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News Giovedi 17 Gennaio 2019

Ma quali nuove Anteprime?

Sono in tanti a chiedere da anni la riforma delle Anteprime delle nostre principali denominazioni ma poi non viene mai presentato un progetto concreto. Se questo è vero quali le ragioni di questa difficoltà a rinnovare un format che a noi appare da tempo obsoleto?

di Fabio Piccoli

Il nostro ultimo editoriale dal titolo "Anteprime vini, una riforma che non si può più rimandare" ( link) ha suscitato, come era prevedibile, numerosi commenti. Ringraziamo a tal riguardo tutti quei lettori che ci inviano i loro pareri, per noi sempre preziosi.
Abbiamo scelto, ovviamente, di riprendere con questo articolo i commenti più negativi rispetto alle opinioni che avevamo espresso nel nostro editoriale perché riteniamo che siano più utili per un’analisi aperta e costruttiva di queste iniziative delle più importanti denominazioni italiane.
Sintetizziamo questi pareri a noi non allineati prendendo l’analisi di un nostro lettore, addetto ai lavori, che ci ha chiesto però di rimanere anonimo attraverso una mail privata.
"Da ormai almeno 15 anni ogni tanto qualcuno si alza, produttori, giornalisti, rappresentanti istituzionali, ecc., per dire che occorre riformare le Anteprime, ma mai " dico mai " nessuno è stato in grado di fare una proposta concreta di come fare tale riforma. Mi sono fatto l’idea che dire che bisogna riformare le Anteprime è come affermare che "non esistono più le mezze stagioni", "Venezia è bella ma non ci vivrei" e così via. Io anche insieme a tanti colleghi ho tentato di pensare a qualcosa di diverso ma non siamo riusciti a trovare una strada per cambiare la formula. Così come nessuno di quelli che dicono che occorre riformare ha mai portato un progetto concreto".
Messa così, siamo onesti, difficile non essere d’accordo con il pensiero espresso dal nostro lettore "dissidente".
E’ notorio, infatti, e questo non riguarda solo il nostro mondo del vino, che spesso ci si limita a polemizzare, a dissentire e difficilmente si passa al formulare proposte concrete, alternative serie realizzabili.
Inutile ricordare il cosiddetto "teatrino della politica" che ci ha abituato da decenni a questo stile comunicativo.
Sarebbe quindi molto più facile liquidare qualsiasi forma di dissenso affermando che fino a quando non si hanno alternative si deve "bere la minestra" che si ha sul tavolo.
Di seguito, pertanto, riportiamo quanto abbiamo risposto al nostro lettore dissidente nella speranza che questo aiuti a tenere aperta la porta del confronto.
"Conveniamo con lei che molti ‘obiettori" alle Anteprime non hanno poi idee precise sul cosa fare. Noi, senza falsa immodestia, non solo avremmo idee molto chiare al riguardo ma nelle prime edizioni di Anteprima Amarone riuscimmo anche a dimostrare che si potevano realizzare eventi non solo ‘celebrativi’ ma anche di analisi sia dell’andamento della denominazione (ma quelli veri senza veli) sia sulle prospettive, del percepito sul mercato. Poi subentrarono le classiche problematiche del nostro sistema produttivo, da un lato i Consorzi costretti ad accontentare tutti, dall’altra le lotte tra le imprese, le pregiudiziali ideologiche tra grandi, piccole imprese, tra cooperatori e industriali, imbottigliatori e artigiani.
Non solo, ma in questi ultimi anni, con un mondo che si è rivoluzionato totalmente, in cui non solo non vi sono più certezze ma la situazione è diventata drammatica per molte realtà si dà la sensazione che nulla è cambiato. Non si ha il coraggio, ad esempio, di invitare analisti che sarebbero in grado di fare approfondimenti molto più interessanti e utili anche alle imprese e agli operatori. Ma anche sul versante, chiamiamolo prettamente tecnico, cioè quello dell’evoluzione dei gusti, dell’approccio sensoriale, stanno cambiando molte cose ma quasi sempre pensiamo che si modifichino solo gli strumenti (vedi l’esempio dei social media) e non la necessità di modificare anche alcuni contenuti.
Noi ci confrontiamo quotidianamente con produttori e spesso riceviamo suggerimenti molto utili e interessanti anche sul come cambiare alcuni format, non solo relativi alle Anteprime ma anche in relazione ad eventi internazionali, a fiere, a b2b, ecc.
Il problema, come ben sappiamo, è che poi ci si appiattisce perché c’è la paura di esprimere i propri pareri preoccupati solo di difendersi dai possibili attacchi dei propri competitori locali. E i Consorzi sono in mezzo a tutto questo spesso con le armi spuntate (‘cornuti e mazziati’ si direbbe utilizzando un famoso detto). Anche oggi che si parla di riforme dei Consorzi che dovrebbero portarli finalmente anche a gestire l’offerta vitivinicola del proprio territorio (prezzi soprattutto) poi alla fine si rischia di cadere nella solita modalità di sempre.
In questi giorni ci hanno chiamato e scritto molti produttori rispetto al nostro editoriale, la maggioranza converge sulle nostre opinioni ma non è questo che ci interessa. A tutti loro rispondiamo allo stesso modo. Se concordate con le nostre opinioni fatevi sentire con trasparenza, senza polemiche sterili, ma portando suggerimenti operativi concreti e seri".