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News Venerdi 10 Luglio 2020

Food Made in Italy Summit: Made in Italy verso la sostenibilità

Un confronto online tra professionisti, aziende, associazioni di categoria ed istituzioni incentrato sul rilancio del Made in Italy, attraverso innovazione, sostenibilità ed azioni politiche, ambientali, economiche e sociali da adottare in Italia ed in Europa.

di Emanuele Fiorio

Micaela Cappellini, giornalista esperta in ambito agroalimentare, ha moderato il digital event de Il Sole 24 ORE dal titolo "Food & Made in Italy Summit".
Un confronto con aziende e istituzioni incentrato sul rilancio del Made in Italy, sulla sostenibilità, sull’innovazione e sulle azioni politiche, ambientali, economiche e sociali in grado di sostenere, tutelare e sviluppare il comparto agroalimentare italiano nel panorama complesso della globalizzazione.

L’intervento dell’On. Paolo De Castro (Coordinatore S&D Commissione Agricoltura Parlamento Europeo) ha aperto il Summit: Il 20 maggio è stato presentato il Green Deal che prevede una serie di azioni volte a promuovere l'uso efficiente delle risorse passando a un'economia pulita e circolare ed il ripristinino della biodiversità attraverso la riduzione dell'inquinamento. La riduzione dei fitofarmaci, dei fertilizzanti hanno bisogno di alternative concrete e gli agricoltori devono essere incentivati e non penalizzati. Gli impegni sono tanti, tra cui la riforma della PAC, è un periodo di sano braccio di ferro tra la Commissione Agricoltura e quella Ambiente. Grazie al rinvio di 2 anni della PAC attuale ci sarà il tempo per gestire la riforma ed i tagli previsti dalla Commissione Juncker sono stati eliminati.

Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura ha focalizzato il suo intervento sulle politiche europee riguardanti la sostenibilità. La strategia “Farm to Fork” (F2F) è il piano decennale messo a punto dalla Commissione europea per guidare la transizione verso un sistema alimentare equo, sano e rispettoso dell’ambiente. Una politica alimentare che si propone entro il 2030 di ridurre del 50% dell’uso di pesticidi chimici, ridurre di almeno il 20% l’uso di fertilizzanti, ridurre del 50% le vendite totali di antimicrobici per gli animali d’allevamento e di antibiotici per l’acquacoltura e trasformare il 25% dei terreni agricoli in aree destinate all’agricoltura biologica.

Secondo Giansanti: “la strategia Farm to Fork dovrebbe tener conto della situazione mutata dopo il coronavirus. La nuova politica agricola comunitaria deve garantire allo stesso tempo autosufficienza alimentare e sostenibilità. A livello mondiale l’11% della popolazione non ha accesso al cibo. La sfida del futuro sarà quella di produrre sempre di più limitando l’utilizzo di alcuni prodotti, coniugare queste cose è particolarmente difficile. La sostenibilità sociale ed ambientale si raggiungono solo se viene garantita la sostenibilità economica. La strategia Farm to Fork per alcuni aspetti preoccupa perché non si muove nella direzione di garantire l’autosufficienza alimentare. È evidente che il sistema produttivo italiano ha dimostrato negli anni ed anche nel contesto dell’emergenza di essere superiore ad altri sistemi europei. Noi siamo molto più avanti di tanti altri, il nostro primato deve essere messo in evidenza nel dibattito in Commissione Europea”.

