in piedi un progetto imponente per creare i Lifestyle wines: nome che sta ad indicare una serie di vini profumati e buoni al palato, come i tradizionali, ma con meno contenuto di alcol ed ottenuti non chimicamente, naturali. Un trend di consumo che sta investendo sempre più Paesi del mondo che forse andrebbe preso in considerazione…