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News Giovedi 02 Gennaio 2014

La frammentazione vero limite allo sviluppo dell’export made in Italy

Intervista a Stevie Kim, managing director di Vinitaly International. Il 3 febbraio si inaugura a New York Vinitaly International Academy, spiegare, divulgare e trasmettere le caratteristiche del vino italiano, per tutti i livelli di conoscenza, dal novello all’esperto.

di Fabio Piccoli

Stevie Kim con Ian D'Agata
Spesso ci si rammarica che il vino italiano non abbia una vera cabina di regia per la promozione del sistema enologico nazionale sui mercati internazionali. Su questo fronte vi sono numerosi punti di vista tra gli addetti ai lavori: chi considera indispensabile una regia per coordinare al meglio le iniziative internazionali e definire una strategia collettiva del brand "vino made in Italy"; chi invece pensa che non sia poi così fondamentale e che le aziende ormai sono mature per organizzarsi in maniera autonoma.

Su questo tema, molto complesso per la verità, siamo intervenuti più volte in questi primi mesi di Wine Meridian, e sicuramente ci torneremo ancora, ma, approfittando dell’intervista a Stevie Kim, senior advisor della direzione generale di VeronaFiere, nonché la managing director di Vinitaly International (www.vinitalyinternational.com), noi consideriamo il brand "Vinitaly" il potenziale, straordinario contenitore dell’immagine del vino italiano nel mondo.
Per questo riteniamo molto interessante il punto di vista di Stevie Kim che ormai da quasi cinque anni è infaticabile manager di Vinitaly International che accompagna centinaia di aziende vitivinicole italiane su numerosi mercati mondiali del vino.
Conosciamo Stevie fin dall’inizio della sua "avventura" con VeronaFiere Vinitaly e di lei abbiamo sempre apprezzato entusiasmo e passione e, pur non essendo italiana, un assoluto coinvolgimento nel destino della nostra enologia.

Innanzitutto Stevie, alla luce della tua ormai importante esperienza di Vinitaly International nell'accompagnamento delle imprese del vino italiano nei mercati internazionali, quale è dal tuo punto di vista la capacità attuale del sistema vino Italia nel proporsi al mondo? E sempre dal tuo osservatorio privilegiato come vedi lo stato di salute del vino italiano sui mercati internazionali? Ritieni che in questi anni l'immagine del vino italiano nel mondo sia cresciuta?
Il vino, insieme alla cultura e alla storia di questo Paese, sono elementi che hanno sempre suscitato ammirazione ed interesse oltre confine. Il vino italiano, infatti, non ha avuto grosse difficoltà a ritagliarsi una fetta di mercato in Paesi vicini come Germania, ma anche oltreoceano, in America dove il nettare di bacco è molto conosciuto ed apprezzato. Paesi invece come Russia e Cina, hanno un gran potenziale ma purtroppo mancano ancora di conoscenza sufficiente del nostro prodotto, così da portare i consumatori a scegliere dell’altro (es. vino francese o addirittura spagnolo o australiano in Cina). Ma i numeri promettono bene.
La nostra debolezza, soprattutto nei Paesi emergenti, sta nella mancanza di un vero e proprio sistema Paese. I nostri produttori spesso tendono a muoversi in modo frammentato senza tenere conto del fatto che un’azione unitaria potrebbe portar maggiori risultati.

Sempre alla luce della tua esperienza quali sono gli errori da non commettere da parte delle imprese italiane sui mercati internazionali, soprattutto nei confronti di buyer e media?
Prima di tutto i nuovi mercati, ad esempio quello cinese, dovrebbero essere affrontati con prospettive realistiche. Popolazioni numerose come quella cinese sembrano offrire infinite possibilità di vendita, si dovrebbe, tuttavia tenere conto del fatto che qui la classe media è ancora in via di sviluppo, soprattutto se si parla di approccio al vino; non è interessata al vino importato, ma soprattutto non lo compra perché ancora non lo conosce abbastanza. In Paesi come la Cina, quindi, è importante far conoscere la cultura italiana, insegnare ai consumatori locali come apprezzare il nostro vino, che essendo più complesso di quello francese è anche più complicato da capire e quindi da vendere. Solo chi è pronto ad un continuo lavoro ed investimento a lungo termine può penetrare questo mercato e consolidare qui la propria posizione. I punti di forza dell’Italia sono la moda e la cucina e quindi il famoso "stile italiano" che oltremare suscita forte interesse ed ammirazione. Dovremmo dunque usare questo come leva per introdurre il vino italiano nei mercati esteri.

