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News Giovedi 30 Maggio 2019

Aumento di consumi di alcolici al 2030: verso un cambiamento di rotta o un decollo in linea con le previsioni?

Lo studio pubblicato sulla rivista medica The Lancet messo in discussione da una serie di elementi avanzati da IWSR: uno di questi la premiumisation

di Agnese Ceschi

Un nuovo studio pubblicato recentemente sulla rivista medica The Lancet registra negli ultimi 27 anni un incredibile aumento del consumo globale di bevande alcoliche. Lo studio suggerisce che tra il 1990 e il 2017 l'assunzione di alcolici è aumentata del 70%, ed anticipa una previsione di ulteriore aumento pro capite di circa il 18% nel 2030. Un numero decisamente incredibile, che per altro potrebbe destare anche qualche preoccupazione tra le organizzazioni internazionali come l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Decidiamo di approfondire meglio la questione e ci viene in aiuto un’interessante analisi fatta da IWSR.

Secondo IWSR, infatti, questa percentuale molto roboante del 70% sottenderebbe una serie di riflessioni che in realtà vanno in una direzione leggermente opposta dalla previsioni.
IWSR Drinks Market Analysis conferma, infatti, l’aumento del consumo di alcol pro capite negli ultimi 27 anni, ma segnala tendenze più recenti che potrebbero non confermare le previsioni di crescita per il 2030.
Se nei 10 anni tra il 1990 e il 2000 l'assunzione di alcol è aumentata molto velocemente, l’ultimo decennio ha visto un notevole rallentamento, con una crescita dei consumi che scende al 17%.
Quali sono i fattori che incidono in questa decrescita possibile?
Sicuramente il primo potrebbe essere l'approccio adottato dall’industria dei prodotti alcolici, che è cambiato verso una maggiore consapevolezza nel vendere non tanto vini a volume, ma nel cercare un aumento in valore. Tutto questo è incrementato da una forte etica verso la promozione di una cultura del bere responsabile in tutti i mercati al mondo.

Concentriamoci dunque su un aspetto importante che inciderebbe molto sui volumi.
Molti operatori del settore sono oggi più concentrati sulla generazione di valore che sul volume e questo è confermato dalla premiumisation del mercato e dalla rapida ascesa del movimento dei produttori artigianali.
I dati dell'IWSR mostrano che, mentre il mercato globale del vino e degli alcolici è sceso del -1,4% negli ultimi cinque anni, il volume delle bevande che rientrano nei segmenti "premium-and-above" è aumentato di un quinto. Questo ci fa affermare che in futuro si berrà sicuramente meno, ma meglio e questo processo è già iniziato.

Anche i governi stanno facendo la loro parte per scoraggiare alti livelli di consumo. Anche nei Paesi in via di sviluppo, regolamentazione e tasse stanno diventando più diffuse. Ad esempio? In un mercato come il Vietnam, dove la domanda di birra è aumentata vertiginosamente nell'ultimo decennio, un aumento delle tasse ha appiattito il mercato nel 2018.

Altra cosa sono invece i mercati sviluppati, dove non sono solo le iniziative di consumo responsabile e le attività governative che limitano i livelli di consumo, ma i consumatori stessi.
Stiamo registrando un cambiamento nelle abitudini di consumo; in particolare tra i Millennials, per i quali si sta registrando una sempre maggiore propensione al bere sano e responsabile, e perfino "alcohol free" (come dimostra una recente indagine IWSR). Ci chiediamo dunque cosa accadrà con la cosiddetta Generazione Z nel prossimo futuro.

"In futuro è probabile che tutti questi fattori vincolanti si uniranno per diluire i livelli di crescita pro capite delle bevande alcoliche, suggerendo che le proiezioni dello studio di The Lancet forse sono gonfiate", spiega Mark Meek, CEO di IWSR. "C'è anche un altro disgregatore che appare all'orizzonte che potrebbe potenzialmente ridefinire il panorama delle bevande come lo conosciamo. L'effetto domino della legalizzazione della cannabis potrebbe aprire ampiamente le porte entro il 2030 alle bevande di cannabis infuse con THC".

Questo scenario è plausibile? Non abbiamo la palla di cristallo e non lo possiamo sicuramente confermare oggi, ma non ci sentiamo certamente di sottovalutare i messaggi che ci arrivano dai mercati e dai consumatori.