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Italian Wine Tour

Italian Wine Tour: 6 settimane, 90 aziende e 7000km in camper alla scoperta della nostra Italia del vino con focus l'Hospitality. Un viaggio che ci porterà a scoprire i servizi enoturistici e le risorse umane delle cantine italiane che hanno fatto dell'accoglienza un asset strategico della loro azienda.
Italian Wine Tour Mercoledi 12 Agosto 2020

Il vino italiano letto dal fattore umano

Nuova ondata di energia durante i miei incontri dell’Italian wine tour.

Come ormai avrete capito il mio diario di viaggio si focalizza “solo” sulle persone che ho incontrato durante il nostro tour, spetterà poi a Fabio scrivere di territorio e di aziende.  La mia convinzione è che le persone vengono prima dei loro ruoli. In questo tour ho avuto la fortuna di incontrare persone con cui mi sono confrontata, che ho ascoltato molto e che ho osservato nella loro dimensione aziendale buttando uno sguardo anche alla loro dimensione spirituale. 

Durante le visite, usiamo spesso le carte di The Wine Village, il nostro nuovo progetto legato allo sviluppo delle competenze nel mondo del vino e che parte dal presupposto che siamo tutti abitanti di un villaggio con ruoli e funzioni diverse e con una simbologia radicata in noi e nelle nostre storie di vita.

Vediamo chi ho incontrato questa settimana.

 

Che cosa ho imparato da Tiziano Barea, Simone Barea e Alessandra Aldieri di Tenuta Montemagno

Arrivare a Tenuta Montemagno è sempre magico. Un relais che trasmette eleganza, calore, tradizione e ambizione. È il luogo che ha scelto Tiziano, dopo anni di ricerca, per creare il suo progetto di accoglienza legato al vino. 

Tiziano è uno degli imprenditori più eleganti che io abbia incontrato, con quel giusto mix di stile, di visione, di ambizione ma anche di giusta distanza dal mondo del vino. C’è molta differenza tra chi è cresciuto in aziende del vino famigliari e chi invece ha voluto crearne una ex novo. Non c’è  un meglio o un peggio, ma c’è un approccio diverso. L’approccio che ho imparato da Tiziano è quello di essere realmente laico, e fuori da ogni pettegolezzo o confronto che in questo mondo talvolta viviamo. Le scelte che lui ha fatto sono sempre state dettate dal suo studio e dalle sue ricerche costanti, senza cercare di copiare nessuno. Tiziano ha studiato tantissimo, a tal punto da poter sembrare enologo, agronomo e brand ambassador della sua azienda. Auguro a tutti di poter fare una degustazione dei suoi vini con lui che li spiega e li valorizza.  Grazie Tiziano perché da te ho imparato che il successo non arriva mai a caso e che non conta la presenza fisica che dedichiamo in una azienda, ma conta l’intento e la dedizione  interiore. 

Tra gli abitanti del Wine Village ho intercettato il Capo del Villaggio. 

Da Alessandra, export manager dell’azienda, ho imparato cosa significa saper cogliere ed adattarsi in pieno allo stile aziendale, prima ancora che imporre il proprio. Fino a diventare tutt’uno con i vini che si presentano e con le emozioni che si trasmettono. 

Alessandra è una professionista che mi insegna ogni giorno che ci sono sempre almeno due prospettive per vedere le situazioni, e che dipende da noi scegliere quella più conveniente e più adeguata al mercato e al nostro ruolo. Grazie Alessandra perché da te ho anche imparato che fare l’export manager richiede un lavoro sottobanco infinito e che non si tratta solo di prendere una valigia e partecipare ad una fiera. 

Tra gli abitanti del Wine Village ho intercettato il Cacciatore.

Ed infine due parole per Simone, che ho conosciuto meglio nei banchi dei nostri Campus. Da Simone ho imparato che ci deve essere il giusto equilibrio tra ambizione, umiltà e pazienza. 

Mi ha insegnato che tu puoi sapere dove vuoi arrivare e quello che potrai fare tra qualche anno, ma devi anche considerare che serve tempo e che soprattutto non puoi essere arrogante solo perché sei il figlio di..

Grazie Simone per essere ancora un passo indietro rispetto al potenziale che hai, mi auguro che tu mantenga questo stile e che tu abbia voglia di continuare a formarti perché ti permetterà di diventare un manager che potrà lasciare il segno. 

Tra gli abitanti del Wine Village ho intercettato il Tessitore.

 

 

Che cosa ho imparato da Maurizio Centenari e Claudio Barocelli e Giacomo Barbero di Vicobarone

Se dovessi usare una parola che a me sta molto a cuore per descrivere le persone che ho incontrato a Vicobarone, azienda che frequento da tre anni, quella parola sarebbe semplicità. 

Grazie a Maurizio, Claudio e Giacomo per riportare il mondo del vino ad una stile più concreto, senza fronzoli e con quella semplicità autentica che diventa una chiave per il successo.  

Parlare con voi è come sentirsi a casa tra amici dove vince il piacere del confronto rispetto al dover per forza apparire. 

Da voi ho imparato che quando la semplicità si connette con l’autenticità c’è un risultato coerente e immeditato nel percepito. 

Avere un approccio semplice non significa essere banali, ma significa guardare le cose dalla giusta distanza senza immergersi dentro con fanatismo o con velleità di ego. 

Grazie a tutti e tre per avermi saputo trasmettere questo spaccato del mondo del vino, ancora genuino, accogliente e avvolgente senza fare per forza fuochi d’artificio. 

Tra gli abitanti del Wine Village ho intercettato in loro tre i Custodi del Fuoco

 

 

Che cosa ho imparato da Marco Caltran e Alberto Maccagnan di Bellaguardia

Marco e Alberto ci hanno accolto nella terrazza del Castello di Giulietta e sono arrivati con una bottiglia di Durello e 4 calici. 

Da loro ho imparato come sia importante avere una visione chiara del proprio posizionamento e non voler poi cercare scorciatoie. 

Parlare di semplicità pensando a loro sarebbe troppo scontato, quello che mi è arrivato a livello emotivo è stata una linearità e un tutt’uno tra azienda, persone, territorio e prodotto. 

Credo che i loro vini rappresentino esattamente un territorio, ma che in qualche  misura rappresentino anche l’espressione delle loro caratteristiche umane. 

Due persone lineari, libere e pulite. Due persone che pensano con la propria testa e non con la testa orientata al mercato e due persone che a mio avviso potranno ricevere molte più soddisfazioni di quelle che stanno sognando. 

Da loro ho imparato che il successo arriva da un sacrificio costante ma che soprattutto è ancora più sorprendente quando arriva a persone che non si montano la testa, ma che traggono solo forza e stimolo per fare sempre di più, per fare sempre meglio. 

Tra gli abitanti del Wine Village ho intercettato in loro due il Fabbro. 

 

Anche questa volta quando si chiude la porta del camper e ripartiamo, sento che sono già diversa e che mi sto portando dentro qualcosa di nuovo che mi è stato donato durante lo scambio in cantina. Prima ancora che ottime degustazioni arrivano le storie di vita, le emozioni e gli stati d’animo di chi ci ha accolto. Per questo non posso che ringraziare della generosità di chi ci apre aziende e cuori.