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Europa Mercoledi 22 Settembre 2021

Niklas Bergqvist: in Svezia sui premium rossi l’Italia davanti alla Francia

Uno dei 15 Italian Wine Experts nel mondo ci racconta lo stato del mercato svedese, dove il vino italiano domina i volumi di vendita e ruba la scena alla Francia nel segmento premium dei vini rossi.

di Federico Gallo

Abbiamo intervistato Niklas Bergqvist, Italian Wine Expert, educatore, sommelier di base a Stoccolma. Abbiamo parlato della sua carriera nel mondo del vino e dello stato attuale del mercato della Svezia, dove le limitazioni causate dalla pandemia sono state più lievi che nel resto d’Europa.

 

Per prima cosa vorremmo saperne di più su come è nata la tua passione per il vino e del tuo lavoro nel settore.

Fin da bambino sono sempre molto interessato al cibo e mi piaceva il concetto di uscire a mangiare nei ristoranti. Da ragazzo ho scelto di andare ad una scuola di ristorazione per imparare la cucina professionale. Dopo la laurea, ho avuto l’opportunità di lavorare sulle Alpi durante l'inverno, lo sci è sempre stato una mia grande passione. Ho trascorso la maggior parte delle serate a documentarmi sul vino. Alla fine ho deciso di rimanere a Stoccolma e cercare un lavoro a tempo pieno. Ho seguito corsi per diventare sommelier pensando che sarebbe stato interessante saperne di più sull’abbinamento di cibo e vino. Lì mi sono completamente innamorato del vino e quando mi sono fratturato malamente la gamba nel 2009 e non ho potuto lavorare in cucina per più di un anno, ho deciso di continuare a studiare. Ho seguito i corsi universitari e poi il diploma WSET, che ho conseguito nel 2012.
Come molte altre persone nel settore del vino ho molti lavori diversi. Il mio principale datore di lavoro è Vinkällaren Grappe, un club per collezionisti di vino nel centro di Stoccolma. La mia responsabilità principale è quella di tenere degustazioni, fare formazione e consigliare i nostri membri sulle loro collezioni di vini. Dal 2015 insegno anche nella più antica scuola sommelier della Svezia, Restaurangakademien. È liberamente basato sul WSET 2 e 3, con la possibilità di continuare con il diploma in una fase successiva. Insegno l'Italia, lo spumante, il vino fortificato e parti della Francia a tutti i diversi livelli e mi occupo anche della valutazione WSET. Scrivo anche occasionalmente di vino per riviste svedesi e curo una newsletter per i membri del Grappe dove recensisco la maggior parte dei vini che vengono rilasciati nei negozi monopolistici.

 

Sei un Italian Wine Expert, cosa ci puoi raccontare di questo percorso?

Amo il cibo, il vino, lo sci, la storia e l'opera. Tutte queste strade potrebbero non portare a Roma, ma certamente in Italia. Ho trascorso alcuni mesi a lavorare nella cucina di un ristorante a San Gimignano quando imparavo a cucinare da adolescente, e il vino italiano è anche una delle mie principali responsabilità al Restaurangakademien.
Quando ho visto che un mio amico che lavora in Italia aveva frequentato il corso Vinitaly Academy (VIA) ho pensato che fosse un buon modo per conoscere meglio le varietà meno famose e le regioni vitivinicole d'Italia.
Non avevo ancora afferrato il livello di complessità del programma e non mi sono reso conto che avrei dovuto studiare prima dei giorni di corso fino a quando era quasi troppo tardi. È diventata una corsa contro il tempo nelle ultime due settimane, ma sono riuscito a passare come ambasciatore. In seguito, ho deciso che puntare al livello esperto era un buon modo per incoraggiarmi a studiare in maniera più lenta, approfondita e piacevole. Ho frequentato di nuovo il corso e riprovato l'esame l'anno successivo e sono riuscito a diventare un Italian Wine Expert.
Credo che Stevie Kim e il suo team abbiano fatto un ottimo lavoro sia con il programma VIA che con gli eventi associati. La comunità VIA è un grande mix di persone provenienti da tutto il mondo, tra cui molti italiani espatriati, che hanno tutti poco in comune tranne l'amore per il vino italiano. Il risultato è qualcosa di unico e alimentato dalla curiosità e dall'apertura mentale piuttosto che dallo snobismo focalizzato su una piccola nicchia delle etichette di vino più famose al mondo che tende a diventare predominante quando si riuniscono un sacco di persone che non si conoscono molto bene.
Vorrei consigliare il corso a chiunque nel settore sia interessato o stia lavorando con il vino italiano. Suggerisco, tuttavia, di fare molta esperienza e studiare prima di prendere parte al programma, e iniziare a studiare per tempo prima dell’esame.