Matteo Giuliano Caroli, Professore Ordinario all’Università Luiss ha voluto ribadire il concetto espresso da Giansanti, ricordando che non ci possono essere sostenibilità ambientale e sociale senza sostenibilità economica: “Tutti i grandi gruppi quotati in Borsa pongono la sostenibilità al centro del loro business model. La sostenibilità richiede investimenti sul medio e lungo periodo. L’efficientamento energetico consente un risparmio economico ma non nell’immediato. Gli investimenti in sostenibilità possono aumentare il valore percepito dei prodotti ma anche questa è una questione sul banco perché i consumatori, soprattutto nelle ristrettezze dovute al Covid-19, ancora non sono ben disposti a pagare di più per un prodotto sostenibile. Non si vogliono sollevare protezionismi ma è importante che i nostri mercati non siano invasi da prodotti non sostenibili. C’è la necessità di stimolare e favorire chi produce utilizzando pratiche sostenibili, bisogna tutelare questi produttori. Non mi piace la parola protezionismo ma è importante individuare dei meccanismi per premiare chi produce in chiave di sostenibilità e penalizzare chi non lo fa, sia a livello comunitario che globale”.

Torna sul tema Giansanti: “Noi in Italia produciamo il 75% di quello che consumiamo, il nostro obiettivo è quello di arrivare ad una autosufficienza piena. Questa è la sfida del futuro. Se avremo degli strumenti di tutela maggiormente sostenibili, dobbiamo pensare a strumenti di fiscalità che premino le produzioni sostenibili e a tasse da applicare alle produzioni che vengono dall’estero e non garantiscono questi standard. Gli standard produttivi italiani ed il modello economico nostrano non sono quelli, ad esempio, del Nord Africa. Il tema della sovranità alimentare in chiave sostenibile diventerà fondamentale.

Andrea Bertalot, vice direttore generale di Reale Mutua Assicurazioni ha approfondito il Progetto “AGRIcoltura100”, iniziativa portata avanti con Confagricoltura che vuole agire sull’assicurazione dai rischi e sui mitiganti. “È un’azione di mappatura dei bisogni” dichiara Bertalot, “ con cui andiamo ad ascoltare e mappare in modo strutturato i nuovi bisogni delle imprese agricole per sviluppare soluzioni innovative con cui continuare a proteggerlo con efficacia. Attraverso questa iniziativa Reale Mutua vuole sostenere il valore del settore e promuovere il contributo dell’agricoltura alla crescita sostenibile e alla rinascita dell’Italia dopo l’emergenza Covid-19. Dal punto di vista della tutela assicurativa emerge che il settore agricolo in Italia è molto frammentato, prevalentemente familiare, solo il 10% delle aziende sono assicurate da eventi meteo.”

Sostenibilità significa anche riduzione degli sprechi di cibo, filiere corte, packaging sostenibile, macrotemi tra più attuali per il settore: se ne è parlato con Giorgia Palazzo, Partner Expense Reduction Analysts, che ha offerto un quadro delle tendenze e delle proposte che stanno influenzando il mercato attuale e futuro, evidenziando che “il binomio innovazione e sostenibilità è un componente essenziale sia per la ripresa che per la valorizzazione del Made in Italy. La tecnologia è sempre più matura e meno costosa ed il mercato è sempre meno disposto a venire a compromessi sui temi di responsabilità sociale; il vero costo per le aziende è scegliere di non innovare e rischia di essere un costo altissimo”.

Lo sviluppo di una filiera complessa come quella agroalimentare pone le sue basi sulla valorizzazione della vocazione del territorio e su un’adeguata integrazione della filiera produttiva con i sistemi territoriali di pertinenza: se ne è parlato con Claudia Merlino, Direttore Generale Cia Agricoltori Italiani.
Abbiamo commissionato uno studio a Nomisma che ha fatto emergere delle tendenze. I consumatori hanno comprato di più al dettaglio e in prossimità di casa, hanno cercato maggiormente i prodotti italiani e l’e-commerce è cresciuto del 120% tra gennaio e giugno 2020 sul food. La congiuntura socioeconomica scaturita dalla pandemia ha richiesto, dunque, il superamento delle relazioni ‘classiche’ per dare origine a vere e proprie ‘reti d’impresa territoriale’ che puntano su tipicità agricole e alimentari del territorio, sul coinvolgimento attivo dei suoi attori, dagli agricoltori ai consumatori, passando per commercio e logistica, ma anche per enti locali e mondo della ricerca”.

