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News Mercoledi 18 Marzo 2015

L'Italia del vino secondo gli addetti ai lavori

Vinitaly chiede ai maggiori esperti qual'è il futuro del vino all'estero

di Agnese Ceschi

L’Italia del vino mette a segno un altro record. Lo dice oggi l’Istat, fissando poco sopra 5,11 miliardi di euro il dato definitivo relativo all’export 2014, contro i 5,04 miliardi del 2013. Tiene anche il dato sulle quantità con oltre 20,54 milioni di ettolitri, contro 20,32 dell’anno precedente, e questo nonostante la difficilissima congiuntura di mercato. Per capire le dinamiche che hanno portato a questo risultato e quali scenari si prospettino per l’immediato futuro e nel medio periodo, quali siano i Paesi sui quali continuare ad investire e il ruolo della politica negli scambi internazionali, riportiamo alcuni estratti delle interviste che Vinitaly (Verona, 22-25 marzo 2015) ha realizzato ad alcuni dei protagonisti del sistema vitivinicolo italiano.
A loro Vinitaly ha chiesto cosa sta succedendo, cosa sta cambiando nell'ultimo periodo e cosa si può fare per mantenere la leadership rispetto ai mercati stranieri. "Il 2015 sarà l’anno in cui la competitività del vino italiano diverrà la prima carta da giocare sui mercati internazionali. Potremo far leva sull’indebolimento dell’euro per riprendere alcuni punti sulla crescita in termini di export e certamente contare su EXPO 2015 che sarà un importante volano e una vetrina per la promozione e l’affermazione del vino Made in Italy nel mondo. Il rallentamento generale dell’economia negli ultimi anni ha iniziato ad interessare anche parecchi dei principali mercati di consumo del vino. Crescite considerevoli in termini di export hanno riguardato gli Stati Uniti, il Canada e i Paesi Scandinavi, mentre la nostra distribuzione tiene in Giappone, Germania e Regno Unito. Brasile, Ucraina e soprattutto Cina sono invece i Paesi più difficoltosi" dice Sandro Boscaini, presidente Federvini. Secondo Domenico Zonin, presidente Unione Italiana Vini "era facilmente prevedibile che il trend di crescita degli ultimi anni avrebbe rallentato. Un fenomeno fisiologico che non va, però, visto negativamente: oggi la sfida è consolidare le posizioni conquistate per rendere stabile il successo ottenuto sui mercati internazionali, continuando ovviamente a lavorare per la crescita". Riccardo Cotarella Presidente Assoenologi Presidente Comitato Scientifico Padiglione Vino – A taste of Italy ad EXPO 2015 dice: "La sfida non è soltanto la conquista dei nuovi mercati ma anche e soprattutto consolidare le nostre posizioni in quei Paesi che storicamente ci hanno permesso performance straordinarie. Tutti i mercati, e non soltanto per il vino, sono in continua evoluzione e trasformazione. Cambiano i gusti ma ancor di più il livello culturale dei consumatori. E noi dobbiamo anticipare tutto e tutti facendoci trovare, per primi, pronti a cogliere qualunque principio di cambiamento". Parla dei mercati su cui concentrarsi Riccardo Ricci Curbastro, presidente Federdop, "che sono sicuramente i mercati extra comunitari che sono cresciuti di più di quelli dell’area UE. Dobbiamo però ancora lavorare molto sugli accordi bilaterali in essere con i principali Paesi terzi per ottenere l’abbattimento delle barriere di accesso al mercato, generate da politiche doganali molto restrittive". Secondo Ruenza Santandrea, presidente Gruppo Cevico, invece, "il crollo dei prezzi del vino da tavola e la forte concorrenza spagnola che in seguito alla sovrapproduzione ha invaso i mercati con vini a prezzi molto bassi hanno avuto come conseguenza prezzi decisamente inferiori all'anno precedente. Nel 2015 la situazione è destinata a ripetersi. L'export è una grande opportunità, ma non è tutto rose e fiori. Al di fuori di mercati consolidati da decenni, i nuovi mercati sono soggetti a continue variabili tali da comportare enormi differenze da un anno all'altro".