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Esperienze Aziendali

Le aziende sono un osservatorio privilegiato per capire le dinamiche del mercato ma anche i diversi modelli di comunicazione. Per questo abbiamo scelto di raccontare le esperienze aziendali non per pubblicizzare alcuni brand ma per evidenziare quelle realtà produttive che sono riuscite ad essere originali e vincenti attraverso le loro scelte in vigna, in cantina, sui mercati.
Esperienze Aziendali Giovedi 14 Luglio 2022

Pica: innovazione ed ecosostenibilità secondo Cavit

Il Consorzio trentino è pioniere sul fronte della viticoltura intelligente ed eco-sostenibile con la prima piattaforma tecnologica applicata al vigneto messa a punto in Italia.

di Agnese Ceschi

Valle di Cembra: una delle tappe del nostro tour

La sostenibilità è una tematica che sta particolarmente a cuore al mondo vitivinicolo trentino. Ne è dimostrazione la sempre più chiara volontà di innovare in questo campo che ha caratterizzato le realtà trentine nell’ultimo decennio. Una delle realtà più virtuose in questo senso, che copre con i suoi vigneti una superficie pari a oltre il 60% dell’area vitata della provincia di Trento, è Cavit, consorzio che raccoglie un bacino di oltre 5.250 viticoltori e undici cantine sociali. Con un fatturato consolidato di 271 milioni di euro nell’esercizio 2020-2021, il Gruppo Cavit si posiziona tra i principali protagonisti del settore in Italia ed eccelle sui mercati internazionali con una quota export che rappresenta il 75% dell’intera produzione.

In un viaggio alla scoperta del territorio trentino, siamo stati recentemente ospiti di Cavit e abbiamo toccato con mano come la sostenibilità venga concretamente realizzata nelle cinque macro-aree viticole da cui provengono le uve: Campo Rotaliano, Valle di Cembra, Valle dell’Adige, Vallagarina e Valle dei Laghi. Qui abbiamo scoperto che per Cavit il vino è tradizione e, sempre di più, anche rispetto dell’ambiente in cui si produce. Ci ha colpito in modo particolare la cura che viene riposta nella conduzione di una viticoltura ecosostenibile, alla base di un buon lavoro in cantina. 

Per questo è nato PICA: uno strumento di gestione innovativo per valorizzare un patrimonio prezioso come il vigneto, grazie a cui Cavit ha ottenuto il prestigioso Premio Innovazione SMAU. Il progetto è stato realizzato grazie alla collaborazione di Fondazione Edmund Mach, Fondazione Bruno Kessler, con il suo spin-off MPA Solutions e CNR di Firenze. 

“PICA - acronimo di Piattaforma Integrata Cartografica Agriviticola - rappresenta oggi la più avanzata piattaforma tecnologica in Italia per l’implementazione di una viticoltura di precisione, intelligente ed eco-sostenibile” ci ha raccontato l’agronomo Matteo Secchi.  L’ambizioso progetto è stato avviato da Cavit nel 2010 per rispondere all’esigenza di una gestione completa del processo di produzione vitivinicola, dalla coltivazione delle uve alle ultime fasi della vinificazione, mettendo in comunicazione più strumenti software eterogenei fra loro e rendendoli compatibili con attività e consuetudini produttive consolidate.

“Il sistema è complesso ma il suo funzionamento è semplice e immediato. La piattaforma informatica di PICA mette in rete i vigneti degli oltre 5.250 viticoltori delle undici cantine sociali di Cavit: raccoglie informazioni e restituisce indicazioni utili ai soci viticoltori con la mediazione dei nostri tecnici” ha aggiunto Secchi. Le informazioni provenienti dai software di gestione delle diverse cantine vengono integrati con quelli delle banche dati di interesse agrario (Carta dei Suoli del Trentino e Atlante meteo-climatico), consentendo agli agronomi la gestione cartografica avanzata dei dati vitivinicoli, oltre ad una consultazione dei modelli previsionali messi a disposizione da una rete di ricerca d'eccellenza. In questo modo è facile sapere tutto di ogni vigneto, a partire dalla scelta del vitigno più adatto a ogni terreno e a ogni clima, e di conseguenza gestire il lavoro senza sprechi di risorse. 

“Cavit riesce ad essere competitiva in diverse fasce di mercato a cui si approccia grazie al territorio in cui si trova e alla natura del consorzio: i più di 5250 viticoltori hanno mediamente un ettaro di vigneto ciascuno, questo determina una grande cura in vigna. Inoltre, il territorio con cui ci interfacciamo è molto variegato, presenta molte altimetrie e diverse sono le varietà coltivate di coltivazione che si relazionano con climi diversi, da quello mediterraneo del Lago di Toblino a quello più alpino e continentale delle valli a nord” ci ha spiegato Fabrizio Marinconz, enologo del Gruppo insieme a Andrea Faustini, Paolo Turra e Guido Mattiello, con cui siamo andati a toccare con mano come si traduce nel bicchiere questa cura ed attenzione verso l’innovazione e la sostenibilità. All’avanguardia nella viticoltura e nell’efficiente gestione delle coltivazioni e della vendemmia, Cavit riproduce in cantina l’eccellenza e la cura dove si esprime ai massimi livelli l’expertise dell’arte enologica.