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Esperienze Aziendali

Le aziende sono un osservatorio privilegiato per capire le dinamiche del mercato ma anche i diversi modelli di comunicazione. Per questo abbiamo scelto di raccontare le esperienze aziendali non per pubblicizzare alcuni brand ma per evidenziare quelle realtà produttive che sono riuscite ad essere originali e vincenti attraverso le loro scelte in vigna, in cantina, sui mercati.
Esperienze Aziendali Venerdi 02 Ottobre 2020

Poggio alla Meta valorizzazione di vitigni internazionali riscoperta di varietà autoctone e sperimentazione a cielo aperto

Ai confini con il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, in territorio laziale, l’Italian Wine Tour ci porta ad incontrare una realtà aziendale che ha fatto della ricerca la sua formula identitaria.

di Claudia Meo

Sono molti, e fortemente distintivi, gli aspetti che rendono unico questo avamposto enoico nell’Appennino laziale.  

A stupirci, prima di tutto, è il fitto intreccio che lega la vigna con l’ecosistema che la accoglie, ed il profondo rispetto per le sue esigenze: gli insetti sono “indicatori biologici” che danno valore al vigneto e non fastidiose presenze da annientare; gli animali selvatici del Parco sono dei curiosi vicini di casa, e di quei vicini che fanno spesso visita; e se purtroppo non possono essere invitati a cena – pena compromettere il raccolto – si cerca in modo educato di tenerli a distanza, dissuadendoli con una spalliera un po' più alta; può capitare poi di trovare nel vigneto grandi buche, dove mamma orsa ha nascosto cibo per i suoi piccoli. 

Viticoltura ecocompatibile? Si, e nella massima espressione; ma questo terminologico sforzo di sintesi non rende il merito all’attenzione rigorosa e scientifica che Poggio alla Meta pone nella conduzione delle proprie vigne. 

“A monte” di questa valoriale scelta di campo c’è l’esperienza di agronomo ed enologo del Prof. Mariano Nicòtina, che ha sempre affiancato all’insegnamento accademico l’attività di ricerca e la sperimentazione in vigna; e che continua a condurre scientificamente l’azienda, sinergicamente in team con il figlio Simone che presidia gli aspetti commerciali.

Poggio alla Meta nasce agli albori del nuovo millennio, eleggendo dimora in due aree, prossime ma morfologicamente ben definite: l’argilloso-calcarea Valle di Comino, dove l’azienda si dedica alla produzione dei rossi secondo il disciplinare della denominazione azione Atina DOC, creando blend di stampo bordolese,  e la media Valle del Liri, ed in particolare l’area del comune di Pescosolido, dove terreni calcareo-marnosi creano le condizioni per dare vita a bianchi di  notevole acidità e mineralità. 

Senza pari il lavoro di riscoperta e divulgazione svolto sugli autoctoni Passerina (nella versione campolese), Maturano bianco, Capolongo, Pampanaro tra i bianchi e Lecinaro, Maturano nero, Olivella, Uva Giulia per i rossi. Di notevole pregio scientifico la sperimentazione del biologico versus biodinamico e l’analisi degli effetti nel bicchiere lavorando con stesso vitigno e stesso anno di impianto, di cui abbiamo un assaggio in presa diretta sulla Passerina. E poichè nella semplicità sta anche l’autorevolezza di ogni contributo, ringraziamo il Prof. Nicòtina per averci dato pochi e semplici tratti distintivi: per limitarci alle differenze principali, lieviti acquistati in farmacia agraria per il biologico, soltanto lieviti indigeni per il biodinamico; un ben diverso numero di additivi tra le due  versioni, solo 4 per il biodinamico, tra i quali un livello minimale di solfiti aggiunti.

Grande attenzione, quindi, per il miglior connubio possibile tra territorio e uomo, che, in sintonia con le parole di Simone, auspichiamo possa sempre più diventare un driver universale e non rimanere una aspirazione di nicchia. Il momento che attraversiamo acclama d’altro canto a voce alta i valori della salute, della salubrità e della sostenibilità. Un momento in cui realtà come Poggio alla Meta meritano quindi un plauso particolare.

Degustiamo insieme Il Giovane 2017 Cabernet di Atina DOC, etichetta di rilievo per l’azienda, blend in cui prevale il Cabernet Sauvignon, con contributi di Cabernet Franc, Merlot e una piccola quota di Syrah, prodotto da un allevamento a spalliera impiantato nel 2000, resa di circa 40 quintali per ettaro, per un risultato sorprendente nel bicchiere in termini di struttura e di presenza tannica, effetto del suolo calcareo. Ne esiste anche una versione senior, Il Vecchio, Riserva che termina l’affinamento permanendo un anno in barrique di rovere francese. 

Scelta coraggiosa, quella di riscoprire le varietà autoctone e trattarle nel rispetto dell’ambiente di riferimento; scelta di cui si apprezzano, tuttavia, i frutti più meritati,  come la complessità aromatica che ritroviamo in degustazione nel Capolongo 2019, vinificato in purezza secondo i canoni del biologico; anch’essa etichetta che sta riscontrando un notevole apprezzamento, estero compreso.