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Europa Giovedi 06 Maggio 2021

Incubo Brexit: può solo peggiorare

Spedire vino nel Regno Unito è un "maledetto incubo" ed è probabile che nel 2022 peggiori. Cox: "la logistica post-Brexit fa sembrare l'Inferno di Dante un piacevole pomeriggio in Spa.

di Emanuele Fiorio

James Lawrence sulle pagine online di Wine Searcher ha analizzato i primi 4 mesi dall’attuazione concreta della Brexit e dall’uscita ufficiale del Regno Unito dall’Unione Europea.

Il quadro che ne scaturisce è dipinto a tinte fosche: 
    • le esportazioni verso l'UE hanno subito flessioni importanti;
    • l’industria della pesca sta crollando; 
    • le tensioni stanno ribollendo in Irlanda del Nord; 
    • i produttori stanno delocalizzando posti di lavoro e capitali dal Regno Unito verso altri Paesi.

Philip Cox, proprietario dell'azienda vinicola rumena Cramele Recas, è caustico quando fa riferimento ad un conseguenza concreta della Brexit: "C'è una fabbrica Ford vicino alla mia cantina nella città di Craiova. Da quando è iniziata la Brexit, la Ford ha spostato qui la produzione e il personale dalla fabbrica britannica di Dagenham ad un ritmo impressionante. È una ottima notizia per l'economia rumena, ma si tratta di un altro esempio dei danni causati da questo ridicolo progetto".

Cox è stato un oppositore della Brexit sin dagli albori ed esprime incredulità nel constatare che le aziende vinicole europee non stanno esprimendo pesanti critiche nei confronti delle nuove regole commerciali: "In parole povere - spedire il vino nel Regno Unito è diventato un maledetto incubo. Ogni ordine richiede una montagna di scartoffie: dichiarazioni doganali, certificati di origine preferenziale, etichettatura dell'importatore. Esportare è diventato costoso, dispendioso in termini di tempo e macchinoso. L'aumento dei costi amministrativi mi ha costretto ad abbandonare alcuni dei miei piccoli clienti britannici. Esportare volumi relativamente piccoli non è più fattibile. Il costo delle spedizioni nel Regno Unito è aumentato di almeno 400.000 euro all'anno".

La logistica post-Brexit, dice Cox, fa sembrare l'Inferno di Dante un piacevole pomeriggio in una Spa: "Tutti i trasportatori ci raccontano di lunghi ritardi dovuti ai nuovi requisiti doganali e burocratici. Queste lungaggini gli stanno facendo perdere tempo e denaro, dato che vengono pagati a tratta e non a giorno, quindi meno viaggi significano meno soldi".

I responsabili delle società di spedizioni europee sono molto attenti a rilasciare dichiarazioni su una questione così delicata, un rappresentante in via ufficiosa ammette: "I prezzi sono aumentati a causa dei problemi legati alla Brexit. Il mercato è cambiato notevolmente, la mancanza di carichi di ritorno dal Regno Unito e la mancanza di capacità destinata al mercato britannico ha causato l'aumento dei prezzi".

Secondo Cox, la situazione potrebbe essere molto peggiore, dato che in questo momento le dogane del Regno Unito stanno rinunciando a controlli approfonditi sulle merci che entrano nel paese e le sue dichiarazioni sono piuttosto pesanti: "L'infrastruttura di frontiera del Regno Unito è una barzelletta, non può far fronte ai nuovi livelli di controlli e procedure burocratiche. Questo è il motivo per cui la maggior parte delle merci europee vengono fatte passare. Questo sarebbe un momento fantastico per contrabbandare droga e persone nel Regno Unito".

Un crescente numero di marchi probabilmente si disimpegnerà dal Regno Unito, poiché è diventato un mercato finanziariamente impraticabile soprattutto per l’esportazione di piccoli volumi. Il risultato sarà prezzi più alti e meno scelta per il consumatore britannico.

Eppure la reticenza ad esprimere e condividere opinioni critiche su questo tema è molto alta: la Brexit rimane una questione altamente sensibile e politicamente carica, gli elettori del “remain” e del “leave” sono ancora aspramente divisi. 
In questo contesto, è comprensibile che i produttori di vino non vogliano offendere la sensibilità dei loro clienti.

Rimane il fatto che la Brexit rappresenta un ostacolo fortissimo, come sottolinea Anne Malassagne, comproprietaria del marchio di Champagne AR Lenoble: "Sembra che inviare una bottiglia di Champagne nel Regno Unito sia diventata una vera sfida. Prima del 2021, lavoravamo con la società Chronopost. Ora si rifiutano di fare le consegne per noi, dato che dopo la Brexit non sono riusciti a trovare un accordo con il Regno Unito. Incredibile".

Ma non è finita qui, dato che il governo britannico non ha ancora introdotto l’obbligo del certificato di importazione per il vino. Questo ulteriore incartamento burocratico è stato creato per sostituire i moduli VI-1, che l'UE usa attualmente per regolare l'importazione di vini non europei. A meno che le cose non cambino, entrerà in vigore nel 2022.

"L'introduzione dei certificati di importazione del vino sarebbe l'ultima goccia", denuncia Cox "duplica le informazioni già contenute in altri documenti - fattura, dichiarazione doganale, ecc. Dovrei compilare un modulo di 200 pagine e ottenere 200 timbri doganali".

Come riporta Lawrence, Cox è determinato a impedire che questo accada ed ha avviato una causa legale alla corte rumena. Secondo la legge dell'UE, ogni regolamento emanato deve servire ad "uno scopo riconoscibile". Cox intende sostenere che i certificati di importazione non servono assolutamente a tale scopo.
"Penso che questa battaglia in futuro potrà essere portata di fronte Corte di Giustizia Europea. Tuttavia, le spese saranno considerevoli, è per questo che ho bisogno di collaborare con altri produttori per condividere le competenze e le spese legali. Ma finora, poche cantine sono disposte a fare squadra con me. L’atteggiamento generale è che gli inglesi devono essere lasciati a cuocere nel loro brodo".