IL PRIMO MAGAZINE ONLINE ITALIANO
PER ORIENTARTI NEL MONDO DEL VINO

Italian Wine Tour

Italian Wine Tour: 6 settimane, 90 aziende e 7000km in camper alla scoperta della nostra Italia del vino con focus l'Hospitality. Un viaggio che ci porterà a scoprire i servizi enoturistici e le risorse umane delle cantine italiane che hanno fatto dell'accoglienza un asset strategico della loro azienda.
Italian Wine Tour Mercoledi 25 Agosto 2021

Lamole di Lamole, l’enoturismo coerente con l’ambiente

La nota azienda toscana del gruppo Santa Margherita rappresenta uno dei migliori esempi di enoturismo perfettamente integrato e coerente all’ambiente.

di Fabio Piccoli

Lo ripetiamo spesso, ci sono diversi modelli di enoturismo ma potremmo classificarli in due grandi macro categorie:

  • l’enoturismo “aziendale”;
  • l’enoturismo “ambientale”.

Nel primo caso l’azienda diventa il contesto enoturistico esclusivo, dove tutto avviene, dove l’esperienza turistica si concentra in maniera appunto esclusiva. Il contesto “esterno” all’azienda è una pura cornice talvolta anche molto diversa dalla struttura aziendale. Per usare una metafora, spesso ci si trova di fronte ad un quadro (l’azienda) che magari è di arte contemporanea ma la cornice (l’ambiente, il paesaggio circostante) è molto classica, antica.

Nel secondo caso, invece, l’azienda e il paesaggio circostante sono un tutt’uno, in assoluta coerenza a partire dal profilo architettonico delle strutture produttive (cantina) e dell’accoglienza.

Ho riflettuto molto su questa distinzione durante la visita a Lamole di Lamole nel nostro Italian Wine Tour 2021. Si tratta dell’azienda toscana, a metà strada tra Firenze e Siena, del Gruppo Santa Margherita. Si entra nel mood dell’azienda già inerpicandosi per la strada tortuosa che porta al piccolo e suggestivo borgo di Lamole che fin da subito ti dà quelle bella (e rara) sensazione di reale autenticità.

Come assolutamente autentica appare subito l’azienda che è quasi nascosta tra le pieghe del borgo. Con i suoi quasi 700 m slm siamo nel limite massimo di produzione del Chianti Classico anche se, molto probabilmente, le preoccupanti mutazioni climatiche fanno di questi territori vitati in altitudine forse la risposta migliore.

Era la prima volta che la visitavo e ammetto che mi sarei aspettato, non so per quale precisa ragione, un’azienda più visivamente impattante. Ed è stata questa sorpresa che mi ha portato a riflettere. Spesso, infatti, siamo portati a giudicare le aziende anche per il loro lato “estetico”. Ma l’esteriorità di un’azienda viene troppo spesso giudicata non prendendo in esame il contesto in cui è inserita ma esclusivamente ciò che è inserito all’interno del suo perimetro.

Su questo fronte sarebbe interessante stimolare una riflessione, un confronto anche con architetti, progettisti, esperti del paesaggio per comprendere quali possono essere le migliori modalità per affrontare il complesso tema della costruzione di un’impresa vitivinicola tenendo presente anche gli aspetti enoturistici e le aspettative dei turisti del vino.

Viene facile pensare che quanto più si risulta coerenti al territorio circostante e più l’immagine che ne risulta appare autentica, non impattante. Ma al tempo stesso alcune scelte architettoniche, di rottura con alcuni canoni classici di certi territori, sono comunque risultate vincenti o comunque sono apparsi progetti credibili, con un senso.

Per questa ragione preferisco affrontare questo tema raccontando le scelte di alcune aziende piuttosto di addentrarmi in riflessioni che meriterebbero ben più ampi approfondimenti. E in questa direzione Lamole di Lamole rappresenta un luogo non solo assolutamente integrato da un punto di vista architettonico all’ambiente circostante ma anche la sua offerta enoturistica mira ad esaltare al meglio tutto ciò che circonda l’azienda.

Per la prima volta, ad esempio, mi è capitato di iniziare una visita ad una cantina partendo dal paese in cui è ospitata e più precisamente dalla Chiesa di San Donato di Lamole.

Ma le brave responsabili dell’attività di accoglienza di Lamole di Lamole - Camilla Fusi, responsabile hospitality dal 2015, e Patrizia Piazzini, hospitality manager da tre anni - ci hanno subito spiegato che in questo piccolo paese di solo 85 anime, la maggioranza di esse è impegnata nel lavoro del vino. Per questa ragione fin da subito Lamole diventa non solo un luogo storico di grande interesse ma l’anima vitale dell’azienda.

E questo ti fa riflettere su quanti sono i borghi, piccoli paesi italiani che di fatto vivono di economia vitivinicola grazie alla presenza di aziende, grandi o piccole, nel loro territorio. Per questo partire dal “paese” e non dalla “cantina” non solo è una scelta narrativa, di comunicazione, ma rappresenta un fattore chiave nell’identità di molte aziende.

Ma a Lamole di Lamole un altro componente chiave è il paesaggio. Ciò che si riesce a vedere dalle straordinarie terrazze vitate di Lamole è forse una delle viste più belle non solo del Chianti Classico ma forse uno dei più suggestivi paesaggi viticolo rurali del nostro Paese.

Ma anche in questo caso a fare la differenza non è “solo” quello che si vede ma anche quello che viene raccontato. E in questa direzione perfetta la scelta di Camilla e Patrizia di raccontare il paesaggio come fosse una mappa (quelle che si trovano spesso in montagna) dove ogni collina o paese in lontananza ti viene indicato, spiegato per darti un prezioso orientamento.

Così riesci a comprendere che Lamole di Lamole non solo è al centro di uno dei territori italiani del vino più vocati ma anche un luogo di grande valore storico paesaggistico, dove il vino è in grado di raccontarti, forse in maniera unica, l’incredibile storia del nostro Paese. Ed è appunto questo il valore aggiunto straordinario del turismo del vino ed è questo che Lamole di Lamole riesce a dimostrare in maniera eccelsa.