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Export Mercoledi 30 Giugno 2021

Export agroalimentare italiano: i numeri del 2020 e le nuove opportunità in USA e UK

In un mondo segnato dalle restrizioni e dalla contrazione dei commerci internazionali, l’export agroalimentare italiano non sembra conoscere crisi.

di Federico Gallo

Si è svolta il 23 giugno scorso una tavola rotonda, promossa da Distribuzione Moderna, sull’export agroalimentare italiano: dall’analisi dei dati 2020 al focus sull’esportazioni in USA e UK, a seguito delle ultime novità in materia di operazioni doganali.

Il 2020, fa registrare un ennesimo record delle esportazioni agroalimentari italiane, dopo una decade di crescita continua, raggiungendo i 46,1 miliardi di euro.

Nonostante i problemi logistici dell’ultimo anno, nonostante le chiusure del canale horeca in tutto il mondo, il settore ha retto l’urto, anzi ne è uscito ancora più forte, con un incremento dell’3,2% sul 2019. Il comparto vino e mosti fa registrare un -2,3%, ma con un valore di 6,2 miliardi di euro resta secondo, dietro il comparto cereali-riso e derivati, che guadagna il 6,9% sul 2019.

Il primo intervento della dottoressa Anna Flavia Pascarelli, Responsabile promozione Food&Beverage dell’Agenzia ICE, traccia il quadro della situazione, partendo da uno studio pre-pandemia che individua nella totalità della filiera agroalimentare (dai campi alla tavola) il primo settore produttivo italiano, con un fatturato totale di 538 miliardi di euro. Di conseguenza, il suo peso nel valore totale dell’esportazioni è cruciale: si parla dell’11%.

Il primo mercato di approdo dei prodotti agroalimentari italiani è l’Unione Europea, che rappresenta il 61% delle esportazioni, grazie ai vantaggi del mercato unico e la vicinanza geografica; diventa il 70% considerando i paesi europei extra UE.

Gli Stati Uniti sono invece il primo mercato tra i non comunitari e hanno fatto registrare un notevole incremento del 10% nell’anno della pandemia. Vengono inoltre segnalate le performance sui mercati di Cina, Arabia Saudita e Canada, indicati come i più in crescita nel 2020. La dottoressa Pascarelli sottolinea la resilienza del settore, confrontandolo con i numeri dell’export 2020 registrati dai principali competitor europei: Spagna +3%, Germania +2% e Francia -0,3%.

Vengono infine presentati i dati sul primo trimestre 2021, dove si registra un +3,28% sullo stesso periodo del 2020, momento di massima flessione dell’export durante l’emergenza sanitaria.

È intervenuta poi Giulia Maria Persico, avvocato presso lo Studio Tributario e Societario - Deloitte Global Trade Advisory, che ha fornito una panoramica sulle regolamentazioni internazionali in materia di esportazione dei prodotti agroalimentari: dal Codex Alimentarius, elaborato da FAO e OMS, che raccoglie standard internazionali, linee guida e codici di condotta per garantire la sicurezza degli alimenti e la salute dei consumatori, fino agli accordi in seno al WTO, di cui il Codex è alla base:

  • SPS (misure sanitarie e fitosanitarie): che stabilisce standard e raccomandazioni in materia di sicurezza alimentare, sanità animale e protezione delle piante.

  • TBT (barriere tecniche al commercio): che regolamenta gli ostacoli alla liberalizzazione del commercio di natura non tariffaria.

Ha infine indicato le norme europee di igiene cui conformarsi per poter esportare prodotti alimentari:

  • Regolamento (CE) n° 852/2004: delinea obiettivi di sicurezza alimentare da soddisfare in tutte le fasi del processo di produzione

  • Regolamento (CE) n° 853/2004: norme specifiche in materia di igiene per prodotti di origine animale.

Nella seconda parte della tavola rotonda, il focus si è spostato sui mercati di USA e UK, alla luce dei recenti avvenimenti che stanno cambiando le dinamiche delle esportazioni verso questi paesi.

 

REGNO UNITO

Per quanto riguarda il Regno Unito, la recente uscita dall’Unione Europea ha provocato mesi di stallo nei commerci nell’attesa del raggiungimento di un accordo tra le parti, concluso poi il 24 dicembre 2020 ed entrato in vigore dal 1° gennaio 2021.

L’Accordo di libero scambio tra UE e UK prevede dunque l’abbattimento delle tariffe fino allo 0 per alcuni prodotti, molti del settore agroalimentare in quanto la produzione britannica è del tutto insufficiente a coprire la domanda domestica. Per beneficiare delle tariffe 0, è necessario verificare la preferenziabilità del prodotto e dimostrarne l’origine europea.

Se dunque la Brexit pare non aver appesantito più di tanto i costi per il commercio, lo stesso non si può dire per le procedure burocratiche: la creazione di una nuova frontiera tra UE e UK comporta la produzione e la verifica di specifiche documentazioni doganali, che vanno ad allungare i tempi del movimento delle merci; è ora inoltre necessario rispettare i requisiti britannici per l’etichettatura.

Il Regno Unito rimane comunque il quarto mercato dell’esportazioni agroalimentari italiane e come detto da Anna Flavia Pascarelli “è fondamentale presidiarlo più che mai”.

 

STATI UNITI

Guardando oltreoceano, agli Stati Uniti, si è giunti a una tregua della guerra commerciale iniziata 17 anni fa con la disputa Airbus-Boeing e culminata coi dazi di fine 2019, imposti dagli USA su numerosi prodotti europei, tra cui numerosi prodotti agroalimentari. Il made in italy è stato colpito da dazi per mezzo miliardo di euro tra formaggi, salumi, agrumi e liquori; per i prossimi 5 anni i dazi saranno sospesi e si prevede un rimbalzo di questi prodotti nel mercato americano.
 

Molto interessante il discorso conclusivo di Giulia Maria Persico, che riguarda uno strumento per la semplificazione delle procedure doganali. È possibile (per produttori, esportatori, imprese di spedizione, depositari, agenti doganali, vettori, importatori) richiedere lo status di Operatore Economico Autorizzato (AOE), rilasciato dall’ADM (Agenzia delle accise dogane e monopoli) a seguito di controlli e della presentazione dell’apposita documentazione. Tale status permette di ottenere una serie di vantaggi nei paesi che hanno firmato accordi di Mutuo Riconoscimento dell’AOE con l’Unione Europea e che dunque riconoscono l’autorizzazione AOE rilasciata dall’agenzia italiana, in particolare:

  • minori controlli relativi alla sicurezza

  • essere riconosciuti come partner commerciali affidabili

  • ricevere un trattamento prioritario al momento dello sdoganamento.

L’UE ha concluso accordi di Mutuo Riconoscimento con: Norvegia, la Svizzera, il Giappone, l’Andorra, Cina, Stati Uniti e in ultimo Regno Unito.