 

Parlando del tuo Paese, la Svezia, in che modo la pandemia ha influenzato il mercato vinicolo?

Le restrizioni in Svezia sono state abbastanza limitate - quasi inesistenti prima dell'autunno 2020. Nonostante ciò, la maggior parte degli svedesi ha seguito la raccomandazione di isolarsi il più possibile per cercare di limitare la diffusione del virus. La maggior parte dei numeri che ho visto indicano che le importazioni sono state più o meno le stesse del solito, forse anche un po' più grandi in termini di volume e di valore.
La situazione ha tuttavia avuto un impatto notevole sul modello di consumo. Mentre il monopolio ha visto aumentare le vendite, c'è stata una diminuzione equivalente delle vendite nel settore horeca. Ciò significa che alcuni importatori hanno fatto meglio che mai, mentre la maggior parte di quelli che si concentrano sull’on-trade, così come i ristoranti stessi, hanno attraversato un momento difficile. Molti sono falliti, ma alcuni hanno fatto abbastanza bene. La linea che separa il successo dal fallimento è stata in quale parte della Svezia (o parte della città) si opera e che tipo di clientela si ha. Per i ristoranti, riuscire a compensare l’avere meno ospiti facendoli spendere di più è stato fondamentale. Anche il cibo da asporto è stato importante, ma a causa della situazione di monopolio i ristoranti non sono autorizzati a vendere bevande alcoliche per il consumo esterno al locale.

 

Puoi dirci di più di come il vino italiano è percepito nel mercato svedese e qual è il suo posizionamento?

Il vino italiano ha dominato le vendite in Svezia negli ultimi 10 anni. In genere rappresenta il 25-30% del volume delle vendite. La maggior parte è bag-in-box dal Sud Italia, spesso realizzato in uno stile molto internazionale ed etichettato in modo che non è del tutto chiaro che i vini sono italiani. C’è una notevole presenza di Primitivo, spesso affinato in legno americano, e molto poco di veramente territoriale. Ad eccezione di alcune marche di vino bianco di successo nel segmento bag-in-box, direi che gli svedesi pensano che il vino italiano sia rosso piuttosto che bianco. Il numero di vini bianchi nel segmento premium è molto deprimente e questo vale sia per l’off-trade che per l’on-trade.
A prezzi più alti l'Amarone e i Super Tuscan hanno dominato per lungo tempo, ma soprattutto il Barolo e in una certa misura il Barbaresco e il Brunello sono diventati molto più in voga negli ultimi 10 anni. A Vinkällaren Grappe possiamo vedere che le giovani generazioni (in questo contesto, cioè quelle che hanno quarant'anni o all'inizio dei cinquanta) sono spesso molto più interessate al Barolo che al Bordeaux, che era decisamente dominante. C'è una selezione molto più ampia di uve e denominazioni meno famose nei ristoranti e anche sugli scaffali del monopolio di questi tempi, ma sono di interesse principalmente per una clientela molto piccola in questo momento.

 

Hai qualche consiglio da dare ai produttori italiani per l’esportazione dei loro vini in Svezia?

Penso che dipenda molto dalle dimensioni dell'azienda. Per i produttori di medie e grandi dimensioni trovare un buon importatore e con esperienza significa che sia possibile vendere un grande volume di vino al monopolio senza un sacco di lavoro se si è fortunati. Se sei un piccolo produttore e soprattutto se stai producendo vini da varietà e origini meno famose, dovrai trovare un importatore che sia molto appassionato del tuo vino. Mentre il monopolio potrebbe comprare i piccoli volumi, avrete più possibilità di successo entrando nel mercato della ristorazione. Purtroppo, ci sono molti importatori appassionati in Svezia che importano però vino solo a tempo parziale. È improbabile, pertanto, che abbiano il tempo e i contatti per entrare nei ristoranti che contano, e questo è ciò di cui avrete bisogno perché è il modo migliore per costruire la domanda di un vino ancora sconosciuto ai consumatori svedesi.
Con l'attuale legislazione dovrebbe anche essere possibile utilizzare un "agriturismo" per costruire una base di acquirenti fedeli che siano interessati ad acquistare direttamente dal produttore, in modo da poter spedire i vini direttamente in Svezia. C'è però un bel po' di lavoro burocratico che deve essere svolto in anticipo per evitare il rischio che i vini si blocchino alla frontiera.