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News Lunedi 24 Gennaio 2022

L’approccio etico di Alberto Antonini: il biologico ti insegna dove non dovresti coltivare l'uva

È uno degli enologi italiani più stimati e tra i cinque migliori del mondo secondo Decanter. Annoverato anche tra i massimi consulenti del vino, sostiene che siano i principi del biologico a insegnarci dove si dovrebbe coltivare la vigna.

di Giovanna Romeo

Alberto Antonini, dopo avere viaggiato in tutto il mondo come consulente, è ritornato alla propria terra e all’azienda di famiglia occupandosi delle sue uve e investendo nei propri vigneti, oggi coltivati nel rispetto della tradizione vinicola toscana e seguendo i dettami dell’agricoltura biologica. La conversione è iniziata nel 2011, e si è conclusa nell’annata 2014 con l’ottenimento della certificazione di Azienda Biologica.

I suoi vini, fedeli al territorio, rappresentano lo spaccato di appartenenza, quel Chianti della provincia di Firenze riconoscibile per i suoli calcarei e il clima mediterraneo.
Lo scorso anno, alla presentazione della sua ultima etichetta di Alkina Barossa Valley, lo ha intercettato “The Drinks Business”. In un momento sempre più favorevole per il biologico e per la sostenibilità, ha dichiarato perentoriamente: "Il biologico ti insegna dove dovresti e non dovresti coltivare l'uva".

Non tutti, dunque, possono fare biologico. “Ci sono zone poco idonee– sostiene Antonini - dove la peronospora (una delle più gravi malattie della vite e uno dei problemi più rilevanti di chi vuole fare biologico) ti fa pensare alla corretta ubicazione della tua vigna. Non è come in viticoltura convenzionale, dove uno dei principali disastri è proprio l’idea che puoi fare tutto, ovunque”.

Tendere alla massima qualità, ridurre in vigna erbicidi e pesticidi mettendo al bando i prodotti di sintesi, sono gli obiettivi per produrre vini fini, identitari ed espressivi, prendendo spunto dal vademecum del biologico. Passaggi necessari, che richiedono sforzi economici importanti, e che sconsiglia vivamente a tutti i produttori che non hanno strumenti di gestione del suolo e sistemi di allevamento favorevoli.

Nel percorso biologico fare fatica significa non essere sul suolo idoneo. Tuttavia, secondo Antonini è possibile rigenerare il terreno seguendo semplici regole e principi. Li riportiamo di seguito:

  • garantire una buona porosità che consenta all’acqua di entrare in profondità;
  • favorire la penetrazione di ossigeno e la materia organica nel terreno per alimentare i microrganismi (hanno bisogno di acqua per bere, ossigeno per respirare e cibo per crescere);
  • garantire l’assorbimento di minerali per terreni più fertili grazie a un ampio apparato radicale (le radici superficiali non arrivano in profondità rischiando di essere facilmente colpite dalla siccità e favorendo il processo d’irrigazione a goccia;
  • lavorare in sottrazione (cosa posso togliere?) piuttosto che aggiungere nutrienti al terreno;
  • riparare i danni causati da trattori e macchinari arieggiando il terreno, ogni anno dopo la raccolta;
  • aggiungere concime organico;
  • semina a copertura per aumentare la biomassa del terreno facilitando il radicamento profondo.

Piccoli accorgimenti per la vigna e per il nostro pianeta. Un nuovo approccio verso l’uva, un sistema sostenibile, una viticoltura rigenerativa che permette di mantenere le sostanze nutritive all’interno del suolo, rendendolo più sano, per vini autentici e uve di qualità.