IL PRIMO MAGAZINE ONLINE ITALIANO
PER ORIENTARTI NEL MONDO DEL VINO

News Mercoledi 26 Febbraio 2014

Il vino italiano sta soffrendo una crisi di identità negli Stati Uniti

Intervista a Jeff Siegel, wine blogger americano: "Da sempre sono concentrato sul consumatore e sulla sua formazione, per permettergli di scegliere in modo intelligente cosa acquistare".

di Lavinia Furlani

Jeff Siegel
Quali sono a suo avviso le potenzialità di sviluppo dei vini italiani nel mercato statunitense?
Il vino italiano sta soffrendo una crisi di identità negli Stati Uniti. Quelli più esclusivi sono noti a chi ama bere vini costosi, ma la maggior parte degli altri vini – eccezion fatta per il Pinot Grigio e per il Prosecco la cui notorietà è cresciuta di recente – non sono così conosciuti come dovrebbero. Il vino italiano, soprattutto quello venduto a 15$ o anche a meno, ha un valore straordinario, e l’obiettivo dovrebbe essere quello di rendere il mercato americano consapevole dell’esistenza di questi vini.

Secondo lei come potrebbero i produttori italiani ottenere migliori risultati sul mercato statunitense? Ha qualche suggerimento?
Producendo vino italiano, e non vino in stile americano. Senza inseguire i punteggi. E’ così facile! Perché un consumatore americano dovrebbe comprare un vino italiano con lo stesso sapore di un vino prodotto in California quando potrebbero benissimo comprare un vino californiano?

Cosa pensa del rapporto qualità/prezzo dei vini italiani?
È tra i migliori al mondo, anche per alcuni dei vini più costosi. Un vino italiano da 50$ può sbaragliare un vino della Napa Valley allo stesso prezzo. E i vini italiani sono sempre presenti nella mia classifica dei migliori vini da 10$, la Wine Hall of Fame.

Quali sono le qualità dei vini italiani che lei apprezza particolarmente?
Io sono uno che ama il terroir, ed è un piacere bere un vino italiano che parli del suo terroir. Sono anche fanatico al punto da saper apprezzare le molteplici varietà di uve italiane. Mi stanco subito del Cabernet Sauvignon, del Merlot e dello Chardonnay.

Potrebbe accennare al potenziale delle varietà di vini bianchi e rossi che ottengono le migliori performance sul mercato americano?
Bevo molto vino siciliano, quindi Nero d’Avola, Grillo e così via, ma la stessa logica vale per vini di altre regioni, vini che si accompagnano bene al cibo, diversi al punto giusto da risultare interessanti, senza spaventare il consumatore medio americano.

Qual è il suo consiglio ai produttori italiani che cercano di entrare nel suo mercato?
Il mercato statunitense, al momento, è il mercato del vino più competitivo della storia. Dovrete prendere decisioni difficili in tema di politica dei prezzi e di marketing e probabilmente questo non vi piacerà. Ma se avete un prodotto di qualità, che significa un vino italiano che abbia il sapore di un vino italiano, avrete chance di successo.

Potrebbe scrivere un breve paragrafo sulla sua esperienza nel settore del vino e sulla sua attuale posizione?
Da vent’anni scrivo di vino per diverse pubblicazioni di settore o destinate al grande pubblico, e mi sono specializzato in vini da 10$ e in vini regionali americani. Mi sono sempre concentrato sul consumatore e sulla sua formazione, per permettergli di scegliere in modo intelligente cosa acquistare, senza la necessità di badare al punteggio di un vino o di stare a sentire alcuni critici presuntuosi.
Ci potrebbe descrivere il suo blog?

Il blog "Wine Curmudgeon"  http://winecurmudgeon.com (Il bisbetico del vino) si concentra soprattutto sui vini a basso prezzo, sulle notizie e le tendenze relative al settore, e sulla formazione. Il mio obiettivo è quello di raggiungere tutti quei consumatori di vino americani, intimoriti e confusi dal vino, che per questa ragione non si spingono oltre. Il blog è il prolungamento della mia attività di scrittore sui temi del vino, che svolgo da tempo in altri contesti.