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News Giovedi 23 Giugno 2022

Grazie Marco

Che cosa ci ha insegnato Marco Accordini?

di Lavinia Furlani

Noi tutti abbiamo perso un giovane produttore.
Indipendentemente da una conoscenza diretta, non possiamo rimanere indifferenti alla tragedia del nostro mondo del vino: la scomparsa di Marco Accordini.
Non possiamo rimanere indifferenti quando eventi così tragici causano quella che potremmo chiamare una morte “innaturale”, che strappa alla vita una persona nel pieno della sua esistenza.

Così come non possiamo evitare di provare a metterci nei panni dei genitori.
La morte di un figlio è uno degli eventi più strazianti che possa capitare. C’è una tragica innaturalezza nella morte di un giovane, di una persona che si sta affacciando alla vita e che ha di fronte a sé un futuro aperto di possibilità. Come diceva il saggio, gli dei non dovrebbero permettere ai genitori di sopravvivere ai propri figli. Di fronte a questo dolore indicibile, diventa pressoché impossibile capire, trovare un senso e tanto più accettare.

La prima domanda che ci si fa è: come è possibile che sia capitato proprio ad un giovane? È una domanda che ci chiama tutti in causa. Da chi scrive queste parole a chi le legge, fino ad arrivare a coloro che erano vicini a Marco.
Come si può riuscire a farsene una ragione? Che cosa è nelle nostre possibilità?

Queste domande possono continuare a tormentarci per lungo tempo. Sono tuttavia domande che non troveranno mai una risposta. Il senso di responsabilità può portarci a pensare che non abbiamo fatto tutto quello che avremmo potuto fare. Ma rischiamo così di cadere in un vortice senza uscita. La responsabilità sta nel fare ciò che possiamo, non nel realizzare l’impossibile.

Proviamo allora a cambiare domanda.
Che cosa ci ha insegnato Marco? E che cosa ci insegna la sua improvvisa scomparsa?

Possiamo prima di tutto prendere spunto da quanto Marco ha saputo trasmettere al mondo del vino con la sua testimonianza quotidiana.
Ho sempre avuto la sensazione di un confronto alla pari con Marco, un giovane uomo che non ha mai avuto paura di chiedere, di capire, di conoscere e di andare oltre.
Che non si è mai fermato di fronte ad una prima risposta con un'ambizione fuori dal comune, quell’ambizione che si mescola alla passione e che ti fa puntare sempre più in alto.
L’ho sentito pochi giorni fa e mi ha detto: vorrei avere James Suckling all’inaugurazione del nuovo Relais, mi giri il suo numero?
E ricordo di aver messo giù il telefono ridendo e pensando: è proprio questa quella pura e, talvolta, ingenua determinazione che farà fare grandi cose ai nostri giovani del vino.

La scomparsa di Marco ci porta inevitabilmente ad un arresto collettivo. Nulla in questi giorni ha senso parlando di vino, di importatori, di progetti, di comunicati. Siamo rimasti sospesi e tutto ciò che ci fa correre e dannare, improvvisamente, ci sembra futile.
E allora proviamo a mettere a valore, per quanto possibile, qualche insegnamento dopo questa tragedia.
Proviamo a chiederci che cosa possiamo fare noi per dare senso alla nostra vita professionale, per affermare i valori nei quali crediamo, non dando per scontato che le soluzioni debbano venirci dagli altri.
Cerchiamo di partire da noi stessi, innanzitutto dando ascolto autentico alla voce che proviene dalla nostra anima, cercando di capire chi siamo, che cosa vogliamo veramente, fino a che punto siamo disposti a lottare per ottenerlo.

Mai come in questi casi le parole e i pensieri trovano il loro limite invalicabile. Di fronte a un dolore così grande c’è spazio solo per il silenzio.