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News Lunedi 06 Dicembre 2021

Il fattore umano e la meccanizzazione in vigna: le ragioni di entrambi

Il lavoro umano per raggiungere l’eccellenza qualitativa; la manualità e le tecniche antiche a indirizzarne il gusto. La viticoltura persegue la tradizione, tentando di fare a meno della meccanizzazione.

di Giovanna Romeo

L’automazione del settore vinicolo, legata principalmente ad alcune pratiche come potatura e vendemmia, è ancora poco praticata (almeno in Italia). Si sceglie la tradizione, il lavorare con le mani assecondando i ritmi della natura, il tempo lento privo di automatismi, presupponendo che la manualità e l’osservazione dell’uomo possano accompagnare la vite e poi gli acini sani in vendemmia, influenzandola qualitativamente.

Anche il lavoro sulle pendenze pretende la presenza dell’uomo, filari inerpicati su terreni scoscesi o terrazzamenti dove è impossibile potare e vendemmiare con l’ausilio di macchine. Via dunque alla raccolta manuale in cassetta e la cernita degli acini per la gioia di tutti coloro che, nel calice, ritroveranno sempre e solo il terroir.

È tuttavia necessario sottolineare che, al di là del costo significativo dei macchinari, oggi agricoltura e viticoltura fanno i conti con la carenza di manodopera certamente accelerata dalla pandemia. I fanatici del vino esultano. Il modello ancestrale di viticoltura col cavallo, la pigiatura nei tini a piedi nudi, il diserbo con falcetto, sembrano restituire i profumi del vino del contadino, del territorio e di un prodotto sempre più “naturale”.

Per i francesi il triangolo magico tra uomo, clima e suolo chiamato terroir, è quasi una forza divina capace di impattare positivamente anche sui cambiamenti climatici. In Francia, infatti, nelle regioni che producono vino di fascia alta e di prezzo elevato, i produttori non ricorrono alla manodopera straniera e difficilmente impiegano macchinari in viticoltura. Nonostante ciò, il lavoro viene svolto con grande efficienza. Nella storica regione della Borgogna come nella Champagne, oggi ancora tutto si compie manualmente.

Fare affidamento all’automazione significa perdere quell’aura “traditionnel”, anche se i sistemi innovativi e l’inesorabile perdita di manodopera si confrontano con il problema più a monte. Se non si raccoglie l’uva, difficilmente ci potrà essere vino. E se l’utilizzo delle macchine, almeno nel settore vinicolo, piace molto poco come riferisce Wine Searcher nella testimonianza di Kathleen Willcox, non dobbiamo dimenticare che la campagna è fatica, sudore, una quantità di ore di duro lavoro.

Evan Goldstein, MS e presidente e Chief Wine Officer di Full Circle Wine Soluzioni, afferma che in molti casi, o si meccanizza o si chiude l'attività.

"IN Portogallo c'è carenza di manodopera durante la vendemmia, un problema che è si è evidenziato maggiormente con la pandemia - afferma il presidente di Wines of Alentejo, Francisco Mateus. "L'Alentejo è una regione a bassa demografia. Quasi mezzo milione di persone, il 5% della popolazione, vive nel 30% dell'intero territorio del Portogallo. I giovani non hanno voglia di lavorare nei campi e nelle cantine. Questo è il motivo per cui l'Alentejo sta passando rapidamente alle meccanizzaione in vendemmia. Tra questi le grandi famiglie come Symington e la Fladgate Partnership (tra cui Taylor Fladgate, Fonseco, Krohn e Croft)”.

Uomo contro macchina, tra vantaggi e svantaggi. "Nella produzione del Porto, il “calpestio” umano è vantaggioso ai fini della qualità nella produzione perché trae il massimo dalle bucce con una pressione più morbida per una maggiore concentrazione di colore e tannini” - sostiene Francisco Mateus. Di parere opposto il direttore marketing e responsabile dell'area esportazione Ana Rato di Ramos Pinto: “Non solo un pigiatura meccanica è l'unica economicamente percorribile per l'industria, ma offre vantaggi indiscutibili”.

Eppure, il calpestio per la pigiatura degli acini effettuata nei “lagares” (grandi vasche di pietra) non è stato eliminato del tutto. "Stiamo studiando, confrontando e imparando le differenze tra i due metodi per continuare a produrre il miglior Porto possibile", afferma. E se la tradizione, romanticamente rappresentata dall’artigianalità, accompagna i Tawnies invecchiati e più rari, il passaggio a una viticoltura meccanizzata diventa una necessità che tuttavia in mancanza di manodopera ha portato un incremento della qualità media generalizzato.