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News Mercoledi 08 Aprile 2015

West Coast Usa: vini "autoctoni" e "leggeri"

Secondo Matteo Pastori la tendenza non è più avere in carta "i soliti noti"

di Luisa Chiddo

Matteo Pastori
Matteo Pastori è una giovane promessa del vino italiano negli Stati Uniti: partito facendo il sommelier a Londra a soli 19 anni, si è poi trasferito a Los Angeles, proseguendo la sua esperienza; a distanza di qualche anno è riuscito a realizzare il suo sogno: si trasferisce a San Francisco e diventa agente per una compagnia di import/export di vini italiani. Inoltre organizza wine event in giro per la California.

Raccontami un po’ di te: le tue esperienze, il tuo percorso e quello che stai facendo ora .
Ho iniziato a fare il sommelier a Londra a soli 19 anni. Iniziai dapprima con un corso Ais (Associazione italiana sommelier) e poi con quelli del Wset (Wine and Spirit education trust), diventando sommelier in uno dei ristoranti del The Dorchester Hotel , per poi ricoprire il ruolo di assistente al wine director.
Durante quel periodo ho avuto modo di conoscere molte persone e di creare i contatti che mi hanno permesso di trasferirmi negli Stati Uniti.
La mia prima collaborazione negli Usa è stata a Los Angeles, come sommelier presso un famoso ristorante italiano, Terroni. Fin da subito ho potuto assistere e partecipare alle attività della North American Sommelier Association.
Poco tempo dopo, una compagnia di import/export di vini italiani (Terravino) mi ha proposto di lavorare per loro chiedendomi di scegliere se continuare a stare a Los Angeles, dividendo il mercato con altri agenti o di trasferirmi a San Francisco e aprire un mercato autonomo. Ho scelto la seconda ed eccomi qui.
Attualmente il mercato si è espanso al punto che verranno fatte nuove assunzioni promuovendomi a capo area.
Recentemente, poi, un’azienda slovena conosciuta durante la mia esperienza londinese, dopo che l’ avevo introdotta personalmente nel portfolio di Terravino e avendo svolto per loro un eccellente lavoro nel Nord California, mi ha proposto di diventare il loro Brand Ambassador per gli Stati della costa Ovest negli Usa.
Per finire, organizzo eventi per consorzi e singole cantine in America, aiutando le aziende a promuovere i loro prodotti e la loro regione in questo promettente mercato. Ottimi risultati sono stati raggiunti, tra cui quello di mettere in contatto le cantine con gli importatori e giornalisti, come per l'evento organizzato a favore del Consorzio di tutela vini di Montefalco.

Come funziona il mercato dei vini italiani nella west coast?
I vini e i prodotti alimentari italiani sono da sempre presenti e molto apprezzati . La tendenza, però, non è più quella di avere in carta "i soliti noti", ma si e' alla continua ricerca di prodotti nuovi e autoctoni che rappresentino le tradizioni di un territorio. Inoltre l'attenzione del consumatore tende sempre piu' ad allontanarsi dai vini troppo maturi e super estratti (jamy-marmellatosi, in gergo), bensì prodotti più eleganti e bevibili, da accompagnare il pasto.
Il successo dei vini del vecchio mondo ha cambiato la mentalita' americana: persino i produttori Californiani stanno modificando i loro stili, piantando cloni di uve italiane e accorrendo a vinificazioni sempre piu' simili a quelle europee.

Consideri buona la qualità prezzo dei vini italiani in west coast?
Si, considerando sia gli elevati prezzi dei vini americani, sia il fatto che non vengono effettuati ingenti ricarichi da parte dei venditori, malgrado i vari costi di spedizione e tasse doganali. Inoltre, molte cantine italiane riservano prezzi speciali per il mercato americano.

Quali sono le caratteristiche che più preferisci dei vini italiani?
L’eleganza, la freschezza e la versatilita' nell’abbinamento. Vini in grado di raccontare un territorio, che esprimono dunque una forte autenticità.

Quali sono i vini più venduti in California?
Il prosecco, il pinot grigio e il Chianti sono ormai parte integrante di ogni lista, seguiti da Barbera, Montepulciano, i vari Nebbioli e il Brunello.
Anche se le cose stanno cambiando. Si e' alla continua ricerca di un prodotto nuovo, da uve autoctone che rappresentino al massimo la regione.
Sempre meno vitigni internazionali.
Altri vini, tra i bianchi la ribolla gialla, roero arneis, vermentino e fiano; tra i rossi del centro italia, il Sagrantino e' sempre piu' presente, mentre sale l'interesse per i vini del sud, soprattutto gli etna della regione sicilia e per finire, il Piemonte, protagonista indiscusso tra le regioni del nord italia.

Ti sembra vi sia una tendenza a richiedere vini biologici e/o biodinamici?
Sicuramente il Biologico puo' essere considerato una tendenza ai giorni d'oggi, ma non il Biodinamico che e' vista come una scuola di pensiero non condivisa da tutti.
Cio' che si cerca, in fondo, e' sempre un vino di qualita' che si differenzi dalla massa, ma che dimostri i propri cenni di appartenenza: in questi casi spesso qualcosa viene a mancare. L'importante e' non perdere di vista il fattore qualitativo e non compromettere le peculiarita' che caratterizzano una certa uva.

Quali sono le tendenze attuali riguardo al vino italiano a San Francisco?
Vi è una ricerca protesa a scoprire il "vino di nicchia", cercando "obscure varietals" (varietà oscure) poco conosciute, come ad esempio il Timorasso, Bonarda, Schiava, Carignano ecc. Se sono in pochi a produrre quel vino da quello specifico vitigno, vi potrebbero essere grandi potenzialità in questo mercato.
Certo… nelle liste i "grandi nomi" devono sempre esserci, ma viene dato un ampio spazio al medio/piccolo grazie alla loro unicità.

Che consigli daresti ai produttori che intendono affacciarsi o che già si trovano nel mercato Californiano?
Il primo è quello di avere una figura fisica che li rappresenti sul territorio, in modo da avere una presenza attiva nel mercato: un Brand Ambassador che sia in contatto continuo con i distributori , che partecipi alle fiere e organizzi degli eventi di promozione.
Il secondo è quello di mantenere il più possibile immutate le tradizioni , perché sono la nostra forza.
L'americano medio, ammira molto la nostra cultura, e perciò, bisogna mantenere integra la nostra identità.

Il tuo vino preferito?
Un buon Nebbiolo dopo un bicchiere di Champagne.