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News Martedi 14 Settembre 2021

Le Famiglie Storiche, uno straordinario racconto sulla Valpolicella e su l’Amarone

La nota associazione che unisce oggi tredici cantine storiche della Valpolicella ha realizzato, con la regia di Michael Gasparini, un eccellente docufilm che rappresenta un vero e proprio inno all’eccellenza di questa terra straordinaria e al suo vino più famoso.

di Fabio Piccoli

Uno dei più begli atti d’amore nei confronti della Valpolicella e di sua maestà l’Amarone che mi sia mai capitato di vedere. Voglio subito sgomberare qualsiasi dubbio, a coloro che ancora non l’hanno visto, ma il docufilm realizzato, a mio parere magistralmente, dal giovane regista Michael Gasparini, non è assolutamente un video promozionale delle tredici aziende socie delle Famiglie Storiche ma un bellissimo racconto dedicato ad una terra e ad un vino che sono diventati, negli ultimi quarant’anni, un patrimonio della vitivinicoltura del nostro Paese.

Un risultato assolutamente sorprendente, merito indubbiamente di Michael Gasparini, classe 1988, originario di Negrar ma con già notevoli esperienze internazionali e collaborazioni con brand di prestigio come Tezenis, Emporio Armani, Versace JC, Bulgari, Max Mara, tanto per citare alcuni dei più noti.

Gasparini si è approcciato a questa “sfida” nella modalità migliore: senza pregiudizi e cercando di estrapolare dai racconti dei tredici protagonisti delle Famiglie Storiche gli elementi che meglio d’altri potessero raccontare i valori più forti della Valpolicella e dell’Amarone. E, bisogna ammetterlo, ci è riuscito perfettamente e probabilmente grazie proprio alla sua “verginità” sul fronte vitienologico gli ha consentito di stare lontanissimo dai soliti stereotipi sul vino e sui territori del vino.

I circa 15 minuti del docufilm, intitolato “Le Famiglie Storiche: un racconto sull’Amarone”, scorrono velocemente su due piani: uno in bianco e nero con i protagonisti dell’Amarone che raccontano in pochi secondi cosa per loro rappresenta questo vino e la loro terra; uno a colori dove scorrono le immagini della Valpolicella, vista da molti punti di vista, da quello paesaggistico a quello “umano”, con i volti e le mani di donne e uomini impegnati in vigna.

Il tutto, però, senza mai cadere nella cosiddetta retorica del vino e, tantomeno, nell’incensare l’Associazione e il suo ruolo ma, molto più efficacemente, esaltando i valori di una terra e di un vino e di uomini e donne che quotidianamente si spendono per esaltare al meglio l’eredità che hanno ricevuto.
Per questa ragione si può considerare questo lavoro un contributo prezioso alla promozione di tutta la denominazione e di questo va dato merito alle Famiglie Storiche nell’auspicio che questa modalità comunicativa dia un’ulteriore contributo alla fine degli scontri con il Consorzio di tutela.

L’aspetto che più di ogni altro mi ha convinto nel docufilm di Gasperini è l’essere riuscito in così poco tempo a mettere in risalto tutti i valori di questo territorio e del suo vino più importante. Valori espressi nelle brevissime frasi dei tredici produttori che si possono considerare una sorta di manifesto dei fattori identitari più rilevanti della Valpolicella e dell’Amarone.
A partire dalla frase introduttiva di Tiziano Castagnedi, di Tenuta Sant’Antonio: “Ricordo non tantissimi anni fa, quanto erano povere le nostre valli. Le colture di grano e mais erano intervallate da pochi filari di vite. Le terre meno fertili erano lasciate ai ciliegi. Oggi tutto questo non esiste più e grazie alla vigna questa terra è diventata un gioiello riconosciuto e riconoscibile in tutto il mondo”.

Un bel modo per ricordare a tutti che la storia di successo di questa terra è molto più breve di quanto si possa immaginare (spesso ce lo dimentichiamo) e questo deve stimolare ulteriormente tutti i produttori (e per tutti si intende tutti, nessuno escluso) a preservare il più possibile questo “gioiello” che oggi è forte e fragile allo stesso tempo. Dare per scontato la forza della Valpolicella e dei suoi vini potrebbe trasformarsi nell’errore più grave per questa terra.

