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News Venerdi 13 Marzo 2015

La "restituzione" di Celestino

Inaugurata la nuova cantina Zymé di Celestino Gaspari

di Fabio Piccoli

Celestino Gaspari

L’inaugurazione di una cantina nuova è sempre e comunque una bella notizia. Ancor di più se avviene in una fase economica non certo delle più facili.
Ma l’inaugurazione della nuova cantina Zymé di Celestino Gaspari ci dà lo spunto a numerose riflessioni perché, a nostro parere, non siamo di fronte "solo" alla nascita di un nuovo sito produttivo.
Non si può iniziare, quindi, questa storia senza partire dal suo protagonista assoluto, Celestino Gaspari. Lo conosciamo da molti anni, ormai. Per molto tempo è stato considerato "semplicemente" il genero di quel Giuseppe Quintarelli che è entrato nella storia del vino italiano come una sorta di padre della vitivinicoltura di qualità della Valpolicella. Difficile affrancarsi da un’eredità così straordinaria ma anche così pesante.
Eppure Celestino ha fatto di tutto, ormai da oltre vent’anni, per non essere "conosciuto" solo per via di questa prestigiosa parentela. Molte aziende della Valpolicella, soprattutto nella fase più difficile di start up, devono parecchio a questo enologo oggi cinquantenne (Tenuta Sant’Antonio, Marion, Latium, tanto per citare alcune delle più note).
Ma in Celestino vi è sempre stato quel senso di irrequietezza tipico di chi punta a creare qualcosa di assolutamente personale, identitario, nel quale riconoscersi fino in fondo.
Non ci possiamo quindi meravigliare, noi che abbiamo seguito Celestino Gaspari in questo lungo percorso, che lui sia "approdato" nella costruzione della nuova cantina Zymé.
Ecco, Zymé, una tappa fondamentale per Celestino Gaspari. All’inizio del progetto Zymé, siamo nel 1999, a noi che lo seguivamo ci sembrò quasi una provocazione la nascita di Harlequin, il vino ottenuto da 15 vitigni, di cui 4 bianchi e 11 rossi e venduto a una cifra capogiro (oltre 200.000 lire). In quel periodo anche la stampa internazionale ne parlò parecchio e considerò Celestino il primo "garagista" italiano e l’Harlequin il primo vin du garage del nostro Paese. Una definizione, letta adesso, decisamente riduttiva per un uomo che probabilmente già all’epoca aveva le idee molto chiare.
Quelle idee che l’hanno portato il 30 gennaio scorso ad inaugurare la nuova cantina, un luogo decisamente fuori dal comune.
La cantina, infatti, nasce nel cuore della Valpolicella Classica a San Pietro in Cariano, all’interno di una cava di pietra calcarea risalente al 1400 d.c., luogo fisico, ma anche simbolico, emblema della sinergia tra natura e storia. Il progetto si sviluppa nel dialogo armonico con la memoria del luogo, cercando di esaltarne le caratteristiche e di venire incontro alle esigenze produttive della genuinità del vino in fase di stoccaggio e di invecchiamento, garantite proprio dall’assenza di luce solare e dalla stabilità termica. Il corpo basamentale è rivestito con la pietra estratta in fase di scavo e attraverso esplicite bucature accompagnate da inserti in acciaio richiama l’ambiente della cava preesistente. Il profilo esterno della cantina e le piantumazioni dei giardini pensili creano un andamento mosso e irregolare che mitiga l’impatto visivo del corpo basamentale e dialoga con equilibrio con il versante dell’anfiteatro collinare di via Cà del Pipa. Vista dall’alto, la struttura della cantina ricorda la forma a pentagono di una foglia di vite, logo di Zýmē.
Ma questo, come già evidenziato, non è solo un luogo ma l’espressione architettonica del pensiero di Celestino Gaspari che a noi piace sintetizzare in una parola da lui spesso evocata: restituzione.
"Vengo da una famiglia contadina, non certo ricca, dei Monti Lessini. Ho conosciuto il senso dell’economia povera e dell’impegno duro per evolversi, crescere. Spesso in bilico tra la scelta del fare o il dover rinunciare. Non ho mai puntato solo ad un riscatto personale quanto all’investimento che dovrà proseguire anche dopo di me. Insomma ho sempre cercato di agire all’interno del concetto dell’eredità e della restituzione, possibilmente migliorata, di ciò che abbiamo avuto. Tutto ciò è possibile se si esce dall’idea dello sfruttamento della terra per entrare nell’utilizzo essenziale di ciò che serve e basta, in una continua ricerca dell’equilibrio e dell’armonia".
Un equilibrio e un’armonia che si ritrova in pieno in questa nuova cantina-pensiero di Celestino.
Non si può, in conclusione, non essere felici di sapere che esistono produttori come Celestino Gaspari non tanto e non solo per la qualità dei vini che produce ma in quanto possessore di quel principio prezioso della "restituzione" che si può anche tradurre nello straordinario senso della "gratitutidine".
Solo chi è grato di ciò che ha e ha avuto è in grado di restituire.