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News Venerdi 08 Gennaio 2021

La valorizzazione dell’Oltrepò Pavese: un distretto eno-agroalimentare di qualità, volano dello sviluppo economico del territorio

"L’Oltrepò Pavese di domani nasce oggi": è sinteticamente il messaggio delle istituzioni lombarde che in un ampio progetto di sviluppo del territorio hanno intrapreso azioni concrete per consolidare un grande sistema produttivo e turistico.

di Giovanna Romeo

Giunge alla conclusione con la fine del 2020 la seconda annualità del progetto di valorizzazione del territorio dell’Oltrepò Pavese che ha visto la partecipazione di una task force inedita. Regione Lombardia, Camera di Commercio di Pavia e Unioncamere Lombardia in collaborazione con il Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese, il Distretto del Vino di Qualità dell’Oltrepò Pavese e il Consorzio Club Buttafuoco Storico, si sono affiancate con sinergia per sostenere nei diversi ambiti di eccellenza un territorio fortemente colpito dalla crisi, le cui dinamiche virtuose, ridefinite e riposizionate, posso essere nuovamente generatori di valorizzazione economica ed enoturistica.

Un comparto eno-agroalimentare fiore all’occhiello di una Regione con una vitalità produttiva che riguarda non solo le aziende vitivinicole, tra mosaici di vigne e piccole realtà rurali, ma di un settore agroalimentare ampio che vede un offerta gastronomica di molteplici specialità: il salame di Varzi, la coppa dell’Oltrepò Pavese (insaccato ottenuto da suini di razze idonee allevate con i prodotti del luogo), la mostarda di Voghera, il Nisso di Menconico, formaggio di lunga stagionatura chiamato anche “che salta e che brucia”, il miele dell’Associazione Apicoltori Pavesi o la grande varietà di dolci, dalle ciambelle alla torta di mandorle, famosa quella di Varzi. 

Fabio Rolfi, Assessore regionale lombardo all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi Verdi, commenta così: “L’Oltrepò pavese è il primo territorio lombardo per produzione vitivinicola e la Regione sta investendo su questo comparto al fine di creare indotto economico e una completa valorizzazione di tutta la zona. La scelta vincente è quella di comunicare meglio all’esterno la qualità dei vini e creare una unione indissolubile tra etichette e aree produttive, migliorando così la narrazione dei prodotti. Le novità gestionali introdotte in questi anni e una nuova consapevolezza delle proprie potenzialità da parte di tutti gli attori coinvolti stanno contribuendo in maniera decisa e concreta a costruire l’Oltrepò pavese del futuro” conclude l’assessore.”

Il Territorio dell’Oltrepò Pavese è un’area della Provincia di Pavia di circa 1000 km quadri che prende il suo nome dalla propria posizione, collocato “oltre il fiume Po” e disegnato naturalmente come un grappolo d’uva adagiato tra le Province di Piacenza e Alessandria. Patria della vitivinicoltura italiana con 13.500 ettari di vigneti su un territorio dove operano circa 1700 aziende vitivinicole, solitamente medio-piccole e a conduzione familiare, produce il 62% del vino lombardo (Pinot Nero, Croatina e Riesling). Suddiviso in valli - Staffora, Nizza e Ardivestra – è la terza area italiana più estesa per superficie, occupata da una produzione vinicola prevalentemente a denominazione, che già nel 1884 vantava 225 vitigni autoctoni. Una rapida crescita dovuta al rinnovamento post fillossera ha portato nel 1912 ad una delle prime produzione di spumante prodotto da SVIC (Società Vinicola Italiana di Casteggio), pubblicizzata in America con un grande cartellone ben visibile a New York accanto alla Statua della Libertà. 

La crisi di mercato ha favorito l’aggregazione delle piccole realtà con l’obiettivo di condividere gli strumenti di lavoro, ridurre i costi e aumentare la massa critica nei confronti della controparte commerciale. Oggi l’Oltrepò conta oltre 4000 cantine tra cui alcune grandi Cantine sociali e cooperative, un distretto di qualità che vede al centro della produzione la bacca nera, Uva Rara, Croatina, Barbera, Pinot Nero, in un habitat naturale di argille e limi, marne argillose e marne sabbiose, un ecosistema costituito da elementi fondamentali per la qualità dell’uva: clima, terreno, vitigno. 