I lavori del Summit sono quindi proseguiti con una tavola rotonda dedicata alle incognite ed alle nuove opportunità di mercato della Wine economy: il dibattito, moderato dal giornalista del Sole 24 ORE Giorgio Dell’Orefice, ha visto intervenire Luca Brunelli, membro della Giunta Cia Agricoltori Italiani con delega al settore vitivinicolo, SimonPietro Felice, Direttore Generale di Caviro, e Ettore Nicoletto, Vicepresidente di Federvini.

Il settore vitivinicolo italiano è uscito dal lockdown, fortemente colpito. Lo stress test dell’emergenza Coronavirus, lo ha messo dinanzi a problematiche contingenti come il blocco delle attività e, in particolare, dell’Horeca (Hotel, ristoranti, caffè) - canale che per il comparto vale al consumo 6,5 miliardi di euro l’anno -, e lo stop agli spostamenti che ne hanno congelato l’export e, quindi, un capitale da 6,4 miliardi di euro” ha sottolineato Luca Brunelli, membro di Giunta Cia-Agricoltori Italiani con delega al settore vitivinicolo. “Allo stesso tempo, però, sono venuti a galla difetti strutturali che il comparto avrebbe dovuto affrontare già da tempo, come la mancanza di omogeneità di sistema, ora sempre più urgente di fronte allo spettro recessione che potrebbe orientare verso prodotti a prezzi bassi, a scapito della qualità. Le aziende che hanno investito su quest’ultima, infatti, anche nel comparto vitivinicolo, rischiano di non beneficiare realmente dei decreti anti-crisi. Del resto, i 100 milioni di aiuti previsti dal Dl Rilancio, poco potranno per un settore da 13 miliardi. A fare la differenza, dunque, saranno le disposizioni attuative e la loro efficacia a tutela delle produzioni di qualità. Occorrerà, a tal fine, orientare al meglio le risorse e puntare sulla reale capacità competitiva del Made in Italy, passando per OCM e internazionalizzazione”.

Mai come nell’emergenza Covid il Gruppo Caviro e il sistema Cooperativo a cui fa capo hanno dato prova di vigore e solidità confermando la validità e modernità del nostro modello di filiera a 360°” ha dichiarato il Direttore Generale di Caviro SimonPietro Felice. “I clienti hanno apprezzato la continuità delle forniture e la capacità di adattamento alle loro richieste. I produttori hanno toccato con mano la resilienza dei loro consorzi cooperativi e la garanzia di reddito assicurato. Questo grazie anche ai principi di economia circolare e sostenibilità che il Gruppo ha messo in atto negli ultimi 50 anni, da noi nulla va sprecato, dagli scarti della lavorazione dell’uva vengono prodotti per esempio alcool denaturato, polifenoli, acido tartarico, energie rinnovabili quali bioetanolo, biometano, prodotti nobili in grado di produrre a loro volta ulteriore reddito e salvaguardia dell’ambiente”.

Il Food & Made in Italy Summit ha visto intervenire in chiusura Teresa Bellanova, Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali. L'agricoltura italiana nel corso del lockdown ha dimostrato la propria centralità. Ora tocca riconoscerlo e non dimenticarlo. L'Italia la propria parte l'ha fatta ora tocca all'Europa” ha la ministra delle Politiche agricole Bellanova. "Il Governo ha riconosciuto la centralità dell'agricoltura stanziando all'interno del decreto Rilancio 1.150 milioni a favore del settore - ha spiegato la Bellanova -. A queste risorse vanno aggiunti i 460 milioni destinati all'esonero contributivo per sei mesi dei lavoratori del florovivaismo, della zootecnia, dell'apicoltura e delle birre artigianali. Ora un analogo riconoscimento deve venire dall'Europa che sia in sede di riforma Pac che nell'implementazione della strategia del Green Deal deve riconoscere il ruolo che gli agricoltori svolgono a favore della sostenibilità con risorse aggiuntive”.