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Export Mercoledi 08 Settembre 2021

Vini frizzanti: 2020, anno da incorniciare

La pandemia non ha scalfito la crescita costante del vino frizzante italiano, anzi l’ha irrobustita: lo dimostra il recente Dossier Frizzanti del Corriere Vinicolo.

di Emanuele Fiorio

I dati del Dossier Frizzanti a cura di Carlo Flamini dell’Osservatorio del Vino UIV parlano di un export che vale 429 milioni di euro nel 2020 e di un volume di 1,9 milioni di ettolitri. 
L’emergenza Covid-19 del 2020 ha portato ad una crescita a valore del 4%, un record assoluto. Per quanto riguarda i volumi, il 2020 conferma un trend positivo che dura ormai da un decennio.

I vini frizzanti nel 2020 hanno confermato la crescita anche nella GDO con ottimi risultati sia in volume (+6% con  98 milioni di litri venduti) che in valore (+7% a 305 mln di euro).

I rossi frizzanti restano al vertice delle vendite a volume (48%), a breve distanza i bianchi frizzanti (44%), mentre per quanto riguarda i valori il risultato è opposto: il prezzo medio dei bianchi è superiore di 55 centesimial litro rispetto ai rossi.

Vitigni e regioni produttrici
Emilia Romagna e Veneto sono le due zone produttive di vini frizzanti prevalenti. Il 90% del volume totale proviene da queste due regioni.
l’Emilia Romagna è la culla indiscussa dei frizzanti italiani: i 214 milioni di bottiglie prodotte nel 2020 le conferiscono un peso di oltre la metà sul totale nazionale.
Il Lambrusco rappresenta l’emblema di questa categoria, prodotto nella zona tra Modena a Reggio Emilia nel 2020 ha raggiunto i 160 milioni di pezzi nelle sue versioni rosse, rosate e bianche, secche, amabili e dolci. 

Non c’è solo il Lambrusco a dominare il mercato, il Pignoletto, con le sue versioni sparkling rappresenta un fenomeno in espansione con 214 milioni di bottiglie prodotte nel 2020.

Il Veneto mette in campo due assi: la Glera, il vitigno più utilizzato per la produzione di frizzanti veneti ed il Prosecco Doc con 84 milioni di bottiglie prodotte nel 2020. Al prosecco Doc vanno aggiunte le 2,5 milioni di bottiglie di Prosecco Superiore, 700.000 di Asolo e 620.000 di Serprino imbottigliate sui Colli Euganei. 

Al terzo posto si posiziona la Lombardia: una produzione di 47 milioni di pezzi. La tipologia più prodotta in assoluto è la Bonarda dell’Oltrepò, 16 milioni di pezzi e una quota del 35% sul totale lombardo.

Tra le principali Dop e Igp prodotte spicca l’Emilia IGT con 131 milioni di bottiglie prodotte nel 2020, un terzo esatto del totale (33%), segue il Prosecco Doc (84 milioni di bottiglie ed il 21% del totale), Veneto Igt (7% per 27 milioni) e TreVenezie, con 18 milioni e un peso del 5%. Pavia IGT (4%) e Bonarda Doc (4%) entrano nella top ten assieme a Modena Doc, Pignoletto Doc, Lambrusco Grasparossa e Gutturnio piacentino.

Mercati export
Come detto precedentemente, nell’anno che verrà ricordato per la pandemia di Covid-19, la categoria dei vini frizzanti ha marciato in controtendenza rispetto alle altre tipologie di vino italiano. Un giro d’affari pari a 429 milioni di euro, per un volume di 1,9 milioni di ettolitri con un record assoluto a valore del 4%. Un risultato emblematico anche in relazione ai numeri della categoria degli spumanti che hanno registrato una perdita a valore del 7% nel 2020.

Le crescite maggiori si sono registrate in Nord-America e nell’Est Europa, in particolare Russia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Polonia e Ucraina.
La Germania si conferma il mercato più importante per i vini frizzanti italiani, con il 26% del totale export 2020 a volume. Da sottolineare il fatto che rispetto al 2000 e al 2010, si registra una forte flessione della quota export: nel 2000 la Germania rappresentava circa il 55% del nostro export di vino frizzante, mentre nel 2010 la cifra si attestava intorno al 40%. 
Segno positivo invece per gli Stati Uniti che rispetto al 2010 (14% di quota export) crescono del 5% raggiungendo il 19% di quota export.

Il Messico sorprende e sovverte il risultato negativo del 2019, piazzandosi al terzo posto a volume tra i mercati export principali del vino frizzante italiano. Una crescita record del 52% a volume nel 2020, trascina tutto il continente nordamericano. 
A seguire l’Austria con il 4% del totale, la Repubblica Ceca, anch’essa al 4% di quota grazie ad un balzo del 21%, stabile la Russia (4%), inseguita dalla Repubblica Ceca (4%). 
Anche Regno Unito e Francia si attestano attorno al 4% di quota volume sul totale ma la performance di crescita degli ultimi due anni in UK è stata tra le più robuste, mentre in Francia l’effetto Prosecco sta sottraendo quote di mercato ai Lambruschi che chiudono il 2020 con una flessione del -5%.