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News Giovedi 10 Dicembre 2020

Come la Dolce Vita italiana si è diffusa nel mondo

I primi emigrati italiani hanno fatto da portavoce delle usanze e delle tradizioni italiane nel mondo e le generazioni a seguire hanno continuato la missiva dell'italianità. Le storie di Bodega Catena Zapata e di Ponzi Vineyards.

di Redazione Wine Meridian

L’emigrazione italiana verso il Nuovo Mondo ha radici antiche, quella agricola in Argentina attorno al 1850 e quella italiana verso il Nord America è avvenuta a partire dal 1880. Oggi di quei primi emigrati restano la terza o la quarta generazione di famigliari che affondano le loro radici nella cultura italiana. Questa è proprio la storia di Laura Catena ed Anna Maria Ponzi, che grazie al senso di sacrificio dei loro antenati, ci possono oggi raccontare l’importanza dell’essere italiani nel mondo, negli incontri tenuti da wine2wine.  

 

Laura Catena, pluripremiata managing director dell’azienda di famiglia, biologa e scrittrice, ha raccontato come il suo antenato Nicola Catena è arrivato in Argentina nel 1898 e come, pochi anni dopo, diede vita alla cantina di famiglia Bodega Catena Zapata.  “Il mio trisavolo - ha raccontato Laura Catena - ha iniziato a piantare vitigni in questo territorio con una visione radicata nella terra, tipica della cultura italiana. Questo ci ha aiutato molto anche nell’export perché ci siamo fatti portatori della cultura e della bellezza del modo di vivere all’italiana, caratterizzata da un lato artistico e gastronomico che abbiamo cercato di esportare assieme ai nostri vini”.

 

Storia analoga per Anna Maria Ponzi, direttrice vendite e marketing di Ponzi Vineyards. I suoi genitori decisero di trasferirsi nel sud-ovest di Portland, per piantare vigneti. Considerati da tutti dei matti, avviarono in pochi anni l’industria della vitivinicoltura nell’Oregon dove ad oggi ci sono più di 900 aziende. 

A quei tempi, la cultura vitivinicola era già conosciuta negli Stati Uniti ma prettamente nella East Coast, ma la Ponzi Vineyard preferì stabilirsi nella West Coast e fu così una delle prime aziende che diffuse il concetto della “dolce vita italiana” nella parte orientale degli Usa. “La famiglia - ha sottolineato Anna Maria Ponzi - è stato il veicolo promotore delle tradizioni italiane negli Stati Uniti. Le diverse generazioni che si sono succedute hanno tramandato queste tradizioni ai figli. L’unità famigliare è stata fondamentale anche nel lavoro, e pure oggi quasi tutta la famiglia è attiva nell’azienda”.

La famiglia, quindi, e la passione per la terra ed il duro lavoro, sono le caratteristiche che accompagnano le nostre famiglie espatriate all’estero. “Ricordiamoci che siamo immigrati e che dobbiamo lavorare duramente”, diceva sempre con perseveranza e senso di sacrificio il trisavolo di Laura. 

 

Una “dolce vita italiana” che vive ancora nelle radici dei produttori delle nuove generazioni che continuano a tessere il filo conduttore dell’unità familiare. Una finestra sulla cultura e sul vino italiano ben solida sia in Argentina che in America, che nonostante i cambiamenti necessari per la vita aziendale, ha vissuto negli ultimi un ritorno alle origini molto forte. 

Il fratello di Laura, infatti, è ritornato in Italia per coltivare i suoi vigneti e la Ponzi Vineyards, oltre al suo famoso Pinot Noir, negli ultimi anni si è specializzata anche nella produzione di Dolcetto e Nebbiolo. 

 

Due storie che seppur lontane geograficamente, s’intrecciano per similitudine di accadimenti ed entrambe con la vision di portare avanti la tradizione dell’italianità nel mondo.