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News Martedi 07 Aprile 2015

Il sale del confronto

Il nostro articolo "Je suis Vinitaly" ha scatenato non poche polemiche

di Fabio Piccoli

L’avevamo scritto in premessa scusandoci per un titolo forte come "Je suis Vinitaly" e probabilmente fuori luogo visto il dramma che evocava. Non volevamo in maniera subdola approfittare dell’emotività di qualcuno ma se l’abbiamo fatto ci scusiamo ancora, non era nelle nostre intenzioni speculare su tragedie di queste dimensioni.
Era invece nostra intenzione stimolare un ragionamento sulla questione delle fiere enologiche, chi scrive lo fa da tanti anni e se qualcuno avesse la pazienza (non lo pretendiamo certo) di andare a rileggersi quanto abbiamo scritto in questi ultimi vent’anni in varie testate (L’Informatore Agrario, Corriere Vinicolo, il mitico CapitAlvino) sulle fiere del vino, in particolare su Vinitaly, capirebbe subito quanto lontano è da noi l’essere "succubi" di VeronaFiere o da altri enti fieristici.
I limiti di Vinitaly li conosciamo bene e alcuni di questi sono ancora rimasti irrisolti negli anni come, ad esempio, per noi il più grave, non aver raggiunto l’obiettivo di una profilazione dei visitatori più adeguata, con una maggior presenza dei professionisti rispetto agli "appassionati". Abbiamo messo tra virgolette il termine appassionati perché purtroppo sono ancora troppo presenti in questa categoria coloro che vengono a Vinitaly con lo spirito di bere il più possibile fregandosene di capire cosa stanno realmente degustando. Certo, ci sembra che negli anni siano diminuiti di molto ma a nostro parere sono ancora troppi rispetto a quello che sarebbe invece necessario.
Ci sono poi alcune iniziative come ad esempio, Opera Wine, che ci sembrano troppo autocelebrative, autoreferenziali invece di rivolgersi maggiormente agli opinion leader internazionali. Dirci tra di noi che siamo bravi e belli serve a poco.
Ma con altrettanta onestà e trasparenza con il nostro "Je suis Vinitaly" abbiamo voluto mettere in evidenza la necessità e l’interesse di tutelare un patrimonio importantissimo per il vino italiano. E lo abbiamo voluto fare in maniera forte non solo per superare la soglia di attenzione ma anche per alzare i toni rispetto a tutti coloro che, secondo noi con una certa superficialità e provincialismo, continuano a delegittimare un evento prezioso per il vino italiano.
Ripetere che "prima o poi tutti andremo a Dusseldorf" non è a nostro parere una cosa buona per il nostro sistema vitivinicolo per varie ragioni.
La prima, la più banale ma non certo meno importante, che non difendere e promuovere l’immagine del nostro vino a casa nostra è quanto meno da sprovveduti.
E in una fase di drammatica perdita di consumi nel nostro Paese non tenere accesi i riflettori sul vino italiano almeno nei quattro giorni di Vinitaly ci sembra addirittura ulteriormente autolesionistico.
Non dimentichiamoci, inoltre, che lo stesso Prowein di Dusseldorf sta già manifestando problemi di crescita a testimonianza che comunque gestire eventi di successo ed alta affluenza è complicato per tutti, tedeschi compresi (inutile fare demagogia esterofila al proposito).
Ciò non significa non vedere i difetti della manifestazione veronese ma oggi è molto più importante cercare di individuare tutti gli strumenti per sfruttare appieno il maggiore evento enologico italiano.
E su questo fronte noi rimaniamo convinti che Vinitaly possa e debba diventare un punto di riferimento nazionale ed internazionale di promozione del nostro made in Italy enologico.
Molti obiettano, e nei prossimi giorni pubblicheremo alcune di queste considerazioni, che VeronaFiere rimane un ente fieristico, capace di vendere spazi espositivi e non di essere un punto di riferimento in termini di comunicazione e valorizzazione del vino italiano.
In parte siamo d’accordo con questa osservazione di fondo, ma siamo altrettanto convinti che se il sistema vino Italia "imponesse" a Vinitaly di strutturarsi per essere forte anche sul fronte della promozione, della formazione internazionale sul vino italiano, siamo certi che si potrebbe cambiare rotta verso orizzonti ancor più utili per le nostre imprese.
Certo è che la delegittimazione continua anche di Vinitaly serve solo a rafforzare la concorrenza estera, soprattutto quella che ci vede come pericolosissimi competitor. E credeteci lo siamo veramente.