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Export Lunedi 17 Febbraio 2020

Dazi USA: siamo salvi…per 6 mesi

Roulette "americana", vini italiani esclusi dal carosello dei dazi ma attenzione, fra 180 giorni la ruota girerà nuovamente.

di Emanuele Fiorio

Una boccata di ossigeno, gli Stati Uniti hanno deciso per i prossimi sei mesi di non inserire olio, pasta e vino italiani nella "black list" dei prodotti su cui imporre dazi.
L’amministrazione Trump ha aggiornato l’elenco e l’USTR (United States Trade Representative) ha sospeso per il momento ulteriori tariffe sui prodotti dell'Unione Europea.
Una tregua che non risolve la questione centrale, permangono infatti i dazi Usa del 25% su varie esportazioni italiane come salami, mortadelle, crostacei, molluschi, agrumi, succhi, liquori, amari e formaggi: Parmigiano Reggiano e Grana Padano in primis. È utile ricordare che, secondo i dati Coldiretti queste due eccellenze italiane con l’entrata in vigore dei dazi al 25% a ottobre 2019, hanno visto crollare il proprio export negli Usa del 54% a novembre e del 43% a dicembre 2019.

"Il problema dei dazi non si risolve certo con la decisione di oggi - afferma Paolo Castelletti segretario generale di UIV (Unione Italiana Vini) - e continuerà a occupare la nostra agenda politica delle prossime settimane. I dazi sono ancora in vigore per una parte molto sensibile dell’agrifood italiano, così come resta penalizzata la maggior parte del vino europeo. Il fatto che l’agricoltura e il nostro settore paghino una disputa sul settore aerospaziale che sta portando perdite di business e investimenti nel mondo del vino, è estremamente preoccupante e genera incertezza anche per le aziende di quei settori, come il vino italiano, che al momento non sono toccati dalle tariffe".

Cautela e realismo devono prevalere visto che, anche a livello europeo, sono state confermate le attuali tariffe del 25% sui vini provenienti da Francia, Spagna e Germania, così come sui whisky single malt provenienti da Scozia e Irlanda del Nord.
Secondo la FEVS (Fédération des Exportateurs de Vins & Spiritueux de France), ad esempio, le esportazioni di vino francese verso gli Stati Uniti sono crollate del 33% dall’inizio dei dazi ad ottobre 2019.

Oltreoceano le lobby statunitensi continuano a premere per evitare dazi, come ha dichiarato il WSWA (Wine and Spirits Wholesalers of America): "Il WSWA rimane fortemente contrario ai dazi su vini e distillati europei, ed esorta i funzionari commerciali degli Stati Uniti e dell'Unione Europea a negoziare un accordo per porre fine a questa disputa commerciale che sta portando a una perdita di entrate, al congelamento delle assunzioni e all'incertezza generale. Più a lungo questi dazi rimarranno in vigore, più queste conseguenze aumenteranno".

Gli USA sinora hanno dimostrato di avere "il coltello dalla parte del manico" ma il DISCUS (The Distilled Spirits Council of the United States) avverte: "l'Unione Europea ha dichiarato che questa primavera potrebbe imporre tariffe di ritorsione su rum, vodka e brandy statunitense che si innestano sempre nella controversia in sede WTO riguardante i finanziamenti alla Boeing. Inoltre, l'UE ha in programma di aumentare i dazi di ritorsione sul whisky americano al 50% nella primavera del 2021".
La U.S. Wine Trade Alliance ha aggiunto: "Ci congratuliamo con l'amministrazione per la moderazione e per non aver aumentato i dazi sul vino europeo. Il mantenimento dei dazi sul vino allo status quo è una testimonianza del duro lavoro svolto dall'industria vinicola, ma è comunque una vittoria monca. Il rifiuto dell'amministrazione di rimuovere le attuali tariffe del 25% su alcuni vini europei continuerà a pesare sugli imprenditori ed i consumatori americani".