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News Domenica 19 Giugno 2022

Denominazioni in salute: la Valpolicella supera la prova dei numeri

Analisi Banco BPM: utile netto nell’annus horribilis 2020 +6,4%, ben al di sopra della media nazionale. Nel 2021 la domanda italiana ha fatto un balzo del +31% (fonte Nomisma).

di Agnese Ceschi

È una denominazione con le spalle larghe, la Valpolicella. E sicuramente l’Amarone, il re della denominazione protagonista di Amarone Opera Prima che si svolge in questi giorni a Verona, contribuisce a questa solidità. Diciannove comuni per quasi 8.600 ettari di vigna, una produzione che lo scorso anno si è attestata a 73,6 milioni di bottiglie per un valore alla produzione – misurata da Nomisma Wine Monitor - di circa 500 milioni di euro, di cui quasi la metà relativi alle vendite di Amarone. La Valpolicella si conferma non solo una delle principali denominazioni rossiste italiane ma anche tra le più in salute alla prova dei bilanci. Lo dice l’analisi presentata oggi a Verona ad “Amarone Opera Prima” da Funzione Studi e Ricerche del Banco Bpm per il Consorzio tutela vini Valpolicella, che ha confrontato le performance della Do scaligera rispetto allo scenario nazionale del settore. 

Dai risultati economici emerge infatti come le imprese della Valpolicella siano tra le più performanti in termini di liquidità, di minor indebitamento e di miglior sostenibilità del debito anche nell’anno-Covid 2020. La principale area produttiva rossista del Veneto vince il confronto con la media italiana di fascia premium – la più coerente con l’area considerata in termini di struttura della produzione – grazie anche al suo vino di punta, l’Amarone, che spinge l’intera denominazione verso il segmento luxury. L’utile netto nell’annus horribilis 2020 registrato dalle imprese della Valpolicella si è attestato al 6,4%, contro una media dello 0,4% del segmento premium e del -2,6% per il classic (12,4% il luxury), con un Mol al 14,4% a fronte di un 12,5% del premium e un patrimonio netto nettamente superiore (54,7% vs 43%).

“Lo studio – ha detto il presidente del Consorzio tutela vini Valpolicella, Christian Marchesini – dimostra come sia importante per una denominazione come la nostra mantenere standard qualitativi elevati, con un adeguato posizionamento del prezzo medio e della brand awareness. In questo senso, l’Amarone contribuisce in maniera determinante alle spalle larghe evidenziate dalle imprese nei bilanci anche in un periodo non certo facile del recente passato. E per questo siamo fiduciosi che anche l’attuale difficile congiuntura possa essere affrontata e superata nel migliore dei modi”.

Lo scenario attuale, secondo il Banco Bpm, è contraddistinto da un’elevata incertezza per il settore a livello internazionale, a partire dal conflitto russo-ucraino che è concausa di molti fattori, quali l’inflazione e la stretta sulla politica monetaria Ue, il caro prezzi e lo shortage sul fronte delle forniture. Se a ciò si aggiunge una fluidità normativa data dalle campagne antialcol e dalla transizione green, ne emerge un quadro attualmente difficile, anche se sostenuto da un mercato della domanda internazionale previsto ancora in crescita per il vino italiano, che nell’ultimo decennio è cresciuto più dei propri competitor europei. Un combinato disposto che ha indotto il Cerved a rivedere al ribasso le ultime stime del comparto per il 2022, con le vendite all’estero date comunque in lieve crescita ma con un Mol più che dimezzato (dal 10% al 4,7%).

Il 2021 si è chiuso per la Valpolicella con un balzo senza precedenti delle vendite (+16% l’incremento tendenziale in valore) grazie in particolare a uno scatto della domanda italiana del 31% e a un export in crescita dell’8%, con un prezzo medio in forte ascesa. Secondo l’indagine compiuta da Nomisma Wine Monitor su un campione rappresentativo di oltre il 40% del mercato, la miglior performance è da ascrivere all’Amarone, protagonista di un autentico boom di vendite (+24%), con l’export a +16% e addirittura un +39% a valore sul mercato interno. Per il re della Valpolicella, che nell’ultimo biennio ha preso la strada estera nel 65% dei casi, i mercati top sono stati Canada, Stati Uniti e Svizzera, seguiti a ruota da Regno Unito e Germania.