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Export Lunedi 27 Luglio 2020

Il mondo della ristorazione sud africana protesta contro il divieto governativo di vendere alcolici

Cosa può insegnarci l’esperienza del Sud Africa? Perché osservare le situazione contingenti nel mondo può darci una spinta diversa nell'affrontare la nostra?

di Agnese Ceschi

Ph. Alfred Thorpe @The Drink Business

“The week in a picture”: la settimana appena trascorsa in una foto (quella che vedete qui sopra) è uno dei titoli che ci sono balzati agli occhi tra quelli della testata specializzata inglese The Drink Business. Ed effettivamente anche noi non possiamo che rimanere colpiti da questa immagine: gli occhi profondi ed espressivi di questa ragazza sudafricana descrivono perfettamente lo stato di sconforto e disperazione che campeggia tra gli operatori del mondo del vino e della ristorazione in Sud Africa. Il Sud Africa è infatti uno dei Paesi più duramente colpiti dai provvedimenti governativi per arginare l’ondata della pandemia. 

I lavoratori della ristorazione e della cantine vinicole in tutto il Sud Africa sono scesi in piazza per protestare contro la decisione del Governo di mettere il bando alla vendita di alcolici e hanno chiesto di permettere almeno la vendita per gli esercizi con posti a sedere.  Inoltre i protestanti hanno chiesto di trovare una soluzione al ritardo nei pagamenti promessi dal Governo per aiutare a salvare i posti di lavoro. 

Facciamo un passo indietro e capiamo bene cosa è accaduto. Rivolgendosi alla nazione il 12 luglio, il presidente Cyril Ramaphosa ha dichiarato che le vendite interne di alcol saranno nuovamente vietate al fine di liberare i letti degli ospedali occupati da coloro che soffrono di traumi legati all'alcol. C'è anche un coprifuoco notturno tra le 21:00 e le 4:00 e le maschere devono essere indossate in ogni momento mentre si è in luoghi pubblici.

La reazione del mondo della ristorazione e produttivo è stata dura e di grande sconforto. Come si può vedere nella foto i manifestanti sono scesi in strada con cartelli che mostravano quante persone lavorano nella loro attività e ora rischiano di perdere il lavoro a causa del prolungato blocco del Paese, con lo slogan #Jobssavelives.

Protesta a cui hanno preso parte anche i produttori stessi che hanno invocato l’importanza di questo canale per la vendita dei loro vini, come Ross Sleet, proprietario di Rascallion Wines, che è sceso in strada e ha dichiarato a The Drink Business: "Consideriamo la ristoratorazione come parte integrante del nostro settore e se loro non possono vendere il nostro prodotto ci riguarda tanto quanto loro”.

Un’ulteriore aggravante a questa già complessa situazione è la delicata condizione economica in cui versa gran parte del Paese che ha fatto fronte ad un’ondata di disoccupazione, che comporta non disponibilità economica per potersi permettere di uscire al ristorante. Inoltre un portavoce del Restaurant Collective ha dichiarato al Sunday Times del Sudafrica che il 40% dei ristoranti non ha ricevuto alcuna forma di prestito o sostegno governativo.

Durante il lock-down di nove settimane, l'industria alcolica sudafricana ha perso l’equivalente di 852,8 milioni di sterline e 142,1 milioni di sterline di accise, risultato diretto dell'aumento delle vendite di prodotti alcolici illegali che non pagano le tasse. Infine, oltre un milione di posti di lavoro potrebbero essere a rischio grazie alle regole di blocco.

Mentre è vietato vendere e bere all'interno dei ristoranti, le cantine sudafricane sono ancora in grado di esportare. I leader del settore hanno invitato le persone a sostenere i produttori sudafricani e a bere il loro vino, nell'ambito di una campagna sui social media chiamata #drinksouthafrican.

"Sarebbe bello se potessimo fare clic sulle dita ed esportare, ma dire che puoi esportare e la possibilità di farlo sono due cose diverse. Abbiamo un piccolo ordine per il Giappone, ma ci sono volute quattro settimane per portare quell'ordine su una barca” ha dichiarato il produttore Sleet.

Ci siamo chiesti cosa questa triste esperienza possa insegnarci e non neghiamo che non ci assalga un sentimento di gratitudine per come la situazione nel nostro mercato si stia “normalizzando” in confronto allo Stato africano. Sicuramente non va tutto bene nemmeno in Italia, ma possiamo senza ombra di dubbio guardare a quello che accade altrove con una certa oggettività, comprendendo come questo ci possa, se si sceglie di farlo, dare la spinta per apprezzare il buono di quello che abbiamo. E il nostro Wine Meridian tour ce ne dà ogni giorno la prova.