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News Venerdi 17 Giugno 2022

Abruzzo, la forza del binomio vino - territorio

L’Abruzzo enologico cresce e sorprende sia per il posizionamento sui mercati internazionali, sia per la produzione qualitativa supportata dall’interesse della critica. La direzione è quella giusta.

di Giovanna Romeo

L’Abruzzo è una regione di rara bellezza con i suoi trenta chilometri di costa, tra territori incontaminati e le vette più alte dell’Appennino. Selvaggio e composito, allo stesso tempo vasto e diversificato, offre un areale vitivinicolo che incrocia ambienti litoranei e luoghi alpini. A Vasto, nell’antica dimora di Palazzo D’Avalos, il Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo dal 6 all’8 giugno ha fatto il punto sulla denominazione con un grand tasting di oltre 300 assaggi e 120 giornalisti internazionali presenti, tra novità e crescenti successi. I dati raccolti dall’Osservatorio Permanente attivato dal Consorzio confermano che la strada intrapresa è quella giusta, di una crescita enologica riscontrabile soprattutto sui mercati internazionali con il Montepulciano d’Abruzzo capofila di un territorio apprezzato, insieme alle altre varietà autoctone a bacca bianca. Protagonista anche il Trebbiano d’Abruzzo che quest’anno ha festeggiato i 50 anni della denominazione. Non mancano le varietà indigene quali Pecorino, Passerina, Cococciola e Montonico, espressioni sempre più interessanti in un Abruzzo proteso verso la massima qualità.

La prima importante svolta è arrivata qualche mese fa con il via libera dal Mipaaf all’introduzione del nuovo “Modello Abruzzo”, un momento importante che conferma la volontà di rafforzare l’identità dell’enologia regionale valorizzando allo stesso tempo i singoli territori. Un progetto che il Consorzio ha avviato nel 2019 e che vede l’introduzione della menzione Superiore per le DOP “d’Abruzzo” e la riduzione da 8 a 1 sola le IGT. Il “Modello Abruzzo” significa anche una comunicazione più incisiva soprattutto in ambito estero, meno denominazioni e un’identità comune rafforzata con la dicitura “d’Abruzzo” e una segmentazione qualitativa con l’introduzione della menzione Superiore per le DOP regionali.

I dati confermano anche in questo caso quanto detto sin qui, con una crescita dell’export rispetto agli ultimi dieci anni pari al 90%; solo nel 2021 è stata del 10% a valore. I mercati più reattivi sono quelli storici, USA (+12%) e Germania (+25%), ma anche la Svizzera, (+45%) Cina (+33%) e Giappone (+26%), per un fatturato complessivo superiore ai 205 milioni di euro e un trend in ulteriore crescita dei consumi anche in Italia.
Valentino Di Campli, presidente del Consorzio, ha sottolineato come la “premiumisation” dei consumi in Italia stia finalmente interessando anche il Montepulciano d’Abruzzo e come la crescita delle vendite dei vini abruzzesi collocati nelle fasce più alte di prezzo, ha portato a un aumento del prezzo medio delle bottiglie della denominazione regionale vendute in GDO, pari al 19%. Un trend favorevole evidenziato anche nel primo trimestre 2022 che chiude per i Vini d'Abruzzo con un +14,1%. Il Montepulciano d'Abruzzo, che rappresenta circa l'80% del prodotto denominato regionale, cresce rispetto allo scorso anno dell’11%. Un risultato incoraggiante avvalorato anche dal +16,8% del Cerasuolo d'Abruzzo e dal +37,4% del Trebbiano d'Abruzzo.

