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Export Giovedi 20 Dicembre 2018

Il futuro del vino europeo in Giappone è roseo

L’accordo commerciale tra Europa e Giappone a un passo dall’approvazione finale

di Michela Mozzanica

Il 5 novembre scorso la Commissione Commercio sugli scambi internazionale del Parlamento Europeo ha votato a favore dell’accordo commerciale che regolerà gli scambi di merci tra l’Europa e il Giappone.
Il voto definitivo avverrà in dicembre da parte del Parlmento Europeo, ma il grande passo sembra stato fatto, in previsione della ratifica finale, che deve poi avvenire anche da parte del Parlamento giapponese ed entrare in vigore. Dopo anni di studi e trattative, tale accordo potrebbe diventare il più grande mai negoziato tra queste due grandi aree economiche.
Tale accordo avrà delle conseguenze enormi per l’export dei prodotti europei verso il Giappone: da un lato viene stabilita la rimozione di quasi tutti i dazi doganali, dall’altro ci si apre a servizi che includono l’e-commerce, il trasporto marittimo, i servizi postali in generale, l’energia e il campo delle telecomunicazioni. Il tutto dovrebbe eliminare 1 miliardo di euro di tasse che attualmente vengono pagati dalle aziende europee.

In questo contesto, il settore che più beneficerà delle novità apportate è quello dell’industria alimentare e dell’agricoltura. Vi sono infatti prodotti che attualmente subiscono tasse doganali molto alte: il vino infatti si attesta al 15%, il formaggio arriva al 30%.
È presto detto che la ratifica di un accordo di tale portata agevolerà notevolmente il flusso di vino verso il paese del Sol Levante. Che è un mercato da sempre non facile, ma interessante e ben disposto a importare vini da tutto il mondo, tanto da restare saldamente al settimo posto nella classifica mondiale del valore dell’import, rientrando nei dieci maggiori mercati internazionali.
La Francia non ha rivali e copre il 53% della quota importata. L’Italia si posiziona al terzo posto, preceduta dalla Spagna e seguita dal Cile.

Un vantaggio per l’Italia, al di là dei numeri in sé, è l’attenzione dei giapponesi verso la ricerca di nicchie di vini e la loro curiosità verso la qualità.
Se infatti finora i grandi importatori in Giappone hanno lavorato soprattutto con etichette internazionalmente note, recentemente si è sviluppata una rete di piccoli importatori che si sono differenziati sul mercato con la scelta di denominazioni "minori". Il grande lavoro dato anche dalle contaminazioni della cucina giapponese ha incrementato il raggio d’azione della varietà dei vini italiani.

E se, dunque, uno degli scogli maggiori è sempre stato l’investimento economico - soprattutto per i produttori più piccoli -, ora non resta che aspettare la ratifica definitiva dell’Accordo e iniziare a controllare i prezzi dei voli verso il Giappone!