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Italian Wine Tour

Italian Wine Tour, we trust in our future: 1 mese e 5000 mila km, alla scoperta della nostra Italia del vino. Un viaggio che ci porterà ad incontrare uomini e donne del vino nel Post Covid-19.
Italian Wine Tour Martedi 17 Novembre 2020

Argiolas, la Sardegna del vino che parla al mondo

L’azienda di Serdiana rappresenta una bandiera della vitienologia della Sardegna sui mercati di tutto il mondo. La testimonianza concreta del ruolo delle aziende leader nella valorizzazione di una regione vitivinicola.

di 

Fabio Piccoli

Quando si entra in un’azienda prestigiosa c’è sempre una certa emozione e anche, perché no, pure un po’ di disagio. Ci si sente, infatti, più piccoli di fronte ad imprese che sono riuscite a diventare vere e proprie icone in vari angoli del pianeta.

E' questa la sensazione che provo entrando da Argiolas che penso non sia esagerato considerare una delle più autorevoli bandiere della vitivinicoltura di Sardegna. Un’azienda che è riuscita ad accreditare il vino sardo sui più importanti mercati internazionali. E non si tratta di un risultato di poco conto tenendo presente che i produttori sardi, a differenza di altre regioni, come ad esempio la Sicilia, non hanno potuto contare su un supporto istituzionale. 

Ad accoglierci, nel nostro Italian Wine Tour che finalmente è approdato in Sardegna, Valentina Argiolas, che rappresenta la terza generazione dell’azienda nata, grazie ad Antonio Argiolas, verso la fine degli anni 30.

Valentina è una delle migliori donne del vino del nostro Paese e testimonia quotidianamente il ruolo strategico delle donne oggi all’interno del settore vitivinicolo.

Si fa una gran retorica sul tema “donne del vino”, la realtà è che se negli ultimi vent’anni, fortunatamente, le aziende del vino italiane sono state in grado di fare grandi passi  lo si deve tantissimo all’imprenditoria e managerialità femminile. 

Le donne, infatti, sono in grado, a mio parere meglio degli uomini, di comprendere nella maniera più completa tutte le potenzialità e i valori del vino. Se, infatti, il vino si differenzia da tantissimi altri prodotti per avere in sé sia valori materiali che immateriali, le donne hanno l’attitudine, la sensibilità ideale per interpretare ed esprimere al meglio questa doppia valenza.

E lo si percepisce subito dalle parole di Valentina Argiolas che ci ha descritto la sua azienda sotto tutti i diversi punti di vista partendo dalle persone che la compongono, passando poi al territorio per arrivare solo alla fine ai vini. Spesso gli uomini fanno il contrario e questa non è una differenza di poco conto.

Ma Valentina, non è “solo” donna di comunicazione e marketing, ma ha maturato negli anni - è attiva in azienda dal 2004 - una grande esperienza sui mercati internazionali che ha consentito di fare di Argiolas, con il suo 35% di export, una voce determinante del vino sardo nel mondo.

Una voce spesso isolata. “Ma non perché la Sardegna non abbia tantissimo da raccontare con i suoi vini - spiega Valentina - ma purtroppo ci è sempre mancata la giusta coesione tra produttori e non siamo stati supportati in maniera adeguata dalle nostre istituzioni”.

Ma quali sono stati i valori che hanno consentito ad Argiolas di diventare un punto di riferimento così importante a livello internazionale?

“Innanzitutto un’identità molto forte, chiara e riconoscibile - evidenzia Valentina - formatasi già negli anni 80 attraverso, soprattutto, l’investimento in vitigni autoctoni e nel credere alle potenzialità di invecchiamento dei nostri vini. Questo ci ha portato ad avere un carattere sempre distintivo”.

Ma c’è un altro fattore che Valentina considera fondamentale nell’identità di Argiolas: “Una famiglia molto forte e radicata nella terra in maniera autentica e riconosciuta anche da chi vive nel nostro territorio. Questo ci ha resi affidabili, autorevoli e per questo rispettati. Per noi questo è un aspetto fondamentale e continuiamo ad investire tantissimo nelle relazioni con la nostra terra e con chi la vive senza badare a calcoli od opportunismi”.

Il legame con la terra lo percepisci in maniera evidente appena entri in Argiolas che rappresenta, non a caso, una delle realtà più dinamiche anche sul fronte dell’accoglienza.

“Per noi aprire le porte costantemente della nostra azienda - sottolinea Valentina - ha rappresentato non solo una strategia commerciale ma un qualcosa che è insito nel nostro dna. Amiamo che le persone possano venire a conoscerci direttamente, riteniamo sia la maniera migliore per far comprendere la nostra anima più autentica, senza filtri”.

Basta guardare le tante opzioni studiate da Argiolas, anche in questa difficile fase emergenziale, per capire quanto per la nota azienda sarda l’ospitalità sia un elemento chiave della loro attività.

Iniziative originali come, ad esempio, in “Vigna con il segway” per attrarre anche un pubblico giovane o i suggestivi “Aperitivi in vigna”. Ma anche attività attrattive per i bambini con mini corsi di degustazione, ovviamente non con vini ma con succhi di frutta biologici per educarli all’importanza di approfondire la conoscenza dei prodotti alimentari.

Un’attività molto intensa che lo scorso anno ha portato nell’azienda di Serdiana circa 10.000 visitatori.

Il Wine Shop dell’azienda è tra i più belli che ci sia mai capito di visitare dove estetica e funzionalità sono combinati in maniera perfetta.

E’ qui che abbiamo potuto ancora una volta “sperimentare” il valore qualitativo dei vini Argiolas a partire dall’Iselis 2019, un vino ottenuto dal vitigno Nasco in versione però secca che ci ha letteralmente affascinato per il suo straordinario equilibrio tra “dolcezza” e freschezza. 

Lo stesso vitigno l’abbiamo potuto poi apprezzare nella sua versione “passita” tradizionale con l’Angialis 2015, uno dei vini dolci migliori, a nostro parere,  con un indice di bevibilità infinito. 

Ci siamo salutati con Valentina con l’Antonio Argiolas, un Cannonau passito dedicato a nonno Antonio che piantò questo vigneto ad alberello negli anni 70. “L’abbiamo realizzato per i 100 del nonno - racconta Valentina - e il vigneto ormai produce solo un grappolo per pianta”.

Saluto migliore non potevamo averlo e ci muoviamo verso l’aeroporto di Cagliari con già nostalgia addosso.