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News Venerdi 30 Dicembre 2016

Auguri per un 2017 finalmente coraggioso

Finisce un anno molto difficile sotto tutti i punti di vista e il miglior auspicio che ci possiamo fare per il 2017 è un’annata all’insegna del coraggio e della trasparenza

di Fabio Piccoli

Che strano che è il mondo del vino. Abbiamo passato quasi tutto il periodo di maggior crisi economico-finanziaria della storia moderna (dal 2008 al 2015) praticamente a dirci che tutto andava bene e di quanto fortunati eravamo ad essere riusciti a "farla franca". Poi quest’anno, forse anche logorati dal "dire un sacco di balle", scusateci questo termine duro ma riteniamo non esagerato considerata la situazione, si sono iniziate a vedere le prime rughe su questo volto del vino italiano incipriato all’inverosimile come una diva d’altri tempi.
Innanzitutto abbiamo dovuto ammettere che la velocità del nostro export era da ascrivere in particolare a messer Prosecco e alla fine abbiamo dovuto riconoscere che anche questo successo è basato, in particolare, su bassi prezzi (e ancora non se ne capisce il motivo).
E sempre rimanendo sul fronte export, avevamo seriamente pensato che l’ocm ci avrebbe portato finalmente a gestire le nostre esportazioni non più con modalità "sporadiche", "speculative", ma attraverso un modello organizzato. Alzi la mano chi è sinceramente convinto che questo è avvenuto.
Non solo, a nostro parere, questo non si è realizzato ma riteniamo che siamo stati tra i Paesi produttori dell’Unione Europea a gestire i fondi ocm nella maniera più assurda, confusa e contraddittoria.
Avevamo cominciato nel 2009 abbastanza bene, o almeno così ci pareva, ma adesso possiamo realmente parlare di "incubo ocm" con un mare di ricorsi, una burocrazia impazzita, sperequazioni tra regioni e regioni e la sensazione che la macchina sia completamente fuori controllo.
A questo punto si arriva a pensare addirittura che tra gli auspici per il 2017 potremmo anche inserire un’Italia senza ocm vino (almeno per quanto concerne la promozione, ma di questo ne scriveremo a breve).
Poi c’eravamo illusi che il nostro Mezzogiorno enologico ci avrebbe fatto sorridere a qualsiasi latitudine ma siamo ancora qui che aspettiamo e spesso dobbiamo basarci più sulle profezie (esempio quella di Robert Parker di un po’ di anni fa) più che su concrete realtà.
C’eravamo anche detti, o ci era stato detto per essere più corretti, che avremmo avuto finalmente Osservatori economici degni di questo nome che avrebbero dato chiarezza ai dati del vino sia sul mercato interno che su quelli internazionali. Che ci avrebbero finalmente fatto luce sui dati horeca e non solo sulla gdo. Magari voi siete più informati di noi ma purtroppo noi tutta questa dovizia di dati e numeri non l’abbiamo vista e ci domandiamo ancora il perché.
E sempre sul fronte Osservatori continuiamo a partecipare a riunioni in Consorzi di tutela dove ci si "scanna" sul tema prezzi senza che però mai si attivino strumenti seri di monitoraggio del posizionamento delle nostre denominazioni in Italia e nel mondo.
Visto che siamo sul tema "consortile" come non evidenziare che siamo in attesa da anni che questi si organizzino, si strutturino adeguatamente per essere quei soggetti coordinatori della promozione delle denominazioni prevista ormai da tempo dal legislatore.
Se dovessimo oggi dire quanti Consorzi di tutela in Italia sono realmente organizzati e capaci di rispondere al ruolo che gli ha imposto la legge faremmo fatica a superare la "fatidica mano" (e qualcuno, ne siamo certi, ci direbbe che siamo ottimisti). Ma se è così continuare a fare finta di niente e magari limitarsi a farla pagare a qualche direttore o a qualche Consiglio di amministrazione a noi appare pericoloso e sbagliato.
Stiamo chiudendo l’anno, come già precedentemente scritto da Wine Meridian, con la resa dei conti in casa Unione Italiana Vini e con l’inasprirsi delle lotte in casa Amarone e ci arrivano echi non certo entusiasmanti da molti fronti in Toscana.
Ebbene, diciamo che di motivi sui quali riflettere in questa fine anno 2016 ve ne sono molti.
Siccome noi rimaniamo ostinatamente convinti che l’unico modo per risolvere i problemi è conoscerli e affrontarli allora ne deriva che i nostri auspici per il 2017 sono i seguenti: innanzitutto coraggio, vincere la paura che ci porta al silenzio e al mettere la testa sotto la sabbia, apriamoci ad un confronto senza timori, mettiamo insieme le teste migliori (ce ne sono tante) tra i produttori e iniziamo ad affrontare i problemi, uno alla volta; il secondo auspicio è che questo confronto avvenga con trasparenza, che il mondo del vino italiano esca finalmente dalle catacombe e si confronti con il mondo senza reticenze o veli inutili.
Il nostro augurio, quindi, è che il 2017 sia l’anno della maturità per il mondo del vino italiano, dove si assumono con coraggio le proprie responsabilità, dove si ammettono con onestà gli errori e si individuano insieme le strategie adeguate per migliorarsi.
Non significa ovviamente risolvere tutto di un botto (la metafora da Capodanno era d’obbligo) i problemi ma sicuramente consente di gettare le basi serie per affrontarli.
Buon anno a tutti.