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Italian Wine Tour

Italian Wine Tour, we trust in our future: 1 mese e 5000 mila km, alla scoperta della nostra Italia del vino. Un viaggio che ci porterà ad incontrare uomini e donne del vino nel Post Covid-19.
Italian Wine Tour Lunedi 17 Agosto 2020

Mazzei 1435 storicamente contemporanei

Seicento anni di storia vitivinicola e non sentirli grazie ad una costante propensione all’innovazione e alla capacità di interpretare le nuove tendenze dei mercati.

di Fabio Piccoli

La lunga strada bianca, almeno considerando l’età del nostro povero camper Gino, che ci porta a Castello di Fonterutoli della famiglia Mazzei, ci consente di immergerci con calma in quella che si può considerare a ragione una delle aziende vitivinicole più longeve al mondo. 

Chi, d’altro canto, può vantare quasi 600 anni di attività vitivinicola?

Sono quelle storie, inutile negarlo, che mettono inevitabilmente un po’ di soggezione e per questo abbiamo provato a metterci subito nei panni del nostro anfitrione Giovanni Mazzei, che rappresenta la 26a generazione (si avete capito bene) coinvolta nell’azienda, che ci ha guidato alla visita dello straordinario Castello di Fonterutoli.

Giovanni sembra un giovane manager come tanti altri, preparato, ottima capacità di comunicazione, con già un’ottima esperienza soprattutto sui mercati internazionali. Scrivo sembra perché a mio parere chi eredita un testimone così ‘pesante’ sarà sempre inevitabilmente obbligato a dimostrare qualcosa di più rispetto ai colleghi di altre imprese più giovani e meno blasonate.

Giovanni è tra l’altro responsabile di una società di distribuzione online che i Mazzei hanno creato nel Regno Unito, con sede a Londra. Giovanni, quindi, lockdown permettendo ovviamente, si divide tra la Toscana e Londra, e questo lo rende un uomo contemporaneo che non conosce confini o barriere.

Eloquente la sua risposta alla domanda: “Quale è il mercato dove ti trovi più a tuo agio?….Mi trovo bene ovunque”.

Quello della contemporaneità lo si può considerare il leit motiv di questa azienda storica e proprio il Castello di Fonterutoli ne è una perfetta dimostrazione.

Si tratta di un luogo, infatti, dove passato e futuro sono così perfettamente fusi insieme che non si riesce a distinguerli.

La Cantina di Fonterutoli, in particolare, è stata progettata da una di famiglia, Agnese Mazzei che è riuscita a creare magistralmente un anello di congiunzione tra passato e futuro attraverso un progetto dove innovazione, sostenibilità, funzionalità ed estetica convivono al meglio.

Scendere nei tre livelli di profondità della Cantina, dal luogo di conferimento delle uve per passare al piano della vinificazione e terminare nel tempio dell’affinamento è un viaggio molto suggestivo che consente di percepire al meglio cosa significa coniugare la tradizione all’innovazione al fine di garantire sempre il maggior livello qualitativo possibile.

Anche Mazzei mi ha confermato un pensiero che coltivo da molti anni e cioè lo straordinario investimento delle aziende italiane in cantine capaci di capitalizzare al meglio ciò che arriva dalla vigna.

È vero, come si dice ormai da decenni, che la qualità di un vino nasce in vigna, ma è altrettanto vero che senza luoghi di trasformazione delle uve e di affinamento dei vini adeguati non si potrebbe mai raggiungere livelli qualitativi elevati.

Sicuramente il luogo più suggestivo di Castello di Fonterutoli è la barricaia posta a 15 metri di profondità che con i suoi circa 3.000 fusti di rovere regala un impatto visivo fantastico.

Ad aggiungere fascino alla barriccaia le cinque falde di acqua che scorrono lungo le pareti della roccia a vista che nel tempo hanno generato una sorta di stalattiti uniche.

In questo ambiente penso a quanto conti anche la bellezza dei luoghi di produzione e al fatto che famiglie come i Mazzei possano essere considerate dei nuovi mecenati non solo nell'aver investito nella qualificazione dei loro prodotti, ma anche nella bellezza delle strutture e dei luoghi.

Una bellezza che ho ritrovato anche nei vini degustati a partire dal mitico Siepi che con il suo blend alla pari tra Sangiovese e Merlot ti fa capire perfettamente le ragione del successo dei supertuscan nel mondo. Non posso non essere d’accordo con gli amici del Gambero Rosso che l’hanno definito uno dei “50 vini che hanno cambiato lo stile del vino italiano”.

Saliamo, infine, nella grande terrazza sul tetto della Cantina e lo spettacolo che godiamo è veramente mozzafiato e mi porta ad una considerazione.

Ma chi l’ha detto che il territorio del Chianti è un giardino disegnato “solo” da casali e vigne? È il bosco a prevalere, e alla grande, spesso anche nella sua versione più selvaggia.

Un vero e proprio spettacolo della natura che aumenta il valore del brand Chianti che forse troppo spesso diamo per scontato. C’è veramente da rimanere di stucco quando si sente parlare delle problematiche di una denominazione così prestigiosa. Il marchio Chianti è un patrimonio fondamentale non solo per l’economia vitivinicola del nostro Paese ma in generale per la reputazione del made in Italy enologico.

I Mazzei dal 1435 continuano a credere ed investire in questa terra, in questo nome che ha fatto conoscere prima d’altri l’Italia del vino nel mondo.

Gino risale lungo la strada bianca ma questa volta con più energia.

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