Quali sono a tuo parere i mercati internazionali oggi più favorevoli e pronti al vino italiano?
Sicuramente quello degli Stati Uniti è il mercato dove il vino italiano è meglio radicato (il vino italiano negli Usa è leader tra i vini stranieri con una quota di mercato del 26,8% in volume e del 32,6% in valore). Paesi invece che stanno attraversando in questo periodo una forte crescita economica, come per esempio la Russia, la Cina, e certi paesi di Sud America, sono degli ottimi sbocchi per il mercato del vino italiano. In questi Paesi insieme con una crescita economica molto forte, aumentando repentinamente anche l’interesse verso il nostro paese e i suoi prodotti.

Tra i mercati emergenti quali sono realmente i più interessanti, quali azioni si potrebbero realizzare su questi mercati per accelerare le possibilità di sviluppo per il vino Italiano e le sue imprese?
In Russia, per esempio, il vino è di moda come abbiamo potuto appurare dai ristoratori e distributori locali in occasione dell’ultimo Vinitaly Russia a Mosca. I russi hanno sicuramente una conoscenza maggiore del vino italiano rispetto al popolo cinese, il quale, pur essendo ancora molto affezionato al prodotto francese sta cambiando atteggiamento. Durante Vinitaly China ad Hong Kong i primi due giorni erano interamente dedicati al pubblico trade. L’impressione che abbiamo avuto è che l’affluenza fosse maggiore nel padiglione italiano rispetto a quello francese. Il terzo giorno invece, dedicato ai consumatori, l’interesse era maggiormente rivolto al vino francese. Questo ci fa capire che il consumatore, che rappresenta il presente, ancora preferisce ciò che conosce. Il trade, invece, che programma le tendenze di mercato future, guarda al vino italiano. Ogni territorio va dunque valutato singolarmente in base alla conoscenza che la popolazione ha sul vino e dal suo potere d’acquisto.

Quali sono le strategie attuali e future di VeronaFiere Vinitaly per sviluppare ulteriormente le opportunità di export per le imprese del vino made in Italy?
La nostra strategia sta nel far diventare Vinitaly sempre più internazionale. Per raggiungere questa meta cerchiamo di far partecipare sempre più opinion leaders, importatori, buyers e giornalisti stranieri. Ci teniamo a creare rapporti di comunicazione e co-marketing con i key players e gli opinion makers locali, non limitandoci all’evento singolo, ma mantenendo aperto il dialogo durante il corso dell’anno. Lo scopo è quello di scambiare le rispettive opinioni al fine di comprendere il modo migliore per ottimizzare il servizio fornito ai produttori, soprattutto per quanto riguarda la visibilità: far vendere una bottiglia in più rimane sempre il nostro obiettivo! Quest’anno, in occasione di Vinitaly Usa a New York il 3 febbraio lanceremo due nuove iniziative:
- VIIC: "Vinitaly International Importer Connect" progetto B2B in partnership con Beverage Trade Network, una delle più grandi piattaforme che mette in rete tutti attori del beverage, acquirenti, distributori, importatori e produttori e che fa base negli States.
- VIA – Vinitaly International Academy, che aprirà per la prima volte le proprie porte in occasione di Vinitaly Usa il 3 febbraio a New York presso il Metropolitan Pavilion. Si tratta di un’innovativa serie di masterclass che combinerà degustazioni mirate con lezioni specifiche su i principali vitigni italiani. L’accademia, la cui direzione scientifica è stata affidata ad uno dei maggior giornalisti ed opinion leader internazionali, Ian D’Agata, è stata creata per spiegare, divulgare e trasmettere le caratteristiche del vino italiano, per tutti i livelli di conoscenza, dal novello all’esperto, in base al mercato a cui si rivolgerà.