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Esperienze Aziendali

Le aziende sono un osservatorio privilegiato per capire le dinamiche del mercato ma anche i diversi modelli di comunicazione. Per questo abbiamo scelto di raccontare le esperienze aziendali non per pubblicizzare alcuni brand ma per evidenziare quelle realtà produttive che sono riuscite ad essere originali e vincenti attraverso le loro scelte in vigna, in cantina, sui mercati.
Esperienze Aziendali Martedi 01 Settembre 2020

GiottoConsulting: Ridare centralità al vino attraverso identità e talenti del territorio

L’esigenza primaria oggi è quella di fare un "vino d’identità", i territori hanno dei talenti e la missione di GiottoConsulting è quella di aiutare le aziende a riconoscerli, capirli, interpretarli.

di Emanuele Fiorio

Abbiamo intervistato Federico Giotto, Fondatore e AD di GiottoConsulting, società trevigiana che fornisce servizi di consulenza, ricerca e formazione enologica e viticola e che collabora in Italia e nel Mondo con aziende vitivinicole, professionisti, organismi di ricerca e università.

GiottoConsulting ha alle spalle un’esperienza decennale sia in Italia che in campo internazionale. Approccio imprenditoriale, progettualità e visione strategica: qual’è stata la vostra evoluzione e qual’è la situazione attuale?
Sono partito come consulente, nel 2006 ho fondato la GiottoConsulting con l’obiettivo di riunire un team di professionisti altamente qualificati ed una visione di progetto innovativa che rappresenta una sostanziale evoluzione rispetto alle modalità di consulenza degli anni ’90, che erano per lo più basate sull’esperienza di un singolo consulente. 
Oggi, ancor più di ieri, sono convinto che la multidisciplinarietà sia un fattore determinante per il successo di un progetto.
Non è più sufficiente produrre un vino di qualità affinché questo si venda facilmente, ma è necessario progettare e realizzare un vino che esprima il territorio, forte di un’identità unica e che venga prodotto seguendo processi sostenibili sia sotto il profilo economico che ambientale. 
Questa nostra volontà di ridare centralità al prodotto vino ha permesso l’affermarsi dei nostri clienti e di noi con loro, tanto da aver avuto una crescita continua negli anni e oggi di esser presenti in alcune delle più importanti realtà internazionali. 
La nostra visione si lega ad aspetti agronomici, enologici, di ricerca, gestionali e comunicativi e si concretizza nella valorizzazione delle specificità di un territorio, di una azienda e delle sue peculiarità.

Molte delle aziende con cui collaborate raggiungono ogni anno riconoscimenti e premi tra i più importanti in Italia, come i “Tre Bicchieri” del Gambero Rosso e le “Chiocciole” di Slow Wine, ma anche all’estero con ottime recensioni da parte di Decanter, Wine Spectator e Wine Enthusiast, solo per citarne alcuni. Visti questi importanti risultati ottenuti, qual’è il valore ed il supporto che garantite per raggiungere questi risultati?
Sono convinto che il nostro più grande lavoro per un’azienda sia quello di contribuire a renderla riconoscibile e forte grazie alla realizzazione del progetto intrapreso. I riconoscimenti di cui parli fanno indubbiamente piacere e probabilmente testimoniano il fatto che la strada perseguita dall’azienda è quella giusta. Nel contempo però è importante legare le scelte agronomiche ed enologiche ad una visione attenta al mercato ed al controllo di gestione e quindi dei costi aziendali. Oggi non c’è peggior fallimento per un’azienda che quello di perseguire progetti di vini che non trovano sostenibilità economica,  ambientale e sociale.  Penso che per produrre un vino qualitativo e di grande successo sia necessario considerare attentamente tutti e tre questi aspetti.
Dopo la crisi finanziaria globale del 2008, abbiamo deciso di aprire un dipartimento di progettazione e sviluppo che si occupa di capire quali sono gli investimenti corretti e fare analisi di gestione dei costi. Oltre a questo, abbiamo avviato un osservatorio che si occupa di studiare il mercato che ricopre una funzione prioritaria dal punto di vista comunicativo. Un esempio emblematico riguarda il vino rosato, un prodotto che era sempre stato considerato marginale ma che negli ultimi anni ha trovato il successo grazie ad una valorizzazione enologica corretta della sua unicità e ad una comunicazione adeguata. 

