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Export Mercoledi 13 Gennaio 2021

Cina e Australia: lotta all'ultimo dazio

In seguito alla richiesta di avviare un’inchiesta sulla diffusione del coronavirus da parte del governo australiano, la Cina ha iniziato ad imporre dazi molto importanti - a tratti ingiustificati - su numerosi prodotti australiani di importazione, vino incluso.

di Agnese Ceschi

Photo: EPA-EFE

Cosa sta succedendo dall’altra parte del mondo tra Cina e Australia? In questi ultimi 6 mesi si è scatenata una guerra commerciale a suon di piccole (ma grandi) “ripicche” da parte del governo cinese nei confronti dei prodotti australiani. Ma andiamo per ordine e cerchiamo di capire cosa è successo. 

La Cina è il partner commerciale più importante e più grande per l’Australia, infatti il commercio tra i due Paesi vale circa 240 miliardi di dollari australiani (171 miliardi di dollari) e la Cina acquista circa il 39 per cento delle esportazioni di merci australiane. Dopo che nella primavera scorsa il primo ministro australiano Scott Morrison ha guidato un'inchiesta sul coronavirus, Pechino ha avanzato gradualmente mosse commerciali mirate contro prodotti come orzo, manzo, vino, cotone e carbone australiani. 

In particolare a metà maggio, in seguito alla richiesta di avviare un’inchiesta sulla diffusione del coronavirus da parte del governo australiano, la Cina ha confermato che avrebbe imposto un dazio anti-dumping di oltre l'80% sulle esportazioni di orzo australiano. Il dazio è stato un duro colpo per il settore dell'orzo australiano, che in precedenza aveva goduto di tariffe a zero grazie all'accordo di libero scambio tra i due Paesi. Poco dopo, le autorità cinesi hanno anche vietato le esportazioni di carne bovina da quattro macelli australiani a causa di problemi di etichettatura e certificazione. A giugno, sono aumentati gli attriti quando la Cina ha avvertito i suoi cittadini di non visitare e proseguire gli studi in Australia a causa del crescente razzismo e discriminazione nei confronti delle persone di etnia cinese e asiatica. I turisti e gli studenti cinesi sono i maggiori contributori al turismo australiano e al settore studentesco internazionale.

Tutte queste ripercussioni sui prodotti australiani non hanno risparmiato il vino. Ad oggi il vino australiano deve affrontare dazi temporanei totali che possono arrivare fino al 218,5% dopo che il Ministero del Commercio cinese ha imposto dazi compensativi temporanei sul vino australiano in aggiunta ai dazi anti-dumping provvisori annunciati a fine novembre. I nuovi dazi anti-dumping applicati a fine novembre potrebbero effettivamente raddoppiare o triplicare il prezzo di una bottiglia di vino australiano in Cina, rendendo il mercato non redditizio per i produttori di vino australiani.

Il ministero del Commercio cinese ha annunciato dazi provvisori compresi tra il 107,1 e il 212,1 per cento a cui vanno aggiunti dazi compensativi o antisovvenzioni che vanno dal 6,3 al 6,4 per cento agli esportatori di vino australiani. Così la situazione per un produttore di vino australiano sarebbe la seguente, prendendo l’esempio di uno dei vino australiani più venduti in Australia, esempio di vino australiano per eccellenza in Cina: la Treasury Wine Estates, proprietaria di Penfolds, dovrà pagare una tassa del 169,3 per cento e un dazio temporaneo antisovvenzioni del 6,3 per cento, per dazi totali del 175,6 per cento.

Con il nuovo anno lunare in arrivo il mese prossimo, la stagione dei regali è ora in pieno svolgimento in Cina, ma le nuove tariffe e le restrizioni imposte al vino australiano hanno lentamente iniziato a influenzare i livelli delle scorte. Infatti a parte i dazi anti-dumping, gli importatori sono stati ufficiosamente scoraggiati dall'importare più vino australiano, poiché potrebbero esserci ritardi per il prodotto nei porti.

La bella notizia è che non sembrano esserci ancora segni di riduzione dei prezzi del vino australiano. Secondo Mike Vinkenborg, portavoce della società di consulenza e ricerca Daxue Consulting, per i prossimi sei mesi i prezzi non saranno una preoccupazione per gli acquirenti, infatti la fiducia dei consumatori indica che un aumento dei prezzi dal 10 al 20% di solito non ha alcun impatto, altra cosa sarà se vedranno un raddoppio o triplo dei prezzi. 

Come finirà questa guerra tra i due colossi mondiali? Staremo a vedere nei prossimi mesi.