Numeri che trovano il riscontro qualitativo di cantine come Centorame, Bossanova, Terraviva, una nuova generazione di vignaioli che oltre a spingere con forza le denominazioni, credono, vogliono, realizzano modelli di agricoltura e viticoltura sostenibile, biologica e biodinamica. Si punta molto sul Trebbiano d’Abruzzo, un bianco di grande potenzialità e versatilità, tanto da poter essere apprezzato sia giovane, sia nella sua versione più longeva e complessa e che, a seconda delle modalità di coltivazione e di affinamento, regala risultati molto diversi. Si punta sul Montepulciano d’Abruzzo che da solo rappresenta più dell’80% del totale dei vini a denominazione prodotti in Abruzzo e tra i primi tre vini doc prodotti in Italia con più di 804.000 hl imbottigliati (dati 2021).

Esempio del successo crescente del territorio è l’azienda agricola Centorame a Casoli d’Atri. Nata nel 1987, ha visto l’inizio dell’attività col nonno Marino e con i primi quattro ettari di terreno acquistati. Dal 2002 è gestita da Lamberto Vannucci, la terza generazione, che ha iniziato la vinificazione le proprie uve. Oggi l’azienda conta diciannove ettari, di cui dieci a vigneti, tre ad uliveti, un ettaro a ciliegeto, una parte destinata alle coltivazioni miste e un ettaro e mezzo dedicato all’impianto fotovoltaico in grado di garantire energia pulita sufficiente a soddisfare il fabbisogno aziendale. Giovane e determinato, Lamberto è l’anello di congiunzione tra la memoria familiare e il rinnovamento delle tecniche produttive, senza rinunciare alla tradizione enologica abruzzese sui metodi di raccolta e allevamento. Centorame è una bellissima realtà dove si studia e si sperimenta, dal metodo classico Anna, Pecorino in purezza e 48 mesi di affinamento sui lieviti (l’assaggio ha riguardato il millesimo 2016 e 2013 non ancora degorgiato), a cui l’Abruzzo sta dedicando grandi attenzioni e investimenti, confortato da un trend di consumo in crescita per la tipologia spumante, fino alla linea “Liberamente”, fermentazioni spontanee e zero solfiti aggiunti.

I ragazzi di Bossanova, Nat Colantonio e Andrea Quaglia, hanno scelto di condurre nelle colline teramane di Controguerra una viticoltura biodinamica. Solo autoctoni originari del territorio per una scelta in vigna senza compromessi: 26 ettari di cui 9 dedicati alla viticoltura, 2 ettari di ulivi ed i restanti 15 divisi tra seminativi, prati e boschi, lavorati tra ritualità primordiali e moderna creatività. Spettacolare l’assaggio del Trebbiano d’Abruzzo 2021 (caldo, avvolgente, regala sentori di miele, fiori di camomilla, erbe officinali, albicocca e pesca gialla) e del Montepulciano d’Abruzzo 2019 (palato raffinato, verticale, balsamico).

Recita così il claim di Tenute Terraviva: “Vini vista mare”, un assioma che delinea chiaramente il contesto di equilibrio e armonia tra il mare e le colline teramane. Acquistata nel 1970, l’azienda avvia la produzione e imbottigliamento delle proprie uve solo nel 2008. L’appezzamento a corpo unico di 30 ettari di cui 22 di superficie vitata (le vigne sono disposte ad arco verso il mare Adriatico), è lavorato dal 1998 secondo i dettami della viticultura biologica, con particolare attenzione per il terreno verso il quale oggi l’approccio è biodinamico. Vini capaci di esprimere il terroir, prodotti con fermentazioni libere e lieviti indigeni, senza aggiunta di additivi, zuccheri o enzimi. Parla l’Abruzzo con il suo Trebbiano Mario’s 47, fermentazione a temperatura controllata e una sosta di 12 mesi in botte grande, con il Pecorino Ekwo, anch’esso 100% biologico e con il Cerasuolo Giusi da uve Montepulciano, un rosato color ciliegia che eredita dal vitigno tutte le sue virtù. Luì è invece il Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane DOCG, schietto, netto, pulito, nella sua dimensione di pura identità.

Si fa strada l’Abruzzo enoico; il Consorzio c’è.