I dati, forniti dal Distretto del Vino di Qualità, dicono che i vitigni più coltivati sono la Croatina (4.000 ettari), la Barbera (3.000), il Pinot Nero (quasi 3.000), il Riesling (1.500) e il Moscato (500) con i quali si copre l’84% dell’intera superficie viticola dell’Oltrepò. Altri sono Uva Rara, Vespolina, Pinot Grigio, Chardonnay, Malvasia, Cortese, Sauvignon, Cabernet Sauvignon e Mornasca (Uva di Mornico). La Croatina è alla base del vino Bonarda prodotto da 300 aziende in diverse etichette che, insieme alla Barbera, diventa l’Oltrepò Pavese Rosso, il Buttafuoco Storico con il suo distretto di 16 produttori, e il Sangue di Giuda, vino rosso dolce lievemente frizzante e di bassa gradazione alcolica prodotto in 9 comuni e 2 milioni e mezzo di bottiglie esportate soprattutto negli USA. 

I genotipi del Pinot Nero erano invece coltivati in questa zona sin dai tempi dei Romani. I dati forniti dal Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese indicano per il Pinot Nero produzione che rappresenta il 75% dell’intera produzione nazionale, così come la Croatina con il 70%. La Provincia di Pavia con i quasi 3.000 ettari di Pinot Nero è la prima zona, per estensione, in Italia e una delle zone più importanti a livello mondiale per la produzione di spumanti con 12 milioni di bottiglie annue (di cui 1.5 milioni di spumante Metodo Classico). Analogo primato spetta a livello italiano al Riesling (italico e renano) che ha trovato il territorio ideale in una microzona fatte di piccole valli nei comuni dell’area centrale. 

Il Commissario Straordinario della Camera di Commercio di Pavia Giovanni Merlino dichiara “Il progetto, che giunge alla seconda annualità, mira al rafforzamento e alla promozione dell’immagine dell’Oltrepò vitivinicolo attraverso la condivisione, in sinergia tra pubblico e privato, di una pianificazione strategica di sviluppo locale per la promozione dei prodotti agro-alimentari di qualità. La sfida è quella di riuscire a far conoscere un’area rurale che non solo fotografa un mosaico di vigne ma che è ricca di produzioni, specificità locali e di un patrimonio culturale, materiale e immateriale, in grado rendere molto attrattivo questo territorio e di favorire una diffusa cultura dell’accoglienza. E in questo senso siamo convinti che la filiera rappresenti un valore aggiunto. La capacità di fare qualità e la necessità di aggregarsi per competere sono infatti bisogni che l’emergenza Covid-19 ha ancor più evidenziato: solo facendo fronte comune di esperienze ed energie si può progettare il futuro dei territori. 

Sono quattro in sintesi le azioni fondamentali per un nuovo slancio: Vino, Vite, Cultura vedono un guida 2.0, un app compatibile con telefoni IOS ed Android e 15 itinerari differenti con botteghe, agriturismi, prodotti e locali che lavorano a km zero per accogliere il turismo di prossimità. Autunno Pavese in tour, ripensato in azioni e incontri virtuali spalmati su 40 aziende a cui hanno partecipato 1000 persone e raggiunto altre 560mila con una campagna social a supporto delle varie attività. B2B, 52 meeting virtuali con 16 buyer europei e infine Oltrepò Food & Wine, 3 appuntamenti alla scoperta dell’Oltrepò, e A Pavia si beve Oltrepò, portale www.apaviasibeveoltrepo.it. Una campagna di marketing territoriale del vino che nasce con l’obiettivo di fare cultura del vino dell’Oltrepò, spiegando a turisti e appassionati le peculiarità del ricco patrimonio di vitigni e di DO del territorio pavese.