Un approccio manageriale dal carattere internazionale ma anche scientifico dato dalla costante attività di ricerca e sviluppo portata avanti da Giotto Consulting, in che modo le aziende possono beneficiare di questa attività?
Il nostro centro di ricerca e sviluppo, unito alla costate attività sul campo, rappresenta il cuore pulsante dell’azienda. Se come crediamo, oggi come nel futuro, l’esigenza primaria di ogni azienda è quella di fare un “vino d’identità”, il nostro compito principale è quello di studiare il territorio, individuarne i talenti e aiutare l’azienda e il produttore ad interpretarlo con unicità. Per fare questo bisogna avere, oltre ad una grande sensibilità umana, anche gli strumenti e le competenze.
A questo proposito i nostri laboratori rivestono un ruolo centrale anche per un altro motivo: la formazione. Ogni anno all’interno di essi prendono parte a corsi specifici, momenti di incontro e di studio ricercatori, enologi, agronomi provenienti da ogni parte del mondo. 
Sono molti anche gli studenti universitari che qui svolgono il tirocinio e anche grazie a questo trovano facilmente lavoro, oltre a garantire a noi la possibilità di trovare le persone più adatte da inserire nei progetti dei nostri clienti. 
Il fattore umano è garanzia di idee e professionalità e da noi si crea una sinergia, un circolo virtuoso che permette alle aziende con cui lavoriamo di entrare in contatto ed attingere ad un bacino di talenti e professionisti che ricevono una formazione di alto profilo.

In questo contesto emergenziale è fondamentale comprendere le evoluzioni del mercato per compiere scelte produttive e tecniche efficaci.  La vostra consulenza parte dall’analisi delle singole dinamiche aziendali per fornire una visione strategica di mercato di lungo periodo. Quali sono gli elementi su cui un’azienda si deve focalizzare in questo particolare frangente storico?
Io credo che questo sia un momento di grandi opportunità. Le aziende possono fare scelte strategiche importanti sia dal punto di vista produttivo che commerciale e, come già detto, credo ci sia la necessità di dare risalto al concetto di identità e su questa concentrarsi. Il mondo non ha più bisogno di vini fotocopiati, ma vini che riescano ad esprimere la bellezza di un territorio e del suo legame con l’uomo. Questo valore e questa riconoscibilità con il tempo è una garanzia per il consumatore, il quale diviene esso stesso ambasciatore di quel prodotto. Oggi è il momento per svincolarsi dalle logiche delle mille etichette e di ristabilire le specificità ambientali e umane, senza disperdere energie sia dal punto di vista della produzione che della comunicazione. 
Il processo produttivo deve essere sempre più espressione di territorio,  una enologia che mira a valorizzare talenti, slegata dalla volontà di fare per forza qualsiasi prodotto. Questo riveste anche un ruolo importante per la comunicazione, perché comunicare l’identità è molto più efficace che comunicare la qualità.
E l’identità non può certo essere slegata da una viticoltura ed una enologia rivolte alla tutela dell’ambiente: che senso avrebbe compromettere l’elemento caratterizzante dei nostri vini oltre che la loro esistenza nelle generazioni future? L’emergenza Covid-19 è stata un'occasione importante per riflettere sull’importanza e sul vero senso di “naturalità” e sostenibilità. Temi fino ad ora spesso confusi e per alcuni versi abusati, ma che oggi trovano sempre più un senso nel fatto che per produrre vini più integrali e sostenibili occorre conoscere di più e meglio.
Fare un vino oggi è esattamente come scrivere un libro. Un libro “liquido” che è in grado di raccontare un luogo, una dedizione e una storia che trova il suo valore anche da quell’arricchimento reciproco che ci deve essere tra l’uomo e la natura che lo circonda.

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