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News Lunedi 13 Settembre 2021

Derthona, da ora in poi il solo e unico nome del Timorasso Colli Tortonesi

Dal prossimo marzo (2022) il Timorasso Colli Tortonesi sarà definitivamente Derthona, identificando in modo univoco un territorio, un vino, un vitigno.

di Giovanna Romeo

Il Timorasso dei Colli Tortonesi affronta l’ultima vendemmia con questo nome. Da marzo venturo in etichetta comparirà Derthona, l’antico nome della città di Tortona, il solo e unico nome che identificherà il Timorasso Colli Tortonesi. Il Consorzio Tutela Vini Colli Tortonesi annuncia lo switch definitivo, un passo in avanti necessario per legare irrevocabilmente l’uva al territorio, quest’ultimo al contrario del vitigno, il solo identitario e non riproducibile.

A soli 45 minuti da Milano, nell’angolo più a sud-est del Piemonte, le colline dei Colli Tortonesi - sottozone Monleale e Terre di Libarna - e i luoghi dell’alessandrino che si affacciano sull’Appennino Ligure, da sempre crocevia di antichi popoli di scambi commerciali, ospitano trecento chilometri di sentieri tra boschi di rovere e castagni in un susseguirsi di pendii scoscesi che lambiscono la pianura. Terra ricca di storia e di eccellenze enogastronomiche, dove i monaci benedettini costituirono una rete di monasteri e seppero valorizzare la coltivazione della vite. Città di riferimento Tortona, per gli antichi Romani Derthona, da sempre fortemente legata alla Lombardia e alla città di Milano per ragioni storiche. Al centro l’uva Timorasso, il vitigno principe, il grande autoctono bianco piemontese da invecchiamento che recuperato dall’oblio - pioniere il vignaiolo Walter Massa di Monleale (AL) assieme a un manipolo di altri piccoli produttori piemontesi –, in circa vent’anni dai soli 3 ettari impiantati (era il 1999) ha raggiunto oggi i 250 ettari messi a dimora.

Dov’era nascosto il Timorasso? Perché crederci?

Il Timorasso è un vitigno tanto interessante dal punto di vista del risultato enologico quanto complicato per la sua gestione in vigna, non a caso il suo abbandono è stato nel corso del secolo scorso via via sempre più rilevante. Vitigno oggetto di sola selezione massale, si caratterizza per un germogliamento precoce, una scarsa produttività e una particolare delicatezza degli acini e della buccia. La vegetazione piuttosto complicata, crea doppi germogli costringendo il vignaiolo in un attento lavoro manuale per la produzione di uva sana. I suoli straordinariamente vocati, sono quelli del bacino Ligure Piemontese, le cosiddette Marne di Sant'Agata Fossili (Tortoniano-Messiniano), la formazione più comune e diffusa nella Langa del Barolo e del Barbaresco. Composti quasi interamente da strati marnosi con poca sabbia, i terreni presentano una percentuale importante di sedimenti di limo, argilla e sabbia.
Derthona Timorasso è dunque il vino che si sta affermando in Italia e nel mondo. La sua costante crescita qualitativa e quantitativa ha caratterizzato l'ultimo decennio, invertendo la tendenza che oramai si protraeva da lungo tempo. “D’altronde - come riferisce Walter Massa -erano cambiati i tempi del troppo e mediocre”. Dai 3 ettari di uva Timorasso piantati nel 1999 si sono raggiunti dieci anni dopo i 25 ettari, divenuti 95 nel 2017, 111 nel 2018, 175 nel 2019. I produttori, 31 nel 2009, sono diventati dieci anni dopo 132 su un territorio ampio di 47 Comuni con le relative valli Scrivia, Curone, Grue, Ossona, Borbera, Spinti interessate dalla DOC.
“È sempre stato il buon senso a guidare questo gruppetto di vignaioli che hanno avuto dalla loro parte un seme in cui credere. Una sola bottiglia a cui è seguito un vero e proprio movimento culturale e d’avanguardia per comunicare il Derthona al mondo” – racconta Walter Massa. Un’area in fermento anche dal punto di vista della sostenibilità, come spiega l’agrotecnico Davide Ferrarese, caratterizzata da una importante biodiversità che a malapena si percepisce data l’ampiezza del territorio, complesso e variegato che, da valle a valle, mette in bottiglia un Derthona sempre esclusivo e irripetibile.

Dove si andrà?

l disciplinare del Derthona, innovativo e rigidissimo, indirizza il lavoro dei 53 produttori (1.000.000 di bottiglie) verso la produzione di un grande vino destinato alla longevità. Da sempre, il periodo d’invecchiamento minimo è 12 mesi, “ma è chiaro che l’impegno dovrà essere portare sul mercato il valore del tempo – afferma Gian Paolo Repetto, Presidente del Consorzio. Il vino d’annata, dunque, ma soprattutto le Riserve - in vendita dal 01 marzo del terzo anno successivo alla vendemmia - che raccontino il valore di uno dei più grandi bianchi italiani, un’uva che si complessa, si arricchisce, si accresce in spessore nell’allungo temporale”.

In sintesi alcuni punti salienti del disciplinare del “Derthona”, creato perimetrando e sezionando il territorio vitato a Timorasso, attribuendo un’altitudine minima per ogni comune e istituendo la tipologia “Riserva” oltre che “Piccolo Derthona”:

  • Timorasso 100%
  • Altitudine minima differente per ogni comune
  • Resa massima di uva 75 quintali per ettaro
  • Densità di impianto di almeno 4.000 ceppi per ettaro
  • Valore alcolometrico minimo naturale 12,50% per il Derthona e 13,00% per il Derthona Riserva
  • Estratto secco minimo 17,00 grammi/litro per il Derthona e 18,00 g/l per il Derthona Riserva
  • In commercio dal primo settembre dell’anno successivo alla vendemmia, mentre tale limite è spostato al primo marzo del terzo anno successivo alla vendemmia per la versione Riserva
  • In ambito della sostenibilità, la bottiglia da 0,75 litri non potrà superare i seicento grammi di peso.

Come ricorda Walter Massa, “Il territorio tortonese ha cinquemila anni di storia e finalmente sta iniziando a prendersi la sua rivincita”. Questo grazie alla solida squadra di produttori locali e all’interesse di aziende langarole come Roagna, Borgogno, Franco Martinetti, Vietti, Pio Cesare, Oddero, La Spinetta, Sordo e Voerzio Martini che hanno saputo cogliere il grande valore del Derthona.