Bene, a questo riguardo, ha fatto Sandro Boscaini, presidente di Masi, a ricordare il bivio su cui spesso si sono trovati davanti i produttori dell’Amarone: “Definire se l’Amarone debba essere un grande vino o un grande business, usando le parole di Carlo Speri”. Un bivio che ha portato spesso alcuni produttori di questa terra a scegliere qualche scorciatoia per accelerare la strada verso il successo. Ma non ci può essere un business duraturo senza investire costantemente nella qualificazione dell’Amarone. Questo lo si potrebbe definire il messaggio più rilevante del docufilm di Gasperini e tutti gli interventi, a vari livelli hanno cercato di dare sostanza a questa tesi iniziale.

Come Luca Speri (Speri), ad esempio, che ha giustamente “legittimato” le diversità all’interno della Valpolicella, all’interno delle Famiglie Storiche: “Ognuno cerca la qualità, ma a modo proprio, in relazione al terroir… ma anche da scelte e gusti personali…”. A proposito di terroir molto bella la spiegazione che ne fa Franco Piona: “Terroir e una parola che esprime in modo sintetico il concetto di un uomo che cammina in una terra che conosce bene e il suo bagaglio di conoscenza riesce a trasferirlo in un percorso gustativo”. E sempre su questo fronte preziose anche le parole di Alessandro Venturini (Venturini): “Avere prodotti diversi ma accomunati dalla stessa filosofia produttiva”. Ma la diversità delle produzioni della Valpolicella sono dettate anche dall’incredibile eterogeneità di questo territorio “che puoi leggere anche guardando i colori del terreno che può variare da un metro all’altro…” come ha sottolineato Sabrina Tedeschi (Tedeschi).

Ma il docufilm è utile anche per far comprendere l’evoluzione che ha avuto questa terra. “Mio padre - ha raccontato sempre Boscaini - si è mosso con l’intuito, in maniera empirica, le generazioni attuali possono avvalersi della ricerca e della scienza per migliorare le performance in vigna e in cantina”.

La parte finale del racconto è stata dedicata all’Amarone facendo emergere, in particolare, e il ruolo chiave dell’appassimento “una tecnica che può essere realizzata ovunque, per qualsiasi uva, ma senza mai poter ottenere i risultati della Valpolicella grazie ad una vocazione unica e un’uva, in particolare la Corvina, che meglio d’altre si presta all’appassimento”, ha spiegato Boscaini.
Ed è sempre Boscaini che ha individuato nel “dare quell’illusione di dolcezza” la chiave del grande successo dell’Amarone a livello internazionale.
Alla fine del docufilm si ha la netta sensazione di avere ascoltato racconti e visto immagini che testimoniano l’impegno di tredici produttori, ma anche di tanti altri ancora (fortunatamente), di essere, come ha ben evidenziato Marilisa Allegrini (Allegrini), “i  fedeli custodi di questa terra”.

 

Le Famiglie Storiche

L’Associazione, nata nel 2009, riunisce oggi 13 dei nomi più importanti della Valpolicella e dell’Amarone: Allegrini, Begali, Brigaldara, Guerrieri Rizzardi, Masi, Musella, Speri, Tedeschi, Tenuta Sant’Antonio, Tommasi, Torre d’Orti, Venturini e Zenato. Un gruppo di produttori e di aziende tutte a guida familiare (e proprietarie dell’Antica Bottega del Vino, diretta da Luca Nicolis, uno dei luoghi storici del buon bere a livello mondiale), che hanno contribuito in maniera decisiva a fare della Valpolicella uno dei territori più prestigiosi d’Italia e dell’Amarone uno dei vini di maggior successo nel mondo (che complessivamente controllano 800 ettari vitati per la produzione di Amarone, ne commercializzano 2,3 milioni di bottiglie per un fatturato complessivo di circa 81 milioni di euro, di cui il 70% frutto dell’export).