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News Lunedi 16 Dicembre 2013

Brasile: tempo di comunicare con i consumatori finali

Intervista a Giovanni Bacigalupo, tra i principali esperti di importazione.

di Michele Shah

Giovanni Bacigalupo
Giovanni Bacigalupo è, grazie all’attività ormai ultradecennale, con la sua Italian Wines Selection, uno dei maggiori esperti di importazione di vini italiani sul mercato brasiliano. In oltre 12 anni ha lavorato sia come consulenza commerciale che come agenzia di promozione di vini italiani in Brasile.

Alla luce della tua lunga esperienza sul vino italiano in Brasile, quale e' la tua percezione delle opportunità delle imprese italiane nel tuo mercato?
Il vino italiano è sempre stato visto dai consumatori brasiliani come vino di qualità e sempre è stato legato alla storia del vino nel Brasile (fino all' ingresso dei vini argentini e cileni nel nostro mercato , il vino italiano era il numero uno in importazione e consumo). Con la crescita della "cultura del vino" degli ultimi tempi (i brasiliani stanno imparando a bere sempre meglio e ogni giorno sono più curiosi a conoscere nuovi vini) e con una economia in evoluzione ritengo vi siano ancora ottime opportunità, anche a breve, per sviluppi di mercato per il vino italiano nel Brasile.

Quali sono a tuo parere le azioni che dovrebbero realizzare le imprese italiane del vino per migliorare le performance sul tuo mercato sia in termini di vendite che di posizionamento?
L’Italia ha oggi buonissimi vini e alcune tipologie che sono completamente sconosciute dai brasiliani. Logicamente questo è uno dei fattori che di solito blocca l’apertura di mercato per le cantine italiane. Credo che azioni più costanti e diversificate sul mercato brasiliano (non solo con giornalisti, ma con anche consumatori finali ), possono migliore le performance. Credo molto nei risultati derivanti da costanti degustazioni, dalla creazione di "ambasciatori" del vino italiano in Brasile, e di azioni di formazione anche delle reti commerciali.

Quali sono i principali errori che vedete fare alle imprese italiane sul vostro mercato?
Gli errori più comuni sono quelli che di solito le cantine italiane fanno sempre quando vedono un nuovo mercato: offrire il prodotto senza curarsi prima di verificare la qualità e il prezzo giusto richiesti dal mercato. Considerare che il "made in Italy" sia già una garanzia di sé per sé, senza invece investire su azioni di promozione di singoli marchi e denominazioni. E sommato a questo, l’Italia sbaglia sempre a fare qui azioni spot, che durano pochi giorni (senza nessun seguito dopo l’ evento).

Ritieni, però, che il made in Italy possa rappresentare un valore aggiunto sul tuo mercato?
Como spiegavo precedentemente, il Made in Italy è di sicuro un differenziale a favore e anche riconosciuto dai brasiliani ( principalmente nella regione di San Paolo ), però da solo non è una garanzia di successo e apertura di mercato sicura.

Quali sono i territori del vino italiani che a tuo parere hanno oggi maggiori potenzialità di sviluppo?

L’Italia ha la fortuna di avere tantissimi vini diversi, prodotti in quasi tutto il paese. Questo ci fa avere una differenziazione produttiva straordinaria, molto più ampia soprattutto rispetto ai vini argentini e cileni. I vini toscani sono sempre i più richiesti dai brasiliani e, a mio parere, hanno anche per il futuro maggiori potenzialità di sviluppo (sia per le grandi tipologie, sia per vini rossi più semplici). Ma credo che anche altre regioni possano avere ottime potenzialità di sviluppo rapido. Per esempio, credo nell’Umbria (con i suoi IGT e vini rossi), nelle Marche (con vini oggi con buon rapporto qualità/prezzo ) e delle isole italiane (che possono produrre vini tipici autentici), senza dimenticare i vini pugliesi tuttoggi molto apprezzati sul mercato brasiliano.

Nel 2014 alcuni produttori siciliani torneranno in Brasile, come già fatto nei due anni precedenti, per promuovere i propri vini. Come vedi il potenziale di mercato dei vini della regione Sicilia in Brasile?
Il Brasile ancora oggi apprezza maggiormente i vini rossi (sia per una questione culturale, sia per gli abbinamenti con la cucina locale) . La Sicilia ha una grande uva a bacca rossa, il Nero d’Avola, e per me ha anche grandi vini rossi prodotti oggi nell’area dell’Etna. Nel passato abbiamo avuto una richiesta crescente dei consumatori per il Nero d’Avola, ma a causa di alcuni fattori (come prezzi in rialzo e mancanza di promozione per fare conoscere la qualità vera della tipologia) abbiamo visto calare velocemente le richieste di mercato. Con azioni giuste, vedo la possibilità di un ritorno per il Nero d’Avola e un grande futuro per i vini dell’Etna.

Quale sarebbe il tuo consiglio ai produttori siciliani per posizionarsi sul mercato brasiliano?
Continuare la promozione nel nostro mercato. Oggi una grande difficoltà che abbiamo è legata al prezzo del prodotto all’origine e delle alte tasse che abbiamo per l’importazione di vini europei. Il brasiliano oggi compra senza paura le grande tipologie di vino italiano poiché credono che con queste hanno una garanzia di qualità che può giustificare il prezzo. Con azioni promozionali e formative costanti possiamo di sicuro fare conoscere l’eccellenza del vino siciliano e accrescere così le vendite.

Negli ultimi due anni l’Istituto della vite e del vino ha organizzato due importanti eventi in Brasile a San Paolo, come sono stati recepiti e che effetto hanno avuto sui vini siciliani nel mercato brasiliano?

A mio parere sono state due ottime opportunità che hanno consentito una buona risposta fra le persone che vi hanno partecipato, creando maggiore conoscenza nei confronti dell’enologia siciliana. Ancora oggi sento persone che parlano degli eventi legati al vino siciliano recentemente. E’ molto importante, però, proseguire con le azioni promozionali ed evitare che tali iniziative rimangano un "tocca e fuga" come spesso, purtroppo, l’Italia ha fatto nel nostro mercato.