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News Martedi 24 Maggio 2022

Fare enoturismo implica essere trasparenti

L’accoglienza in cantina non prevede finzioni ma anzi, ci insegna ad essere un’ottima azienda anche quando gli occhi dei visitatori sono lontani.

di Redazione Wine Meridian

Vi ricordate la prima volta che avete fatto entrare un enoturista nella vostra cantina?
La sensazione di mettere a nudo il luogo dove avvengono i vostri sacrifici quotidiani?
La paura che qualcosa fosse fuori posto o esteticamente non adatto?
Ecco, sono questi timori che devono spingervi a creare un piano che vi consenta di curare al meglio tutti gli aspetti della cantina.

Svolgere un’attività enoturistica equivale a far entrare un ospite nella tua casa senza predisporre nessuna finzione o abbellimento apposito. Così l’enoturista dovrebbe percepire l’ingresso nella tua azienda, ovvero aspettandosi la stessa trasparenza e naturalezza che ci si aspetterebbe entrando a casa di un amico senza preavviso.

Ma se la tua cantina vuole essere sempre presentabile significa che l’ordine e la pulizia devono essere realmente la normalità. E no, non puoi nasconderti dietro un dito giustificando quell’angolo sporco con la frase: “Lì si lavora e non ci si diverte”! 
Tolto il fatto che la cantina pulita è un must a prescindere, fare attività di accoglienza implica l’avere alla base degli standard qualitativi adeguati.

E se riesci a renderla un punto di forza, sarà proprio la tua trasparenza a rendere autentica e credibile l’azienda agli occhi degli enoturisti.
E a quel punto anche qualche piccola sbavatura verrà perdonata, in nome della tua autentica trasparenza.

Attenzione però, che qualcosa di non adeguato alla visita c’è sempre. Sta a te saperlo per tempo e organizzarti di conseguenza: se qualcosa è fuori posto… Puoi sempre non farlo vedere!